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Interventi · 29 Marzo 1978

L’ ultimo appuntamento di Silvano

Da: Avvenire — 29 Marzo 1978 · IT

UN ALTRO GIOVANE UCCISO DA UN’INIEZIONE DI EROINA.

Erano in due a bucarsi ma l’altro è fuggito – Testimonianza di 3 sacerdoti – Dichiarazione di Barra

Silvano Sperandini lunedì sera non è ritornato a casa; è rimasto supino sul marmo del basamento della colonna di piazzetta de’ Massimi. Morto dopo una brevissima e atroce agonia. A strappargli la sua giovane vita è stata un’iniezione di eroina, che un suo amico gli ha praticato nel braccio destro. Subito dopo il povero Silvano aveva “bucato” il braccio del suo amico. Erano le dieci e mezzo di sera, la piccola piazza in quel momento era deserta, e tutto il dramma si è svolto in pochi minuti.

Troppo pochi perché due testimoni potessero rendersi conto di quanto stava avvenendo. Al nostro giornale è giunta ieri una preziosa testimonianza, la riportiamo integralmente nella sua stringata e tragica semplicità. “Verso le 22,30, due giovani sacerdoti spagnoli rientravano alla Casa Generalizia dei Padri Scolopi, presso la quale partecipano ad un corso di aggiornamento. Presso la colonna davanti al portone di casa notano due giovani.

Uno seduto con una cassetta in mano e l’altro con la siringa in mano. I due spagnoli sono entrati e dalla finestra hanno seguito la scena: il giovane che poi è morto ha iniettato una dose al giovane seduto sulla base della colonna, quindi ha a sua volta ricevuto una dose endovenosa. Il giovane (la vittima) tossiva e si scuoteva tutto e barcollava, allora il compagno lo ha adagiato presso la colonna e si è allontanato, l’altro ha voluto seguirlo, si è alzato, barcollando ancora, ma subito è ricaduto all’indietro sulla base della colonna.

E sopraggiunto un terzo giovane che ha tentato di rianimare il malcapitato dandogli degli schiaffetti, mentre il secondo giovane andava verso il corso Rinascimento (dove è una cabina telefonica). Da questo momento il secondo giovane descritto dalla corporatura piena, alto 1,75, pantaloni jeans e giacca marrone, di età tra i 25-30 anni, non si è più visto. Mentre il terzo giovane andava e veniva, finché non è giunta la prima ambulanza.

I due osservatori si sono meravigliati che gli infermieri, dopo aver tastato il polso, non hanno portato via il giovane. Solo a questo punto si sono resi conto che qualcosa dl gravissimo si stava verificando. Allora avvisano un confratello italiano partecipante al corso. A questo punto padre G.C. è sceso in piazza e si è avvicinato al giovane. Gli infermieri hanno informato il religioso che il giovane era già morto. Il sacerdote ha impartito l’assoluzione e ha recitato una prima prece. Quindi sopravveniva la polizia, una ragazza bionda che ha fornito i primi particolari.

Poi è arrivata la stampa con i fotografi. Frattanto molti giovani di Campo di Fiori e di Piazza Navona sono venuti sul posto, facendo qualche domanda e via. Terminati gli accertamenti di legge, verso l’una di notte è giunto un furgone della polizia mortuaria che ha rimosso il giovane dal tragico luogo della sua ultima dose”. La storia di Silvano è simile e diversa insieme a quelle di tanti ragazzi: simile per il doloroso itinerario attraverso gli stupefacenti, diversa, forse, per l’affetto di cui era circondato in famiglia.

Silvano non era solo nella vita, per questo forse dopo una brutta epatite virale (la più classica delle malattie dei tossicomani) aveva deciso di smettere. Gli erano vicine la madre e Gabriella. Con lei Silvano aveva parlato anche di matrimonio, di vivere insieme, ma il discorso si era fermato sulla mancanza di lavoro. Silvano dipingeva e la madre lo aiutava a vendere i suoi quadri; ma anche questo non è servito. La vita di Silvano si è fermata a piazzetta de’ Massimi.

L’appuntamento con Gabriella è “saltato”. La giovane ragazza bionda che voleva bene a Silvano lo ha trovato troppo tardi, vicino piazza Navona dove dovevano vedersi. “Era in crisi perché non trovava lavoro”, ha detto tra le lacrime al cronista. E’ una tragedia che sembra non avere fine. Su quest’ultimo dramma dell’eroina abbiamo chiesto una dichiarazione al dottor Massimo Barra, coordinatore dell’ esperienze di Villa Maraini.

“Le notizie continue e drammatiche di giovani che muoiono di droga – ci ha detto – dovrebbero finalmente aprire gli occhi di quanti preferiscono fare la politica dello struzzo, ignorando la realtà. Alludo, ad esempio, ai politici che di fatto impediscono al Centro Antidroga del Comune, di funzionare secondo la coscienza dei suoi medici imponendo dall’alto delle disposizioni demagogiche senza preoccuparsi di controllare se i presidi cui demandano l’assistenza ai tossicomani, sono in grado o no di funzionare.

Tutte le ultime riforme a Roma in tema di tossicomania sono avvenute sulla pelle dei ragazzi, anche le continue disquisizioni se i centri antidroga siano o non siamo emarginanti, se il metadone faccia bene o faccia male, se le comunità terapeutiche vadano aperte o chiuse, se le competenze siano di questo o di quell’organismo, tutte disquisizioni di chi magari non ha mai visto un ragazzo intossicato in vita sua, sono questioni di lana caprina, paravento della propria incapacità ad operare e della sostanziale indifferenza di fronte al problema. Intanto i ragazzi continuano a pagare con la loro sofferenza e a volte con la morte”.

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