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Interventi · 2 Luglio 1980

Troppa morfina in giro: è solo sperimentazione

Da: Il Tempo — 2 Luglio 1980 · IT

Da: “Il Tempo” di martedì 2 luglio 1980

Il narcotico presentato con molta facilità ai tossicomani in terapia di svezzamento

Controlli per evitare la creazione di nuove tossicodipendenze

Meglio tardi che mai. Qualcuno si è accorto che da parecchi mesi Roma è letteralmente invasa dalla morfina. La “ricettazione selvaggia”, avviata da alcuni medici e da un paio di centri per l’assistenza ai tossicodipendenti, rischia di aggravare una situazione già sufficientemente drammatica. Ora qualcuno protesta ufficialmente, o meglio, lancia un grido d’allarme.

Sono gli operatori – sanitari e psicologici – di “Villa Maraini”, il centro antidroga della Croce Rossa Italiana che da quasi quattro anni funziona in via Ramazzini, al Gianicolense. Con un comunicato diffuso nella giornata di ieri, i collaboratori del centro denunciano: “L’impressionante aumento della prescrizione e consumo di fiale di morfina in Italia ” e inoltre il diffondersi “a macchia d’olio del mercato nero di queste fiale”.

All’origine del fenomeno, sarebbe la leggerezza con la quale molti medici prescrivono morfina in fiale al di fuori di qualsiasi garanzia e controllo pubblico. “La somministrazione controllata di narcotici ai tossicodipendenti non è un’invenzione recente – dice tra l’altro l’ampio documento – essendo fatta da anni in molte parti del mondo tale pratica si fonda sul principio che per una certa percentuale di tossicomani la disintossicazione è impossibile in una data fase dell’evoluzione clinica, per cui è preferibile che il rifornimento della sostanza necessaria avvenga sotto controllo medico, piuttosto che con il ricorso al mercato nero”.

Inoltre c’è da considerare un’altra analisi alla quale a “Villa Maraini” danno particolare importanza. Quella che la somministrazione di morfina, come terapia, debba avvenire solo per quei tossicomani ai quali sia già risultato improduttivo ogni altro tipo di intervento. Dice il dottor Massimo Barra, responsabile della comunità terapéutica di via Ramazzini: “Può anche essere una strada da seguire ma occorre un controllo rigoroso.

Fare in modo che risultino presso un ufficio apposito le prescrizioni effettuate ai tossicomani, permetterebbe un controllo preventivo e il medico, prima di fare una ricetta, potrebbe accertarsi se il soggetto richiedente ha già ricevuto di recente altre prescrizioni di narcotico”. In questo modo si eliminerebbe il fruttuoso “giro” che oggi molti tossicomani compiono, da un medico all’altro, riuscendo a racimolare numerose ricette e a far provviste ingenti di morfina.

Non c’è da sottovalutare che si sta registrando un incremento numerico proprio dei morfinomani, una tossicomania in parte indotta da questo fenomeno. Poi c’è un problema che investe responsabilità politiche. I centri pubblici non hanno facoltà di prescrivere morfina ai tossicomani. I centri privati sì e alcuni di questi, di recente, hanno ricevuto appoggi e stanziamenti dalla pubblica amministrazione.

Se l’uso della morfina è sperimentazione e terapia lecita (quando rientra in certi limiti quantitativi controllabili) non si vede perché debba restare facoltà dei soli centri privati, per di più facilitati dal finanziamento pubblico. Centri che tra l’altro – a parte le istanze giustissime che rappresentano – rischiano di diventare veri e propri protagonisti della “ricettazione selvaggia” di morfina.

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