“Insieme contro la droga”: con questo slogan, sempre efficace, i protagonisti di “Villa Maraini” invitano tutti, a dodici anni dall’inizio della loro attività per il recupero dei tossicodipendenti, a dare le adesioni e i fondi necessari per costituire una Fondazione che, dando una personalità giuridica all’esperienza, dovrebbe aiutare a superare l’ostacolo che in questi anni ha spento più di una speranza, la burocrazia.
Del Comitato promotore fanno già parte il Sindaco di Roma, il democristiano Nicola Signorello, l’ex Assessore ai Servizi sociali, Gabriele Mori, (anche lui dc) e il Presidente del Comitato provinciale della Cri, Luigi Tommasuolo, ma – come dice Massimo Barra che nel 1976 apr“ il discorso Villa Maraini – “la Fondazione è disponibile al contributo di chi lo vuole dare; la nostra esperienza è, infatti, tutta pragmatica con una sola pregiudiziale, il concetto di solidarietà”.
Un valore fondamentale per chi come Barra e i suoi amici hanno visto passare in questi anni, dalle loro strutture, circa 5000 tossicodipendenti. Per fare un bilancio, Barra fa riferimento a quella che definisce la legge del 33 per cento: su cento tossicomani, dopo 10 anni di droga, i primi 33 sono certamente morti, e non solo per la droga (malattie indotte ed altro); i secondi continuano a “bucarsi” o sono alle prese con altre dipendenze più legali come l’alcolismo; i terzi sono persone normali.
La Fondazione diverrà il punto di incontro, anche topografico e di raccordo tra tutte le strutture pubbliche e private che agiscono a Roma, non solo di quelle collegate con “Villa Maraini” che pur già sono numerose. Il progetto di Barra, chiamato S.C.I.A. (Sistema Cittadino Integrato Anti Droga), si diversifica, infatti, in varie iniziative. Si parte da quella storica, la comunità terapeutica diurna che ha sede in via Ramazzini: aperta tutti i giorni dalle 9 alle 21, viene frequentata quotidianamente da 50 tossicomani “residenti” e circa 60 “ambulatoriali” che usufruiscono dei suoi servizi (svezzamenti, psicoterapie, ergoterapia, assistenza sanitaria e sociale, corsi di formazione professionale).
Sempre in via Ramazzini una cooperativa di ex tossicodipendenti gestisce, con i bonari consigli di “sor Ennio”, un anziano proto, una tipografia che stampa, anche il bollettino bimestrale del Ministero della Sanità sulle farmacodipendenze e l’alcolismo. In un immobile attiguo vi è la sede del “Telefono in Aiuto” dove al 5311507, tutti i giorni, compresi i festivi, personale volontario, tra cui molti ex tossicodipendenti, risponde alle richieste di intervento domiciliare per situazioni di crisi legate al consumo della droga.
Dal primo maggio 1986 al 31 dicembre scorso, il telefono ha risposto a 11.588 chiamate. Spesso i volontari sono chiamati a risolvere anche problemi come l’alloggio; nei prossimi mesi l’esigenza di un letto temporaneo per i “tossici” sarà risolto con l’apertura di due “appartamenti crisi”. Dal settembre 1986 Barra e i suoi hanno dato vita anche al “Progetto Carcere”, a favore dei tossicodipendenti carcerati.
All’interno delle quattro carceri romane (Regina Coeli, Rebibbia nuovo complesso, Rebibbia penale e Rebibbia femminile) ogni settimana si organizza un gruppo di terapia, cos“ come si avviano provvedimenti alternativi alla detenzione (semilibertà, affidamento sociale, arresti domiciliari) e i rapporti di corrispondenza con i detenuti.
Dal 1986 “Villa Maraini” è diventata il centro operativo dell’assistenza pubblica ai tossicodipendenti romani comprendente anche le comunità terapeutiche residenziali di Massimina (dove in questo momento ci sono 20 ospiti) e di Città della Pieve, in provincia di Perugia, (ora sono 33 a fare psicoterapia a tempo pieno), e il Sat del San Camillo, frequentato quotidianamente da oltre 400 ragazzi.
“Non è certamente sufficiente” – afferma Barra – “per risolvere completamente il problema droga in una città come Roma, ma è molto se si pensa che nel 1976 questa esperienza è nata per la volontà di sole tre persone”. “Comunque” – conclude Barra – “vogliamo, con l’aiuto di tutti, far di più, perché il tossicodipendente ad un certo punto, dopo la luna di miele iniziale e la fase di ambivalenza (amore e odio), odia con tutto sé stesso la droga e chiede, con tutte le sue contraddizioni, una mano: noi non vorremmo mai mancare quell’appuntamento”.