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Interviste · 6 Dicembre 1988

L’INTERVISTA A… L’Ispettore Nazionale V.d.S. C.R.I. Dott. Massimo Barra

Da: Per saperne di più — 6 Dicembre 1988 · IT

Da: “Per saperne di più” C.R.I. V.d.S. Numero 6 dicembre 1988

1. Dott. Barra, lei è senza dubbio un personaggio importante in C.R.I. ma anche lei, come tutti noi, ha iniziato come semplice Volontario: come ricorda quel periodo? Per cosa tornerebbe indietro?

I miei ricordi di Volontario affondano le loro radici molto indietro nel tempo. Mi ricordo la prima volta che venni in C.R.I. Facevo la terza media: e’ stata una specie di folgorazione per me la prima volta che misi piede nella sede dei Pionieri di Roma e da allora, per molti anni, tutti i sabato pomeriggio io li ho passati nelle sede dei Pionieri di Roma. Poi sono diventato Presidente dei Pionieri, poi Presidente Nazionale, e poi sono passato ai Volontari del Soccorso. Forse il ricordo più bello sono proprio quei sabato pomeriggio in sede, in cui si faceva del Pronto Soccorso, si stava insieme. A quel tempo non esistevano le attività che abbiamo inventato e creato noi con gli anni. A quel tempo, essere Volontario di C.R.I. voleva dire riunirsi il sabato, qualche volta uscire con l’autoemoteca, la domenica, ma erano sempre cose sporadiche. Non c’era il concetto di attività quotidiana. Quello e’ un concetto che abbiamo portato noi con gli anni, con il passare del tempo e con l’ingrandirsi dei gruppi. Indietro non tornerei. C’è sempre la nostalgia del tempo passato, lo dice anche Leopardi. Ma non credo che nessuno di noi debba sognare di tornare indietro.

2. L’importante decisione che l’ha condotta a diventare medico è stata condizionata in qualche modo dalla sua appartenenza alla C.R.I.? Pensa comunque che questa esperienza abbia inciso positivamente nella sua professione?

Io sono diventato medico perché ero Volontario, e non viceversa. Quando sono entrato in C.R.I. il mio avvenire doveva consistere in una laurea in legge per fare il giornalista. Poi cominciai a frequentare tutte le domeniche i posti di Primo Soccorso stradale e mi cominciai ad affezionare al mondo della Medicina attorno al quinto ginnasio primo liceo, decisi che sarei dovuto diventare medico. Non c’è dubbio che questa esperienza di C.R.I. non solo ha inciso positivamente sulla mia professione, ma l’ha motivata, determinata, modificata, influenzata e andrei più oltre, inoltre ha modificato ed influenzato tutta la mia esistenza. Senza la C.R.I. sarei diverso da quello che sono.

3. Quale tra le attività da lei seguite è fonte di maggiori soddisfazioni quale è causa di grattacapi?

Le maggiori soddisfazioni mi derivano dalla consapevolezza dell’importanza del ruolo sociale dai Volontari del Soccorso in tutta Italia, in particolare per quello che riguarda il servizio trasporto infermi ed il servizio di Pronto Soccorso. Se non ci fossero i V.d.S., l’Italia sarebbe un tantinello meno efficiente di quello che è uno dei settori che stanno più a cuore alla popolazione, quello dell’intervento di emergenza quando il cittadino ha bisogno di aiuto, perché è ferito. Esistono dei gruppi che sono operativi h. 24 nel Pronto Soccorso: mi auguro che anche il gruppo di Roma presto lo possa diventare, anche se a Roma è tutto più difficile; perché Roma è una città in cui tutto è complicato. E’ più facile essere Volontario in un piccolo paese piuttosto che in una grande metropoli. I grattacapi mi derivano da tutte le attività. Ma per me è causa di continuo malessere il rapporto con la burocrazia. Contro la volontà perversa di chi è per definizione nemico del nuovo e di tutto ci˜ che è operativo, lavora esclusivamente per difendersi dalle attività. Questa è una mentalità che io ho sempre combattuto e che combatter˜ fino alla morte.

4. Se le chiedessimo di tracciare un profilo del Volontario modello, quale sarebbe la sua risposta?

Un volontario modello è il Volontario che fa il suo servizio e che per nessuna ragione viene meno agli impegni che lui ha deliberatamente assunto. Si pu˜ essere Volontari modello anche facendo un servizio ogni tanto. Ma quando l’impegno viene preso deve essere portato a termine. La Volontarietà consiste nella presa dell’impegno.Una volta preso l’impegno, cessa la volontarietà e diventa un obbligo. Questo è il Volontario modello: quello che considera un obbligo la sua volontarietà.

5. Per concludere, vuole dare un consiglio alle persone che ultimamente sono entrate a far parte del nostro Corpo ed ancora stanno formandosi una idea sulla C.R.I.?

Un consiglio agli “ultimi”: di non aspettarsi il paradiso in C.R.I. perché il paradiso dopo il peccato originale non esiste sulla terra. Quindi anche la C.R.I. risente delle difficoltà delle lotte, dell’homo omini lupes, dei problemi di rapporti interpersonali che sono alla base dell’esistenza di qualunque ambiente. Quindi, non pensate di venire in un’oasi protetta, in un paradiso in cui tutti sono buoni, tutti si vogliono bene; non scandalizzarsi: anche in C.R. possono esserci delle tensioni e pensare che queste tensioni, peraltro, hanno tutte un loro risvolto pratico ed operativo che è quello del miglioramento dell’assistenza, della migliore adesione ai principi fondamentali, del maggior rispetto per chi soffre. Perché tutto quello che viene fatto in C.R. viene fatto per le vittime, per coloro che soffrono. E quindi se tensioni ci sono, sono tensioni nobili, perché finalizzate ad un miglior servizio. Non fare la guerra: chi entra in C.R. è un operatore di pace, deve sempre tenerlo presente e qualunque cosa fa, la fa per migliorare il servizio al prossimo e quindi per migliorare le condizioni della pace, della esistenza.

6. L’ultima domanda davvero: se dovesse parlare dell’attuale Ispettore V.d.S. di Roma, ha riscontrato progressi rispetto alle gestioni precedenti?

Non c’e’ dubbio che l’Ispettore di Roma ha raggiunto livelli operativi e di efficacia sconosciuti alle passate gestioni. Ritengo che questa sia la buona strada da percorrere, e che lo sforzo dell’ispettorato e del Consiglio di Roma di sviluppare le attività e di rendere i V.d.S. sempre più efficaci, vada sostenuto dal consenso dei V.d.S.

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