Voci e Mori ieri in visita alle strutture
“Un tossicodipendente che abita sulla Gianicolense è già più fortunato di un altro che vive a San Giovanni: il primo può contare su un centro di assistenza (Sat) efficiente e organizzato, il secondo invece deve accontentarsi di una struttura rimediata e inefficiente”. Autore della denuncia è stato il nuovo consulente del Comune per le tossicomanie, Massimo Barra, al termine di un’ispezione nei Sat capitolini condotta ieri insieme al prefetto Alessandro Voci e all’assessore alla Sanità, Gabriele Mori.
“Il dato più eclatante emerso dalla nostra inchiesta – ha spiegato Barra, incaricato dal Comune di redigere un piano di riorganizzazione dei Sat – è la incredibile eterogeneità delle condizioni di funzionamento di questa struttura.
A Roma nessun centro di assistenza è uguale all’altro e la conseguenza è un’ingiusta discriminazione fra i tossici. Alcuni sono aperti 24 ore su 24, con personale efficiente e specializzato. Altri si sorreggono sul lavoro di volontari non retribuiti, costretti dalla carenza di personale ad orari ridotti. Alcuni hanno a disposizione locali ampi e attrezzati, altri sono ristretti in spazi angusti.
Se in qualche centro poi viene offerta tutta la gamma delle terapie, in altri il massimo che si può ottenere è del metadone, limitato per di più ad un certo numero di giorni. Insomma – ha concluso Barra – una situazione insostenibile”.
Quello che serve per rimediare alla difficile situazione dei centri romani per l’assistenza ai tossicodipendenti – hanno unanimemente sottolineato Voci e Mori – è “un’azione di coordinamento con la promozione di un sistema cittadino antidroga realmente integrato ed operante in tutte le sue espressioni”.
Il progetto di ristrutturazione, affidato a Barra, sarà presentato a settembre: “Per rendere funzionanti queste strutture – ha dichiarato Barra – non dovrebbe essere poi così complicato. Nel mio progetto si proporrà innanzitutto di abolire il criterio della dipendenza territoriale: ogni tossicodipendente, infatti, deve avere il diritto di curarsi dove meglio crede”.