Da: “L’Unità” di domenica 29 luglio 1990 – Roma.
“Un tossicodipendente che abita sulla Gianicolense è già più fortunato di un altro che vive a San Giovanni: il primo può contare su un centro di assistenza (Sat) efficiente e organizzato, il secondo invece deve accontentarsi di una struttura rimediata e inefficiente”.
Autore della denuncia è stato il consulente del Comune per le tossicomanie, Massimo Barra, al termine di un’ispezione nei Sat capitolini, condotta insieme con il prefetto Alessandro Voci e all’assessore alla sanità, Gabriele Mori.
“Il dato più eclatante – ha spiegato Barra, incaricato dal Comune di redigere un piano di riorganizzazione dei Sat – è l’incredibile eterogeneità delle condizioni di funzionamento di queste strutture.
A Roma nessun centro di assistenza è uguale all’altro e la conseguenza è un’ingiusta discriminazione fra i tossici. Alcuni sono aperti 24 ore su 24, con personale efficiente e specializzato. Altri si sorreggono sul lavoro di volontari non retribuiti, costretti dalla carenza di personale ad orari ridotti.
Alcuni hanno a disposizione locali ampi e attrezzati, altri sono ristretti in spazi angusti. Se in qualche centro poi viene offerta tutta la gamma delle terapie, in altri il massimo che si può ottenere è del metadone, limitato per di più ad un certo numero di giorni. Insomma, una situazione insostenibile alla quale bisogna porre riparo con urgenza.