Da: “La Decima” pubblicazione della X Circoscrizione del 30 settembre 1990 – Roma.
Analisi del pianeta droga
Con la nuova normativa, varata dal Governo il 26 giugno scorso, lo Stato dimostra un diverso impegno rispetto all’abuso ed al traffico degli stupefacenti. I Servizi di Assistenza ai Tossicodipendenti, però, stentano ancora nell’applicare una strategia unitaria per l’assistenza ai tossicomani. Le proposizioni del dottor Massimo Barra, esperto del settore
Ampliamento dei compiti delle Unità sanitarie locali, personalizzazione dei programmi terapeutici a favore dei tossicodipendenti, contribuzione statale alla realizzazione di nuove Comunità ed istituzione degli albi delle organizzazioni di volontariato. Sono queste le iniziative in direzione del recupero e del reinserimento sociale del tossicomane, disposte dalla nuova legge sulla droga varata dal Governo italiano il 26 giugno scorso.
Un approccio più articolato, quindi, all’emergenza-droga; che non corrisponde però, nella pratica, allo stato attuale degli interventi attivati. I Sat, ad esempio, che rappresentano il primo gradino di assistenza ai tossicomani, sono ancora organizzati in un modo difforme. I Servizi di Assistenza per i Tossicodipendenti a Roma, infatti, adottano tutt’ora una disparità di trattamento con le terapie metadoniche; e pochi di questi, hanno attivato tutta quella serie di trattamenti alternativi previsti (agopuntura, gruppi psicologici, fleboterapie con farmaci antagonisti all’eroina), necessari per una assistenza completa al tossicodipendente.
La maggior parte dei Sat, fanno solo somministrazione di metadone. Qualcuno con piani terapeutici a breve (non superiori a tre settimane) in modo rigido; altri invece in quaranta giorni; altri ancora, usando un modo elastico di somministrare queste terapie, con aumenti o diminuzioni a seconda del momento patologico dell’utente.
E ciò, produce una differenziazione di intervento che crea uno stato di tensione; con conseguenti problemi di ordine pubblico. Anche all’interno della Unità sanitaria locale Rm/5 esiste una tale disparità di trattamento. Difatti nel Sat di via dei Sestili, il metadone non viene somministrato; mentre in quello di via Casilina, oltre alla somministrazione di questo farmaco, si fanno terapie psicologiche e si inviano gli utenti nelle Comunità.
Insomma, in quest’ultimo caso, esiste una struttura che non è certo ottimale ma che, se non altro, è partita con il piede giusto. Per il Sat attivato nel comprensorio della Decima circoscrizione, comunque, è stata già emanata una delibera di ristrutturazione dei locali, la quale però, giace ancora irrisolta tra i complicati iter burocratici della Regione Lazio.
Se si sbloccasse, anche in via dei Sestili, insieme alla ristrutturazione del complesso, potrebbero essere avviati i progetti di ampliamento dell’organico esistente (in modo da rendere possibile la somministrazione del metadone) e della costituzione di un Day-hospital aperto agli utenti che volessero usufruire di terapie alternative.
Per trovare una soluzione al problema-Sat nella capitale, l’assessore alla Sanità Gabriele Mori, ha incaricato un esperto del settore, il dottor Massimo Barra, affinché elabori un metodo di strategia unitaria applicabile a queste strutture territoriali.
Il dottor Barra, è un nome che dice molto nel campo della lotta alle tossicodipendenze, essendo il fondatore della Comunità diurna Villa Maraini, l’ideatore del “telefono in aiuto”, del “progetto carcere”, dei “gruppi famiglia”; oltre che il consulente delegato della Croce Rossa internazionale sui problemi della droga.
“I Sat – spiega il dottor Barra – sono assolutamente indispensabili perché fungono da trincea nella lotta alla tossicodipendenza ed è per questo che voglio una organizzazione competitiva all’interno di queste strutture pubbliche, affinché il servizio migliori. E voglio anche che i tossicodipendenti siano coinvolti in prima persona, contribuendo alla sua gestione. Ho infatti pensato alla costituzione di un gruppo paritetico di lavoro fra gli operatori e i tossici per stabilire i diritti-doveri di quest’ultimi mentre sono in terapia”.
Una terapia, quella operata dai Sat nei confronti dei tossicodipendenti, che si risolve, per lo più, come detto, nella semplice somministrazione di metadone. Il metadone cloridrato non è altro che un narcotico-analgesico ad azione prolungata molto potente, introdotto inizialmente in commercio per alleviare i dolori di alcuni tipi di tumore.
Solo in seguito venne scoperta la sua funzione sedativa nei dolori della crisi di astinenza da oppiacei; tanto che da quel momento, tutti i servizi che si occupavano di assistenza ai tossicodipendenti, usarono la sostanza per la disassuefazione. In considerazione della poca esperienza nel settore, però, fu fatto del metadone un uso a volte improprio, sia da un punto di vista strettamente terapeutico che da quello di carattere legale.
Il metadone, in effetti, non dovrebbe essere impiegato come alternativa all’eroina. L’uso del metadone dovrebbe essere gestito, di contro, come strumento di aggancio per un tipo di utenza che inizialmente deve ricavare dalla struttura pubblica una risposta di carattere farmacologico, ma che non si può e non deve fermarsi a questa stadio; dovendo essere necessariamente strutturata in modo armonico passando da stadio in stadio, mirando al fine della disassuefazione completa dalla dipendenza dalla droga.