Il punto di Massimo Barra, Ispettore Nazionale, sulla presenza in Croce Rossa dei Volontari del Soccorso
Convegnisti, Volontari, a me il compito di darvi il benvenuto nonostante tutto sembri essere estremamente difficile in questa circostanza; ma noi Volontari siamo abituati a superare ben altre difficoltà in Protezione Civile e spero che quelle che abbiamo incontrato oggi, e che avete incontrato voi per venire da tanti posti d’Italia in numero così elevato al di là di ogni più rosea ipotesi e prospettiva, siano da voi comprese e sopportate Sembra fatto apposta, ogni volta che facciamo un congresso noi, o piove o nevica o c’è il terremoto o uno sciopero dei treni, ma nonostante le difficoltà la vostra presenza qui è la migliore risposta, a dimostrazione dell’entusiasmo che ci anima e della fede con la quale noi tutti quanti in 500 città siamo accomunati da un minimo comune denominatore di volontà di servire la Croce Rossa.
Il mio intervento sarà una relazione su quello che è successo in questi tre anni, da quando ci siamo incontrati l’ultima volta. Sono tanti tre anni, sono troppi. Avrebbero dovuto essere di meno. Avevamo previsto di organizzare il Congresso l’anno scorso. L’avremmo voluto fare in Lombardia, a Milano, ma problemi di natura organizzativa legati a situazioni ambientali e ad un costo che era eccessivo per le nostre possibilità, ci hanno impedito di tenere il congresso a Milano e la cosa ha dovuto slittare anche quest’anno al Midas.
Il Midas è piccolo per noi. Quest’anno siamo molti di più dell’altra volta a dimostrazione di un consenso crescente, a dimostrazione del fatto che i VdS sempre di più si sentono un Corpo Nazionale. Superiamo la logica localistica e campanilistica, pure importante perché lì sta la radice del VdS, nel servizio disinteressato alla sua comunità. Tutto ciò non basta però, perché l’essere Volontario di Croce Rossa comporta altre necessità, superare cioè la mentalità localistica che si appaga di un servizio pur ottimo prestato alla propria collettività, perché se si è Croce Rossa bisogna avere una mentalità nazionale e sovranazionale.
L’orgoglio di accendere la televisione la sera e di vedere che ovunque c’e una catastrofe nel mondo, e le ultime sono il Salvador ed il Libano l’altro ieri, ovunque c’è una catastrofe lì ci sono dei VdS, perché quelli che avete visto in televisione sono Socorristas nel Salvador, Secouristes in Libano, che vuol dire Volontari del Soccorso. Quest’orgoglio che ci assale ogni volta che guardiamo la televisione, per questa rete operativa in tutto il mondo, lo dobbiamo anche pagare con un’adesione nostra al principio di sovranazionalità.
Ciò comporta anche un handicap alla nostra situazione locale, perché se noi fossimo solamente una pubblica assistenza, localizzata, consolidata nel problema esclusivamente del servizio alla comunità locale, probabilmente sarebbe tutto più facile. Il fatto di essere un organismo nazionale e sovranazionale comporta una serie di problemi dei quali tutti i giorni noi sentiamo il peso, vi prego di credere, e non voglio con questo fare la mia relazione ma solo introdurre i temi del dibattito e i successivi interventi; e vi prego di credere che la burocrazia ed il burocratismo, che è l’evoluzione sclerotica della burocrazia, che opprime voi nelle vostre realtà locali opprime soprattutto noi che siamo chiamati ad operare nostro malgrado nei confronti del Comitato Centrale.
Non voglio essere manicheo, non voglio distinguere il mondo in buoni e cattivi, non voglio dire noi siamo i buoni, i bravi perché noi siamo volontari, perché noi ci sacrifichiamo; non voglio cadere in quella che “il grande studio” sulla ristrutturazione della Croce Rossa chiamò la tendenza alla autogratificazione della Croce Rossa: siamo belli, siamo qui, siamo quelli della CRI; siamo i migliori, siamo buoni, e tutti ci devono rispetto.
Non voglio dire che gli altri, e cioè l’apparato strutturale, amministrativo, burocratico, gestionale è tutto cattivo e noi siamo tutti buoni, non voglio dire questo, però nel contatto e nel confronto di tutti i giorni, io vi prego di credere quanto è duro il ruolo dell’Ispettore Nazionale e del Consiglio Nazionale. Le vostre difficoltà locali col segretario del Comitato, con l’amministrazione, con il rispetto delle leggi del parastato, con i tre preventivi, con gli appalti, con tutta questa sovrastruttura per la quale certo non è l’Italia famosa nel mondo, perché noi se siamo famosi nel mondo è per la managerialità e non certo per l’amministrazione, tutto questo dicevo ci opprime e determina dei sentimenti a volte di ribellione.
Ora noi, se siamo venuti qua, siamo venuti per testimoniare la nostra fede nella Croce Rossa, la nostra voglia di cambiamento nella Croce Rossa, dobbiamo stare molto attenti, dobbiamo evitare di essere considerati i giovanotti, giovanottelli casinisti, a parte che qui giovanottelli ne vedo pochi perché siamo tutti vecchiotti, insomma di una certa età. Nella mentalità e nella aggressività di chi vuole conservare lo status quo l’ultima carta è questa: “ma sì sono giovani, ma sì sono ragazzotti, ma sì sono casinisti; noi siamo la Croce Rossa paludata, imbendata, ingessata.
Noi rappresentiamo lo stato, l’autorità.” Noi non dobbiamo cadere in questa trappola, per poter far dire, a chi ci vuole male (perché c’è anche chi ci vuole male in Croce Rossa): questi Volontari sono inaffidabili, sono casinisti, non potranno mai gestire la Croce Rossa, la Croce Rossa la dobbiamo gestire noi che siamo ordinati, che facciamo i preventivi, che rispettiamo il parastato, che rispettiamo “il doveroso. ossequio ai ministeri”. Avremo domani un grande alleato, almeno io credo che avremo un grande alleato: il Presidente del Comitato Internazionale.
Abbiamo dovuto pagare uno scotto per avere qui il Presidente del Comitato Internazionale, ma ne valeva la pena. Considerate che domani ci sarà la prima Assemblea Nazionale di tutta la Croce Rossa e non il Congresso dei VdS. Infatti questo cartellone questa notte cambierà e domani sarà sostituito dal cartellone della Convenzione Unitaria di tutte le componenti della Croce Rossa. Questo ci emoziona però ci preoccupa; ci preoccupa perché la sala è piccola; ci preoccupa perché non entreremo tutti anche se abbiamo messo un sacco di televisori, ci preoccupa perché probabilmente ci saranno zone di gelo, chi vuole il cambiamento, chi non lo vuole, ci sarà passione.
Io mi aspetto che domani noi sapremo sottolineare al Presidente del Comitato Internazionale della CR la nostra fede nei principi fondamentali, e se un principio dovesse essere sottolineato più degli altri io sottolineerei proprio quello d’indipendenza, perché è il principio d’indipendenza che consente alla CR di essere se stessa e di adempiere al suo ruolo che è quello umanitario e non è un ruolo politico. Il mio compito non era quello di fare un discorso ma mi sono lasciato prendere dal calore, il mio compito era solo quello di darvi il benvenuto e di lasciare la parola (ma la riprenderò dopo) all’Ispettore dei VdS di Roma che vi vuol salutare. (Applausi) …
Chi non ci conosce poteva pensare che Pino Ungaro fosse ipocondriaco, oppure avesse mangiato male e dormito malissimo e fosse particolarmente accidioso, nel senso che sembrava incavolato, ed invece l’applauso che hai avuto è la dimostrazione che quello che tu hai detto è condiviso da tutti, è condiviso da tutti perché tutti hanno il problema loro, anche se io ho scoperto un teorema: l’operatività e l’efficienza di un gruppo è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che lo separa dal Comitato Centrale.
In questo senso, poverino lui che sta a 10 chilometri. E’ quello che paga più di tutti lo scotto perché tra l’altro il Comitato di Roma è un Comitato a sovranità limitata perché gode per esempio di un autoparco che loro gestiscono e gli altri pagano per cui in realtà il potere sta al Centrale e non sta al Provinciale. Il Provinciale se vuole spostare un automezzo dal turno di giorno al turno di notte non lo potrà mai fare a Roma. Come non lo potrà fare a Palermo dove c’è tanta gente che ci costa un deficit di miliardi, tra Palermo e Napoli, 5 miliardi all’anno per cui il bilancio della Croce Rossa in realtà con la ripartizione attuale va a pagare chi fa più deficit. Chi è che ha più contributi dal centro?
Chi fa più deficit e chi non fa il deficit non ha il contributo. Quindi in realtà noi abbiamo inventato la meritocrazia alla meno uno, cioè, il contrario della meritocrazia, e questo è un nodo fondamentale perché senza bilancio e senza il controllo meritocratico del bilancio non possiamo fare una Croce Rossa operativa ed efficiente.
E se questo non viene decentrato almeno a livello regionale secondo una programmazione almeno di respiro regionale noi saremo sempre destinati a portare l’acqua al Comitato Centrale in funzione poi di posti dove l’acqua la sprecano per situazioni anche magari storiche o comunque consolidate che è estremamente difficile modificare. Dopo queste considerazioni passerei la parola per un saluto ed un intervento all’Ispettore Regionale del Lazio, Giancarlo Sandri…(Applausi).
Relazione di un certo spessore questa di Giancarlo, e che ci dà molti spunti che secondo me dovranno essere poi approfonditi nel lavoro delle commissioni, quasi un input per determinate commissioni per lavorare. Adesso toccherebbe ai Vice Ispettori Nazionali, ma i Vice Ispettori Nazionali, siccome sono un tutt’uno con l’Ispettore Nazionale, perché lavorano sempre insieme, e si sentono tutti i giorni e non fanno nulla se non unitamente e unitariamente, ritengono che quello che ho detto io e quello che sto per dire rappresenti la loro opinione e quindi per un desiderio di snellire e di non appesantire quest’assemblea, ed anche di rispettare tutti i tempi, rinunciano a prendere la parola delegando l’Ispettore Nazionale.
“Heri dicebamus” tre anni fa dicevamo in quest’assemblea che volevamo un testo di regolamento. Lo abbiamo discusso, lo abbiamo emendato, non abbiamo trovato un accordo. Avevamo un Comitato Centrale che aveva l’urgenza di darci questo regolamento probabilmente proprio per l’esigenza denunziata da Sandri di ingabbiare, di irreggimentare… Salutiamo il dottor Conforti che sta entrando in sala. Conforti ci è stato vicino nonostante l’appartenenza al funzionariato di Croce Rossa, a dimostrazione che quando uno crede alla Croce Rossa, se prende lo stipendio o non prende lo stipendio, a noi non ce ne è mai importato niente perché l’importante è che creda alla Croce Rossa.
La Croce Rossa c’è chi la serve e chi se ne serve noi siamo dalla parte di chi la serve, ed assolutamente vogliamo avere con noi tutte le persone che vogliono servire la Croce Rossa, ed il fatto di prendere o non prendere uno stipendio è assolutamente secondario, perché ognuno di noi prende uno stipendio, nel suo posto di lavoro, e non lo ruba.
Il fatto di essere dipendente di Croce Rossa, con un termine che io detesto (dipendenza chissà da che entità mistica, forse dai funzionari, dai dirigenti, dipendenti da che? Cominciamo a chiamare professionisti, ruolo professionale dei manager di Croce Rossa di cui noi abbiamo tanto bisogno), non è per noi motivo di discriminazione.
Non c’è nessuna discriminante tra Volontari e dipendenti, tra Volontari e professionali, tra chi prende una retribuzione e chi non la prende, a condizione che chi prende una retribuzione creda alla Croce Rossa, e Conforti è uno di questi, che crede alla Croce Rossa. Ci sono tuttavia anche altri che ci credono di meno, trattando i VdS come ragazzotti allo sbando, come la componente anarchica, con un certo disprezzo, e c’è una sorta di convegno itinerante che come le vacche di Mussolini tocca ogni tanto qualche Comitato; sono sempre gli stessi, sono 20, si riuniscono vomitando contro i Volontari del Soccorso, dicendo che sono allo sbando, che sono una componente ingovernabile.
Chiedono l’approvazione del Degan-Cavigliasso, fanno un po’ di casi-no, poi cambiano città e uditorio, la gente non lo sa e purtroppo hanno una certa audience. Noi le vacche ce l’abbiamo ben sparse sul territorio nazionale e siamo noi che produciamo e fertilizziamo l’ambiente dove lavoriamo abbondantemente con il nostro sudore, e noi facciamo meno chiasso perché abbiamo l’urgenza del servizio, i turni da coprire, le notti da fare, e quindi non ci possiamo permettere il lusso di andare in giro a fare i convegni che fanno questi signori. Giusto! Ha detto Giancarlo, “irregimentiamoli, governiamoli, annulliamo le Delegazioni. Intelligente mossa per la contro-parte perché noi siamo forti nelle delegazioni, la base della Croce Rossa è proprio nella capillarità da carabinieri che caratterizza la nostra organizzazione.
Una capillarità, ragazzi, amici che è sconosciuta anche a noi, prima Ungaro ha detto 25.000, non è vero, siamo più di 30.000. Non abbiamo una statistica di quanti siamo i soci attivi Volontari del Soccorso, perché l’ultimo censimento, e qui facciamo tutti mea culpa, che abbiamo fatto nel 1988, siamo arrivati ad avere il 63% di risposte e sul 63% di risposte noi superiamo abbondantemente le 22.000 persone attive, il che vuol dire che il giorno che tutti ci daranno i loro dati, avremo l’immagine di una forza e di una consistenza che è sconosciuta a noi stessi perché supera le 30.000 persone attive, gente che lavora 24 ore su 24 e che è forte soprattutto nei borghi, nei posti dove non c’è null’altro che VdS nella Delegazione, nel paese di 5.000 persone e quindi l’operazione era logica: “Se noi non riconosciamo i VdS operanti nelle Delegazioni, noi di fatto decapitiamo l’organizzazione al 50%, mandiamo in caciara la base, creiamo malumore, ridimensioniamo, controlliamo”.
Contro questa operazione lucida, c’è stata una reazione altrettanto lucida da parte dei V.d.S., la reazione che si è consolidata in determinate riunioni regionali, ricordo per primo il documento della provincia autonoma di Trento e poi tutta la spinta che è venuta dalle altre regioni. Enzo Scognamiglio ha avuto l’incarico di trattare, l’ha fatto in maniera meravigliosa, e devo dire che non ha trovato ostilità da parte dei Commissari. La diversità della situazione attuale rispetto a quella di tre anni fa è che tre anni fa noi avevamo Commissari che ci detestavano obiettivamente, tant’è vero che non sono neanche venuti al congresso, infatti la convention la facemmo presiedere da un ex Presidente Generale, Carlo Alberto Masini che tutt’ora a ottanta anni serve la Croce Rossa e ci piace mandargli un saluto. Non è qui con noi ma è ancora Vice Presidente del Comitato di Roma, unico esempio di Presidente Generale che accetta poi di ritornare da semplice Volontario a fare il Vice Presidente di un Comitato a ottanta anni pur di continuare a lavorare alla Croce Rossa.
Questo è il potere che distingue i Volontari dai gestori soliti del potere, la differenza tra il potere avere ed il potere fare. Anche a noi piace il potere, ci piace poter fare, non potere avere, questa è la differenza tra un Volontario ed una persona di potere, una persona di quelle che si lottizzano, di quelli che si sono lottizzati anche l’anima nel nostro paese, ed ha ragione Giancarlo che noi siamo un epifenomeno che non potrà mai trovare un consenso da parte delle forze politiche, ed infatti tutte le forze politiche ci hanno blandito, ci hanno sorriso, e poi ci hanno dato calci negli stinchi. Sulla situazione della Croce Rossa tutte le forze politiche sono divise in due, non lo so se è un gioco delle parti, “tu parli bene dei Volontari ed io bene di quegli altri”.
Vi racconto un episodio: stavamo a cena un mese fa a Ginevra con il Presidente del Comitato Internazionale ed il Commissario; il Commissario aveva due bottiglie, una di vino rosso, una di vino bianco ed ha detto “Presidente, il mio problema è che io ho il vino rosso e il vino bianco, il vino rosso sono i Volontari che sono bravi e stanno dappertutto e vogliono lavorare (ha detto delle cose bellissime nei nostri confronti e sincere perché è un uomo sincero) dall’altra parte ci sono i dipendenti che sono pure bravi, ci sono i sindacati che tengono alla Croce Rossa e allora come faccio a fare un vino rosé…”, il Presidente del Comitato Internazionale gli ha detto: “…
Commissario il vino rosé in genere non é molto buono….!”
Voglio dire che non possiamo andare incontro a compromessi e l’avere accettato il Regolamento è sicuramente l’accettazione di un compromesso perché se l’avessimo fatto noi, Gianni l’ha detto tante volte, se l’avesse scritto lui il regolamento, lo avrebbe fatto molto meglio, se lo avessimo fatto di parto nostro come frutto dei lavori di un’assemblea, sarebbe sicuramente venuto meglio di quello che è. Però è importante che noi lo abbiamo, io mi sono reso conto che da quando lo abbiamo è stato fatto un salto di qualità, perché ricordatevi prima qual’era la situazione: ma voi chi siete?, voi non siete previsti, quanti azzeccagarbugli ci sono nei comitati che si tengono stretti le delibere, che il parastato se lo ricordano solo quando gli fa comodo, quando gli fa comodo siamo parastato, quando si tratta di pubblicare all’albo del comitato tutte le delibere, perché questo è previsto dalla legge del parastato, allora non siamo parastato, per carità le delibere non si sanno, non si devono conoscere, e in quanti posti i volontari non conoscono i loro diritti, il trattamento di missione, il patentino e le relative modalità, non vengono fatti i corsi, l’assicurazione, abbiamo un esercito di assicurazioni, molte volte non lo sappiamo e tutte le volte si deve ricominciare da capo e molte volte i Presidenti stessi non conoscono la normativa ed è per questo che abbiamo fatto quel libretto che troverete nella vostra cartellina, e non è stato facile perché anche per stampare quel libretto abbiamo dovuto fare un blitz, dopo tre mesi che non ci rispondevano, perché è chiaro che quando il potere è inefficiente, ha tutto l’interesse a tenere la gente nell’ignoranza perché nel momento in cui la gente sa di più, tante arzigogolature vengono inevitabilmente a cascare ed io mi sono accorto che il fatto di avere un regolamento facilita il. lavoro, e vi invito a pronunciarvi al riguardo nella Commissione sul Regolamento.
Io personalmente non ho mai amato i regolamenti, io non sono un uomo da regolamenti, ognuno ha la sua patologia,infatti il Consiglio Nazionale mi considera un eretico perché io non amo i regolamenti, amo più le persone, perché poi le persone se si mettono d’accordo ad avere un’attitudine negativa se ne fregano dei regolamenti e se si mettono d’accordo di avere un attitudine positiva, anche senza regolamento, vanno avanti bene, ma questa è una mia deformazione, certo in contrasto con lo slogan “da movimento ad organizzazione”, io mi metto in mezzo tra il movimento e l’organizzazione, a me non dispiace anche il movimento, ok all’organizzazione però non ci opprimiamo, certe regole poi divengono il pretesto per talune persone dell’osservanza fine a sé stessa, perché allora diventiamo un’involuzione sclerotica anche noi.
Noi in tanto siamo forti, in quanto anche siamo movimento, siamo spontaneistici ma essendo -CRI non cadiamo nello spontaneismo del volontario ruspante, del volontario “tipo Verdone”, quello tipo “chi me vo”‘ che abbiamo visto tante volte creare più problemi, perché deve mangiare, deve andare al bagno, e certe volte la nostra azione è stata ostacolata dal volontariato ruspante alla “volemose bene”. Per noi l’emergenza è l’applicazione di quello che impariamo tutti i giorni, l’emergenza è quotidiana, l’emergenza è andare a far servizio in Calabria; a questo proposito mi piace salutare qui l’Ispettore di Lamezia Terme, che sta facendo un’azione coraggiosa in una regione difficile da sviluppare, nelle montagne è riuscito a fare un sacco di delegazioni che prima non avevamo.
Lo sviluppo che ha avuto il Mezzogiorno, è enorme anche se c’è ancora una grossa differenza con il Nord, e le regioni del Mezzogiorno ancora noi le chiamiamo certe volte al plurale “le Calabrie, le Puglie” quasi a dimostrazione di una lontananza che dobbiamo cercare, in ogni modo, di colmare. Io mi sono accorto, avendo il regolamento, che è cambiato lo stato del volontario, e che i vari “tartufoni” che ci sono un poco dappertutto, si sono adeguati al vento immediatamente.
Io conosco un sacco di gente che in trent’anni di CR è passata dall’affetto più sconvolgente nei miei confronti in altri periodi in cui non ero in auge quasi a voltarsi dall’altra parte per avere la paura di incrociare confronti in altri periodi in cui non ero in auge quasi a voltarsi dall’altra parte per avere la paura di incrociare il mio sguardo perché mi doveva salutare e poi ritornare affettuosi.
Girando per l’Italia, conosco un sacco di Segretari, di situazioni ambigue. Ricordo che una volta dovevo fare una conferenza in un certo posto che non cito perché sono amici, e poi ad un certo momento, era il periodo del “manifesto”, periodo in cui ci avevano cacciati via tutti e…., e per un problema logistico forse era meglio che io non andassi in quel certo posto”, io non è che me ne scordo di queste cose, vero, e anch’io soffro di certe situazioni. Ora mi sono accorto che il fatto di avere un regolamento ha portato un salto nella qualità del volontario: tutta questa gente che sente l’aria, sente che c’è qualcosa di nuovo, sente che i volontari sono persone serie, che sono per la prima volta più rispettate.
Credo che questo sia anche merito, oltre che vostro e nostro, anche del fatto di avere una triade commissariale che per la prima volta non è pregiudizialmente contraria ai volontari, anzi li stima e li ama, anche se nei confronti dell’amministrazione centrale, obiettivamente, il potere di condizionamento dei tre Commissari è limitato rispetto a certe resistenze, a certo immobilismo, che è percentualmente molto più potente, per cui da un lato c’è la dinamica di questi tre Commissari che cercano disperatamente di risolvere i problemi e dall’altro c’è l’immobilismo di chi vuole il mantenimento dello status quo.
Ecco io credo che noi ci dobbiamo inserire in questa dialettica e in questa dinamica supportando le persone che dimostrano di risolvere i problemi e condannando senza rimedio al loro ruolo che è il ruolo di esecutivo e non di “deliberativo” (perché solo nella CR l’esecutivo si identifica con il deliberativo) coloro che non vogliono limitarsi ad eseguire quello che gli altri, democraticamente eleggendo le loro cariche, decidono che debba essere la linea politica della CR. Ebbene su questa situazione delle delegazioni, io credo che abbiamo vinto perché sono arrivate le richieste di riconoscimento dei gruppi ora per allora con il rispetto dell’anzianità da parte di decine e decine, centinaia di delegazioni, e il Commissario mi ha dato assicurazione che saranno tutte quante adottate ed accettate tant’è che ha già preparato una delibera che è stata tirata a ciclostile proprio a dimostrazione che tutte le delegazioni avranno il diritto ad avere un gruppo VdS autonomo con un suo ispettore e con i suoi viceispettori, quindi alla pari con tutti gli altri gruppi situati nei comitati e nei sottocomitati.
Guardate che questo è un arretramento da parte della burocrazia perché questo era uno dei nodi fondamentali, e il fatto di essere riusciti a vincere questo nodo è un punto del quale credo possiamo andare fieri. E diceva Giancarlo, noi dobbiamo sempre continuare a fare trincea, sì, ma una trincea che spinge non una trincea che arretra.
La trincea si può fare anche fermi, noi invece dobbiamo portarla avanti, e in questi anni noi ci siamo riusciti. Ecco io credo che questo Congresso debba riconoscere questa situazione e debba indicare commissione per commissione tutti quegli aspetti che sono meglio conosciuti come le realtà locali, che il Comitato Centrale ignora, dai quali possa nascere una migliore organizzazione “da movimento ad organizzazione” di tutta la CR e non solamente dei VdS; questa è la sfida che noi abbiamo in questi giorni, ma questa sfida non è sufficiente, perché se noi ci limitiamo al quadro operativo senza interferire sul quadro istituzionale, noi siamo destinati fra tre anni a ritrovarci con la stessa amarezza, e con le stesse insoddisfazioni con cui ci ritroviamo oggi. è bello vedersi, carica, vi assicuro che la cosa più bella è andare in un’assemblea regionale e trovare 200 volontari come ho trovato in Lombardia preparati, disciplinati, che discutono, è bello riunirsi qua, è forse l’iniezione più bella di fiducia che possiamo avere.
Sicuramente lunedì noi torneremo a casa entusiasti ma questo non basta perché se no ci “consoliamo con l’ajetto” come si dice a Roma, ci consoliamo fra di noi. Non basta: noi abbiamo la forza. di imporre il cambiamento della CR e questa forza noi la dobbiamo dimostrare con intelligenza senza essere accusati o accusabili, con la forza delle idee. Con la forza delle idee sono crollati i muri, crollerà anche il muro di via Toscana. (Applausi) Amici miei mi sono lasciato prendere dalla foga, ma voi sapete quanta fede tutti quanti noi mettiamo nella CR e come siamo capaci di scordarci anche di tanti nostri doveri per poter adempiere il compito che abbiamo di fronte in CR.
Sapete meglio di me qual’è la storia dei Volontari, quali sono le rinunzie a cui ognuno di noi quotidianamente è chiamato.Le incertezze, ci vado o non ci vado, sto a casa, se vado lì poi mi mettono il muso a casa, questo è un patrimonio comune di tutti noi. Però è bello ed è bello anche ogni tanto incontrarsi e dirselo, perché noi saremo, come dice Sandri, degli utopisti, però non è detto che poi il paradiso sia solo dei pragmatici, forse anche uno spazio per gli utopisti ci sarà, e non è detto che l’igiene mentale si accompagni solamente alla ricerca del potere e dei soldi, alla spartizione, all’essere troppo furbi.
Io credo che l’igiene mentale e cioè il senso di autosoddisfazione e il senso di pace con sé stessi, s’accompagnano anche all’essere considerati a volte un po’ fessi dalla maggioranza di coloro che si ritengono normali. E il fatto di ritrovarci tra non normali o tra gente che tutto sommato ha un pizzico di anormalità, perché tante volte non è normale quello che noi facciamo, credo che sia la migliore disciplina e la migliore medicina per ognuno di noi per continuare ad essere quello che siamo stati.
Io vi ringrazio per la fede che avete dimostrato facendo tanti chilometri, vi ringrazio per avere accettato le difficoltà del check-in e le difficoltà della stanza, tutti questi problemi pratici e penso che ce ne saranno ancora. Ho molta fiducia che i documenti finali riusciranno a tracciare una strada sulla quale noi ci impegniamo fin da adesso davanti a tutti ad essere i testimoni, gli applicatori per i prossimi due anni e vi auguro a tutti quanti di ritornare felici domenica alle vostre case pensando di non aver perso il tempo, ma di aver fatto un’avventura che penso e sono certo rimarrà nella storia della CR. Grazie! (Applausi)