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Discorsi · 4 Dicembre 1989

Il ricordo di Manlio Menaglia nella Protomoteca

Da: Rivista delle Nazioni — 4 Dicembre 1989 · IT

Massimo Barra

Volevo essere molto breve. Non ho preparato nulla, ovviamente, come nulla è stato preparato per questa cerimonia. E’ nello stile di Manlio, perché è lui che la conduce e anche in ciò provo le emozioni di un tempo. Guardando quel pannello che non era finito, mi sembrava di essere all’inaugurazione di una mostra organizzata da Manlio, quando arrivavano le autorità e niente era ancora pronto.

I sacchi di spazzatura giravano di nascosto, si spostavano come le vacche al tempo di Mussolini. Ho avuto la stessa emozione di Fiorenzo Fiorentini. Veramente è stata una morte giusta quella di Manlio, perché un uomo come lui non poteva invecchiare e lui non è invecchiato è stato sulla breccia fino all’ultimo.

La mattina telefonava alle sette, era difficile trovare il suo telefono libero. Era lui a chiamare e diceva: “Ho avuto un’idea, facciamo questa manifestazione”. E la cosa singolare era che lui si divertiva organizzando la manifestazione. Io non ho mai trovato nessuno che si divertisse per il lavoro come si divertiva lui, gli piaceva. Non gli fregava niente del guadagno, del successo, tutte cose banali, secondarie, il bello era divertirsi.

E allora quando abbiamo pensato con la fondazione Villa Maraini di indire una cerimonia in suo ri-cordo ci siamo riuniti e non abbiamo concluso niente, abbiamo detto invitiamo tutti gli amici, poi lui in qualche modo ci guiderà, la cerimonia andrà avanti. Quello del cerimoniale era terrorizzato perché non sapeva neanche in che posto uno si doveva sedere e quale era l’ordine dei discorsi. Non avevamo preparato assolutamente niente.

Perché questa cerimonia l’ha fatta Villa Maraini insieme ai suoi figli? Proprio perché sembra che chi ha ammazzato Manlio sia un tossicodipendente e Villa Maraini, lavora per curare i tossicomani. Il paradosso è alla base della nostra vita: possiamo fare una tragica fine, colpiti da chi è diabolicamente posseduto, in quel momento, da non capire altro che la ricerca disperata dei soldi per trovare della “roba”. Vedo in mezzo a voi gente, gente anche importante peraltro, che ha collaborato con Lui e che sta qui anonimamente: c’è il dott. Piscitello che era al Quirinale, c’è Diana Dei con la quale abbiamo fatto tante manifestazioni.

Sono entrato in Croce Rossa come pioniere nel 1961 quindi, nonostante l’età, sono stato al fianco di Manlio da quell’anno. Abbiamo fatto tante manifestazioni, ricordo l’episodio della gabbia dei leoni, e ricordo pure che faceva un freddo folle, quella sera nel circo. Ricordo le manifestazioni per Mario Riva, Diana Dei si ricorderà il carnevale dei bambini, i pomeriggi all’Hilton, le manifestazioni in piazza, l’autoemoteca. Qui cÕon Gianni Conforti che stava sull’ autoemoteca a cavare il sangue a Sophia Loren, a Vittorio De Sica.

Tutto le domeniche uscivamo in piazza. Noi eravamo giovani pionieri, fermavamo la gente: “Lei vuole donare il sangue? Lo dona, qui anche Sophia Loren”. C’era Mina, c’erano i calciatori. L’entusiasmo era incredibile. Io credo che la coscienza trasfusionale sia nata anche in funzione degli esempi dati da questi personaggi pubblici. In qualche caso, il sangue si buttava perché magari il donatore aveva mangiato.

Ma l’importante era dare l’esempio. E Manlio? A lui importavano poco questi episodi, l’importante per lui, era dare l’esempio, l’importante era fare una manifestazione e che la gente vedesse che si può donare il sangue, perché lo donano le persone importanti. Dovrei ricordare i terremoti e poi il Friuli e poi l’inaugurazione degli ospedali a Tolmezzo e poi? E poi tutto, quello che sapete meglio di me perché siete persone che gli sono state vicino.

Donna Francesca De Gasperi, che l’ha seguito passo passo in tutte le manifestazioni, e che saluto con particolare affetto è un altro mito della Croce Rossa, è un’altro mito di Roma. Concludo ricordando una iniziativa che prendemmo perché ci sembrava giusto che tutto l’affetto di Menaglia per la Croce Rossa fosse ricordato con una medaglia.

Chiedemmo così alla Croce Rossa, al commissario di allora, nel 1986, una medaglia per Manlio Menaglia, un riconoscimento di quello che aveva fatto. Questa medaglia venne concessa, ma non venne mai consegnata. Lui non è che amasse apparire in prima persona, gli piaceva fare, creare l’occasione, creare l’incontro. Questa medaglia risale al 1986 e credo che oggi sia il giorno migliore per consegnarla ed abbiamo un’occasione perché c’è il Presidente generale della Croce Rossa di allora, di allora che poi non è nella notte dei tempi, il Presidente Masini, inoltre sono presenti il Presidente della Croce Rossa di Roma e la direttrice nazionale della Infermiere volontarie.

Abbiamo questa medaglia e pregherei le massime autorità della Croce Rossa qui presenti, donna Francesca, a suo tempo Presidente e tuttora Presidente onorario del Comitato femminile, e il Presidente Masini di voler consegnare questa medaglia a Maria Carla Menaglia che continua insieme con il fratello Franco, l’opera del padre.

…Do lettura della motivazione: “Al Dott. Manlio Menaglia il diploma di benemerenza con medaglia di Prima classe in segno di ringraziamento per le preziose opere che da lungo tempo svolge a favore dell’organizzazione, quale infaticabile organizzatore di mostre e convegni offrendo gratuitamente con grande generosità spazi espositivi per la raccolta di fondi e la promozione dell’immagine della Croce Rossa Italiana”.

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