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Articoli · 29 Agosto 1979

Allarmanti squarci di verità attorno ad un fenomeno ancora inesplorato

Da: Il Tempo — 29 Agosto 1979 · IT

La morte per eroina incalza i giovani. Il Lazio è la seconda regione dopo la Lombardia. Le cifre ufficiali, pur nella loro drammaticità, non danno l’immagine esatta delle tossicodipendenze – L’azione contro gli spacciatori – Si fa strada la proposta dei “medici volontari” L’esperienza del centro di Villa Maraini – Venti giovani drogati al giorno ricoverati al San Camillo – Ma l’ospedale non basta

A Roma – secondo gli uffici comunali – vivono circa duemila tossicodipendenti. Ma la cifra, purtroppo, è clamorosamente in difetto. Tre vittime dell’eroina in tre settimane, un omicidio per rapina compiuto a Montesacro da due eroinomani, una scuola, la ” Fabio Filzi “, più volte devastata sempre ad opera di tossicodipendenti; queste le notizie che hanno occupato le pagine della cronaca durante la calda estate.

Sono soltanto i casi più recenti, quelli che emergono da un sottofondo di cui nessuno conosce lo spessore. Le cifre dicono molto, ma non dicono tutto. L’eroina in Italia, dal primo gennaio ad oggi ha mietuto 67 vittime. Una cifra impressionante destinata, purtroppo, ad aumentare ancora. Un fenomeno pauroso, dilagante, inarrestabile allo stato attuale delle cose. L’anno scorso erano morti 62 eroinomani: meno di quanti la droga ne abbia uccisi in quest’ultimi otto mesi.

Nel 1977 le vittime erano state 40, contro le 31 del ’76, le 36 del ’75 e le 8 del ’74. L’eroina uccise in Italia per la prima volta nel 1973: una sola vittima in dodici mesi. Una falcidia di giovani: quasi tutti erano ragazzi tra i venti ed i trent’anni: tutti stroncati subito dopo un “buco”. Questi scarni dati, dietro i quali vivono tragedie, sofferenze, disperazioni e colpe; sono stati forniti dalla Direzione centrale antidroga del Ministero dell’Interno.

La regione più colpita nei primi otto mesi di quest’anno è stata la Lombardia (25 morti). Segue il Lazio con nove vittime tutte romane. Quindi la Toscana, l’Emilia, il Veneto, il Piemonte, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna. Ultimi l’Umbria, la Campania ed il Trentino con una sola vittima. Due giovani italiani sono morti, uno in Turchia e l’altro in Perù, dopo essersi somministrati dell’eroina.

Gli spacciatori denunciati dall’inizio dell’anno sono stati 2.262. Trentotto chili di eroina sequestrati. Ogni chilogrammo, “tagliato” dai trafficanti con la stricnina, oppure con la caffeina, la mannite, il chinino, il talco e la polvere di marmo, diventa cinque chili di “roba” che servono per confezionare 5mila dosi contenenti solo il 20 per cento di eroina da vendere ad un prezzo variante dalle 20 alle 30 mila lire l’una. Non si può più restare insensibili.

E’ di questi giorni l’appello del dott. Argiuna Mazzotti assessore comunale alla Sanità, che ha invitato i Comuni e gli Ordini dei medici a prendere adeguate iniziative perché i medici si offrano spontaneamente per dare assistenza ai drogati. Di questa mia iniziativa si è parlato molto a livello nazionale. Dice il dottor Mazzotta: ” I medici romani che hanno finora risposto all’appello, sono una ventina che certamente aumenteranno.

L’ordine dei medici credo sia disposto a collaborare. Il fenomeno della diffusione dell’eroina è sotterraneo, e potrebbe anche essere manovrata. Occorre intervenire con qualcosa che, eviti la sciagura. Proprio ieri ho visitato la scuola “Fabio Filzi” dove tra la devastazione c’erano i segni del passaggio di eroinomani, non sappiamo da chi manovrati. “La proposta che intendiamo fare come Comune di Roma e che io mi auguro sia seguita dagli altri comuni – prosegue Argiuna Mazzotti – è quella di creare una serie di centri di aggregazione per i giovani.

Centri che abbiano grandi qualità e capacità di intervento e che siano situati nelle zone dove più gravi sono i fenomeni di emarginazione. Sul piano sanitario molto positivo può essere il contributo dei medici volontari, ognuno dei quali potrebbe assistere due o tre tossicodipendenti aprendo così verso di loro un discorso anche di carattere personale. Questi medici, dopo aver frequentato un corso di aggiornamento, potrebbero operare ciascuno in una parte del territorio della città.

In linea generale credo che la società debba affrontare il fenomeno che ha dimensioni nazionali superando il vecchio schema dell’io voglio riabilitarti e tu non vuoi riabilitarti”. Fra i rimedi già in attuazione nella lotta contro la diffusione delle sostanze stupefacenti, c’è quello delle comunità terapeutiche messe a disposizione dei tossicodipendenti. A Roma una delle più importanti è quella di “Villa Maraini” istituita dalla CRI e collegata alla Provincia da un anno.

Vi lavorano solo cinque medici e due équipe di volontari inviati dal Comune che per primi hanno adottato l’agopuntura. A questo proposito dice il dott. Massimo Barra, direttore di ” Villa Maraini “: ” L’agopuntura è valida soprattutto per i casi non gravi di assuefazione. Il problema del tossicomane è però la dipendenza psicologica dall’eroina: per questo non eravamo contrari all’uso del metadone che attenua la dipendenza consentendo al drogato di lavorare e di reinserirsi gradualmente”.

Oltre all’agopuntura, il centro sociale antidroga si preoccupa del reinserimento dei tossicodipendenti: medici, infermieri e volontari dividono con loro un’esperienza quotidiana paritaria, dai lavori di giardinaggio alla preparazione dei cibi, alle attività culturali. “Villa Maraini” è un ospedale diurno, aperto dalle 9 alle 21, ora in cui l’eroinomane torna solo. “In tre anni sono pochi i giovani passati per il centro sociale antidroga che non si bucano più -afferma il dottor Barra -.

Ma tre anni di lavoro non sono sufficienti per un casistica e non si può risolvere un problema come questo creando delle piccole isole di salvataggio all’interno di una società che ignora e respinge i tossicomani”. “L’eroina pura – prosegue il dottor Barra – è di per sé una sostanza poco tossica, mentre quella attualmente sul mercato, tagliata con stricnina e altre sostanze, è spesso letale. La soluzione è sottrarre lo spaccio degli stupefacenti alla malavita, esercitare un controllo sociale e combattere a monte la tendenza di centinaia di giovani a risolvere i loro problemi con gli stupefacenti”.

L’ospedale San Camillo, che insieme al Santo Spirito è il solo a Roma ad avere in funzione un ambulatorio per il trattamento metadonico dei tossicodipendenti, ogni giorno è frequentato da un’ottantina di giovani pazienti. Il numero dei ricoverati è sempre superiore alle venti unità, a volte raggiunge la quarantina. Dal 1976 ad oggi, per esempio, sono stati ricoverati oltre duemila drogati. Dice il direttore sanitario, prof. Carlo Mastantuono: ” Ma l’ospedale non può rappresentare la soluzione della questione della droga.

Se rappresenta qualcosa, questo qualcosa non è che un momento, un brevissimo tratto della faticosa china da risalire per liberarsi dalla droga. Prima e dopo gli ospedali, proprio dove dovrebbero trovare applicazione ed inventiva le varie ipotesi di soluzione c’è il deserto”. Ed i 67 morti per eroina in otto mesi ne sono la tragica e disumana conferma.

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