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Interventi · 20 Aprile 1983

Un’identità internazionale per una C.R.I. dal “volto nuovo”

Da: Il Tempo — 20 Aprile 1983 · IT

LE PROPOSTE DEI VOLONTAR1 DEL SUD RIUNITI A SALERNO

E’ stata l’ipotesi di un futuro basato sull’autofinanziamento a catalizzare l’attenzione nella prima giornata del convegno dei volontari del soccorso della Croce Rossa Italiana sullo sviluppo nel Mezzogiorno. Potrebbe infatti essere proprio l’autofinanziamento la chiave per garantire un’efficienza nuova alla CRI quando sarà compiuta la sua trasformazione da Ente in Associazione.

Una trasformazione che la legge sulla riforma sanitaria ha previsto, definendo i tempi degli adempimenti formali, e che oggi è ancora lontana. Il nuovo statuto (“uno statuto che pone la formula italiana al livello di società di Croce Rossa di nazioni evolute”, ha sottolineato il dottor Massimo Barra, ispettore nazionale del volontari del soccorso) sta lentamente navigando nell’iter burocratico delle approvazioni a livello di organi dello Stato.

Questo limita, e in certi casi addirittura blocca, la realtà operativa e dinamica propria di una struttura dall’elevato fine sociale. Si stanno intatti concretizzando ritardi definiti “insopportabili”: di fatto il passaggio tra il vecchio e il nuovo non c’è stato. Al suo posto si sta vivendo un “gap” ispirato all’assurdo in cui le vecchie regole del gioco non esistono più.

Che cosa vuol dire? In pratica che si sono pericolosamente aperti sul piano operativo ampi spazi all’inefficienza, alla strumentalizzazione, alle manovre esterne di parte. Ecco perché i volontari del soccorso parlano polemicamente di “carrozzone alla deriva” e accusano il Centro di una perdita di controllo penalizzante per tutte le realtà ancora attive. Il vuoto attuale, questo è un dato certo, va a danno concreto e prevalente dell’utenza.

A ravvivare poi i toni aspri nel dibattito di corridoio di questo convegno di Salerno è una altra notizia recente: quella della preannunciata proposta di scorporo per il settore delle ambulanze. In pratica saranno sottratte alla CRI circa 1300 ambulanze. Per il loro funzionamento lavorano, in turni di sei ore, circa 12.500 persone.

Di queste solo una quota minima è personale dipendente della Croce Rossa; il resto sono volontari. Dunque si va a stroncare l’attività primaria di un vasto movimento (oggi formalmente ancora parastatale, ma presto libera associazione consorella di altre istituzionalmente votate all’opera di soccorso) per delegare il servizio delle ambulanze ad associazioni private, probabilmente create per l’occasione.

Oltre le polemiche si è parlato per ora anche di piani operativi e di collegamenti sul territorio tali da moltiplicare la rete già esistente: un traguardo ottimale è quello di garantire la presenza di un delegato di Croce Rossa in ogni comune italiano. La base – si è detto – è stata persa per strada in questi ultimi anni.

D’altra parte nell’ottica parastatale il socio ordinario (quale titolare di quota e quindi cointeressato al buon funzionamento come il socio di una azienda) era un po’… il terzo incomodo. Per il futuro sarà il controllo del soci a garantire l’efficienza.

E si sbaglia chi ha paura di velleitari assemblearismi che, con i noti risultati, hanno fatto ovunque il loro tempo. La Croce Rossa di domani, al passo con i tempi, ascolterà la voce “dei soci qualificati per attive prestazioni”; quelli cioè che si impegnano e sanno farlo, non quelli che, per fare una buona azione, si limitano a pagare una quota annuale simbolica e a ricevere in cambio tesserina e distintivo.

Il rilancio della attività nel Mezzogiorno è legato strettamente a tutte queste istanze di rinnovamento. L’incremento delle delegazioni, la ri-creazione di una base efficace, sono i punti fermi per affrontare le tematiche più impegnative: dal contributo essenziale nella protezione civile allo sviluppo di una campagna di immagine permanente in grado di far conoscere e diffondere gli ideali di Croce Rossa basati su una “solidarietà senza confini”.

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