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Strategia della ricerca attiva: un obbligo per la terapia e per la sicurezza urbana

Da: Atti della terza Conferenza Nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope — 2000 · IT

Genova 28-30 Novembre 2000

Dott. Massimo Barra

Non avendo l’abitudine a preparare i discorsi, sarò breve perché l’ora è tarda e voi siete stanchi e siamo tutti stanchi. Devo dire, bravo AGNOLETTO, per tutto quello che ha detto e che condividiamo pienamente. Io sono un po’ preoccupato per il clima della Conferenza perché mi sembra che continuiamo un dialogo tra sordi e allora mi domando se non sarebbe da persone intelligenti e da persone pragmatiche cercare dei consensi che siano consensi condivisi da tutti cioè delle strategie che possano trovare un’unanimità di adesione anziché continuare una contrapposizione che potrebbe pure far si che noi oggi qui siamo sul Titanic festeggiando le nostre convinzioni e le nostre consuetudini e tra qualche mese andiamo alla deriva nell’oceano Atlantico senza poter più mettere in pratica queste nostre convinzioni.

Dico questo perché un mese fa c’è stata una Conferenza regionale sulla lotta alla droga a Cassino, gestita dalla Regione Lazio, alla presenza del Presidente STORACE, alla quale ho partecipato; mi sembrava di stare in Afganistan, in mezzo ai talebani, rispetto a quello che è il tono di questa Conferenza, la lezione bellissima che ha fatto ieri il professor VERONESI, assolutamente inattaccabile da un punto di vista scientifico.

Ma siccome l’uomo non è solo razionalità ma è anche emotività, è anche passionalità, è anche animale, animale politico, vi dirò che a Cassino tanta gente che predicava di riduzione del danno, che si riempiva la bocca parlando metadone, di fronte a un Presidente della Regione che ha detto che nel Lazio noi il metadone non lo vogliamo più dare, i tossicomani devono andare tutti in comunità terapeutica, la riduzione del danno è sostanzialmente una parolaccia, tanta gente carina, democratica, aperta, ha cominciato a dire, che “bello che oggi il Presidente è rimasto qui con noi”, ma com’è carino. Come operatore che è impegnato nell’azione di recupero dei tossicodipendenti, voglio avere il diritto di poter continuare a fare quello in cui credo e che non può essere soggetto agli umori delle maggioranze, delle minoranze. Allora, mi domando: è possibile trovare dei punti di consenso? E’ interesse dello Stato conoscere i tossicomani perché un tossicomane, dico sempre, che si cura è una mina vagante, un tossicomane che non si cura è una mina vagante due volte.

Se il primo è pericoloso, il secondo è doppiamente pericoloso. Per conoscere al massimo i tossicomani bisogna allargare il ventaglio delle possibilità operative. Noi abbiamo già un sistema che è abbastanza assorbente. Non credo che ci siano 500.000 eroinomani in Italia, è una cifra esagerata, gli eroinomani sono 200/250.000, 170.000 in rapporto coi servizi, grazie alle azioni in strada, alla riduzione del danno che finalmente possiamo citare, senza dover fare dei salti mortali come a Napoli. Promozione della vita, della salute, era quasi una parolaccia a Napoli, dire riduzione del danno era come dire sifilide, una volta non si poteva dire, era il “mal francese”.

Questa ipocrisia mi pare che qui l’abbiamo superata. Grazie alla strategia della riduzione del danno, l’assorbenza del sistema, la capacità di venire in contatto è nettamente aumentata, ma noi sappiamo che ancora ci sfuggono le ali estreme, cioè che esistono dei tossicomani che sono così patologici, che sono nella doppia diagnosi, che sono matti, che sono così autodistruttivi, che non gliene frega niente; recentemente ci hanno incendiato il camper, è stato un ragazzo che ce l’aveva detto: stanotte vi incendierò il camper, io ho la malattia, sono pregiudicato, ho obblighi con la giustizia, sono tossicomane, devo morire e che mi fate?

Questa fascia di disperati crea l’allarme sociale; noi sappiamo che quello andrà a fare un reato, e quando entra in carcere noi speriamo che ci resti un po’, dopo ventiquattro ore sta fuori un’altra volta, dieci volte; questa è una fascia di 30/40/50.000 persone. Per queste persone qua, che possiamo fare di più di quello che abbiamo fatto fino ad oggi? E’ la strategia di riduzione del danno.

E’ una strategia di sinistra o di destra? Perché quando GASPARRI dice che la vecchietta, la signora dei Parioli, gli dice: “ma perché non gliela date l’eroina, perché così questi evitano di attentare al mio patrimonio”, questo è un sentimento di sinistra o di destra? Cioè quello di conoscere, di neutralizzare al massimo la offensibilità di queste persone che sono limitate che meccanismo è? Ed è un meccanismo anti cattolico? Ma la parabola della pecorella smarrita, dove è andata a finire? Il pastore lascia le sue pecorelle per andare a cercare la pecorella smarrita. Chi si oppone a questo fa violenza, perché crea e induce patologia.

Allora, è un delirio pensare che le istituzioni, in un Paese così operativo come l’Italia, così fertile, così ricco di intelligenze, riescano a contattare tutti i tossicomani; è un delirio, 250.000 persone, siamo a 170.000, non è un delirio, bisogna allargare le ali. Cosa si può fare per allargare le ali? Sicuramente la sperimentazione di eroina, ma la sperimentazione di eroina non sarà definitiva perché nessuno ha detto che prendere l’eroina alla USL, non lo dico in senso spregiativo, prendere l’eroina in un posto passivo è diverso dalla ricerca attiva, perché nella ricerca attiva il soggetto è protagonista, ha potere, mentre nella somministrazione passiva perde potere, è una persona malata che viene assistito e siccome il rapporto tra eroina e piacere è fondamentale, se tu ci levi il piacere che è legato al potere, ci rimane un certo squallore. Certo, sarà sempre meglio piuttosto che andarsi a sbattere, a prostituirsi.

Noi diamo le siringhe, ma saremo un po’ ipocriti a dare solo le siringhe? Il dubbio ci viene perché noi diamo le siringhe sapendo che quelle siringhe serviranno per farsi una sostanza che è stata comprata al mercato nero, che è stata pagata cara e per pagare la quale il soggetto ha dovuto o prostituirsi o rubare o rivendere la sostanza. Quindi, mi pare che una sperimentazione, per allargare la fascia, l’assorbenza del sistema, sia più che legittima, doverosa anche perché l’Italia sta in Europa e tutto quello che avviene in Europa fatalmente prima o poi, volenti o nolenti, deve succedere anche in Italia, senza che questo noi lo carichiamo di una attesa messianica, quasi che la somministrazione passiva di eroina possa risolvere d’incanto tutti i problemi. Dall’altra parte, introduco un concetto scandaloso, il concetto della coercizione. Credo che i tempi siano maturi per riflettere sulla coercizione.

Chi mi conosce, sa che VILLA MARAINI è stata la prima a scendere in strada; dal 25 marzo del ’92 ad oggi abbiamo fatto 800 interventi di overdose per strada e quindi non può pensare che noi non siamo dalla parte dei tossicomani, non siamo alleati, terapeuticamente alleati con i tossicomani e che non siamo convinti che non esista tossicomane, per quanto assatanato, per quanto diabolicamente posseduto, che non possa guarire. Noi abbiamo 50 ex tossicomani che costituiscono il valore aggiunto della nostra struttura, che fanno cose che nessun operatore fa, proprio perché l’investimento libidico è quasi obbligatorio per recuperare ed è importante perché il risultato è funzione anche dell’operatore. Se l’operatore ci crede, il risultato è buono, se l’operatore è scoppiato, è in burn-out, ha gli affari suoi, ha i problemi suoi, è chiaro che è sciatto poi nell’applicazione, le sue vibrazioni sono vibrazioni depressogene, è meglio che stia a casa.

Per questo gli operatori che si occupano di tossicodipendenza dovrebbero avere un mese di più di ferie, dovrebbero potere stare, se non gli va di lavorare, a casa, perché un operatore depresso manda depressione in giro, che non è quello di cui si ha bisogno. Questi soggetti, queste cronache di morti annunciate: noi vediamo delle persone refrattarie a tutto e a tutti e noi diciamo questo si ammazza, questo va a finire che si ammazza, questo una volta fa l’overdose, la sera dopo fa un’altra overdose, la sera dopo fa un’altra overdose, alla fine si ammazza. Ci sarà mai una possibilità di prevenire tutto ciò?

Cioè noi dobbiamo fare finta che questo non avvenga, non esista? O non è ipotizzabile che questa persona possa essere inviata in un centro idoneo, non per guarire perché guardate, c’è questo grande equivoco, che il tossicomane disintossicato sia guarito, il tossicomane disintossicato è tossicomane. La tossicomania alterna periodi di intossicazione a periodi di non intossicazione e quindi pensare, per esempio, che per l’inserimento nelle strutture a custodia attenuata debba essere disintossicato, quasi che il tossicomane disintossicato sia molto diverso dal tossicomane non disintossicato, è negare profondamente che la malattia non è la malattia di chi si droga, ma di chi è incapace di sopravvivere senza droga in una data fase della sua esistenza, per cui il fatto che si droghi, che sia intossicato o disintossicato è secondario, è assolutamente secondario. Sarà possibile ipotizzare che questa persona venga inviata in una struttura per un mese, obbligatoriamente e quindi mi rifaccio a quello che veniva detto; gli affidamenti vengono fatti senza una grande responsabilità della struttura e senza una partnership con la magistratura, anche perché i tempi sono diversi.

I tempi del tossicomane, sono che in una settimana muore, risorge, muore, risorge; i tempi della magistratura di sorveglianza sono molto più lunghi. E’ possibile creare delle équipe on line nell’interesse del paziente, perché comunque lo Stato deve essere un padre autorevole, non può essere un padre assente, non può essere uno che fa finta che quello che avviene non avvenga perché questo crea morte, crea disperazione e allora dico non ci potrebbe essere un accordo politico innanzitutto, per permettere alle ali estreme di essere sperimentate? Tra l’altro con il ricovero coatto; nella nostra legislazione, esisteva già nella 685, che era considerata una legge liberale rispetto alla JERVOLINO VASSALLI, che prevedeva, all’articolo 100, la possibilità di un ricovero coatto che non è mai stata messa in pratica se non per gli ospedali per cui la coazione non era per il tossicomane che non si voleva curare, ma era per l’ospedale che lo rifiutava e questo è stato abolito dalla JERVOLINO VASSALLI che invece era ritenuta una legge, giustamente, più repressiva.

Su questo si può cominciare a discutere, superando la logica degli schieramenti. Non dico che si possa barattare la sperimentazione di eroina volgarmente con il ricovero coatta; dico, in una ottica di moratoria, di cui abbiamo bisogno, perché noi non possiamo vivere questa continua incertezza, che fa sì che le strutture convenzionate non siano in una condizione di par condicio rispetto alle strutture pubbliche, non fosse altro perché le strutture pubbliche lo stipendio ce l’hanno assicurato alla fine del mese, mentre tutti quelli del privato sociale dipendono dagli umori, dagli accreditamenti, dai soldi che arrivano, per cui VILLA MARAINI questo mese non ha pagato lo stipendio ad operatori che vengono chiamati invece tutti i giorni dalle forze dell’ordine, perché una delle interfacce tra tossicomani e mondo sono le forze dell’ordine, in cui ogni giorno dei tossicomani vengono arrestati e in cui noi siamo chiamati a portare il metadone: è un altro uso umanitario del metadone, che vorrei fosse diffuso in tutta l’Italia, perché comunque diminuisce la conflittualità all’interno delle celle di sicurezza delle Caserme, dei Tribunali dove molte volte i tossicomani stanno come cavalli nelle celle, con la lingua di fuori ad aspettare qualcuno che se li fili o ad aspettare il turno, a volte per ore e ore, in condizioni di malessere e noi abbiamo visto che il tossicomane che va in causa coperto con tutte le sue endorfine stimolate dal metadone, alla fine si difende meglio e prende meno pena di quello che è talmente disorientato nel tempo e nello spazio, sta talmente male che tutto quello che lo circonda non lo interessa e non è neanche in grado di difendersi e mi sembra che questa sarebbe una battaglia di libertà. Venendo su temi concreti, c’è qualcuno che è in grado di prendere un’iniziativa pacificatoria?

Perché mi è parso ieri che il termine riduzione del danno sia oramai entrato, sia stato digerito da tutti, mi è parso ieri che il termine decarcerizzazione sia stato digerito da tutti; sul metadone oscilliamo perché non ho capito l’onorevole CARLESI quando ha tirato fuori l’ipotesi del metadone a 90 giorni, mi piacerebbe sapere quale rivista scientifica al mondo parla di metadone a 90 giorni se non in un salto mortale, per cercare di dire e non dire, che poi è il contrario di quello che viene detto nel libretto del Polo delle Libertà; questo mi terrorizza perché se poi le maggioranze cambiano, io non vorrei dover dire ai tossicomani che curo, guarda, vorrei ma non posso.

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