Tratto da: “Croce Rossa: Il lato oscuro della virtù” di Alberto Puliafito – Aliberti editore 2011
Massimo Barra non è un commissario. Viene democraticamente eletto: è in Croce rossa da quand’era ragazzino. Ma la sua linea non si distanzia di molto da quella di Scelli. A proposito dell’intervento italiano in Iraq dice: «Come corpo ausiliare delle Forze armate, non spetta a noi decidere quando andarcene dall’Iraq. Noi continuiamo a stare a Nasiriyya e a Baghdad e a giocare il nostro ruolo di collaborazione con i militari italiani […]. Una cosa è sicura, nonostante la guerra, in Croce rossa sono sempre di più i volontari disponibili a partire per l’Iraq rispetto al reale bisogno della nostra missione.
Questo vuol dire che gli italiani e la Croce rossa sono sensibili alle problematiche umanitarie». Barra sembra non porsi alcun problema in merito a quanto sappiano, gli italiani così sensibili, delle ragioni dell’insediamento a Nasiriyya. Del resto, quanto dichiara subito dopo la sua elezione è molto chiaro: «La mia presidenza si svolgerà nel segno della continuità e della valorizzazione delle realtà locali. Ciò comporta un processo di sburocratizzazione. Non voglio che lacci e lacciuoli che imbrigliano l’amministrazione pubblica imbriglino le nostre realtà locali».
Tutte le volte che qualcuno parla di liberarsi di «lacci e lacciuoli» bisognerebbe immediatamente alzare la guardia e prepararsi al peggio. E siccome al peggio non c’è mai fine, ecco che a un certo punto, durante la gestione Barra, arriva un’ispezione del Ministero dell’Economia e Finanze. L’ispezione si svolge dal 20 febbraio al 16 giugno 2008. Quello riportato di seguito è, di fatto, il primo documento in cui mi sono imbattuto quando ho cominciato a scavare nei meandri di questa storia: una relazione di oltre 300 pagine che termina con 9 pagine in cui si rilevano una serie di eccezioni.
Un documento prezioso e importante, da leggere attentamente. Per questo motivo, e visto che riassumerlo in poche righe non renderebbe l’idea dell’intreccio di questioni che riguardano la Cri e che vengono rilevate proprio da uno dei Ministeri controllanti, ho ritenuto fondamentale pubblicarlo integralmente. Chi non volesse addentrarsi nella lettura, si accontenterà, probabilmente, di sapere che le contestazioni alla gestione di Cri elencate dagli ispettori sono ben 54.24 Insomma, c’è di tutto. E la cosa interessante è che l’ispezione riguarda solamente il corpo militare.
Promozioni illegittime, sprechi, benefici economici non dovuti, ma soprattutto l’anomalia principale: il fatto che il regolamento dell’ente non chiarisca minimamente quale sia l’inquadramento da attribuire alla componente militare. In qualche modo, però, è come se l’attacco fosse diretto verso quella componente che, per ragioni che vedremo, è la più discussa, anche da un punto di vista meramente ideologico. La componente militare non la prende bene, e invoca un’altra ispezione. Che arriva, ma nel 2009, da parte del Ministero della Difesa. Altra ispezione, altre storture nel periodo fra il 2005 e il 2009 (da Scelli a Barra fino a Rocca, dunque): ci sarebbero 17 milioni destinati dalla Difesa per esigenze militari mai accordati ai militari, oltre 15 milioni avuti dalla Cri per Antica Babilonia “ancora da impegnare”, e risorse finanziarie per 40 milioni di euro mai spese. Ne parleremo.
Ma la sensazione è che se Scelli non ha brillato nella sua gestione, Barra non abbia migliorato le cose. Così, si va verso un nuovo commissariamento. Sul suo sito Barra scrive di sé: Ho iniziato a fare il volontario quando avevo otto anni. Dal 1965 compio missioni in tutto il mondo per la Croce rossa. Dal 1974 curo i drogati. In tutti questi anni ho incontrato decine di migliaia di persone: ricchi e poveri, potenti e miserabili, forti e ammalati, governanti e pezzenti, nobildonne e prostitute. Ho frequentato i più diversi ambienti: Quirinale e bidonvilles, grandi alberghi e capanne di stracci, salotti e celle di prigione.
Ho voluto questo sito per continuare il dialogo con quanti mi onorano della loro fiducia e confidenza, superando i confini imposti da spazio e tempo ma anche dalla stupidità delle burocrazie che da sempre combatto. Una perfetta autoagiografia. Barra cura anche i drogati. Perché continua a gestire la Fondazione Maraini, che ha creato negli anni Settanta e che tuttora si occupa di cura e riabilitazione delle tossicodipendenze. Con soldi provenienti anche dalla Croce rossa. Invece di darli a una struttura esterna, la Cri non potrebbe operare internamente?
Sono i misteri dell’ente. Quando sembra ormai fuori gioco nel panorama italiano, Barra – che persino nella sua autopresentazione rinnova le critiche nei confronti della burocrazia, dei lacci e dei lacciuoli di berlusconiana memoria – compare fra i protagonisti dell’inchiesta di Report, firmata da Sabrina Giannini. Perché nel frattempo, anche se la sua gestione in Italia non ha brillato, evidentemente grazie al suo curriculum vitae da volontario perfetto, medico degli ultimi, versione maschile di Florence Nightingale – o, forse, succedaneo di Henry Dunant e di tutte le sue idee paradossali e funzionanti solo sulla carta – lo ritroviamo nel Comitato internazionale di Croce rossa. Il 22 novembre 2009, infatti, Barra viene nominato presidente della commissione permanente, organo che governa il Movimento internazionale di Croce rossa e Mezzaluna rossa. Un incarico importantissimo, commentato con gioia dallo stesso Barra e dal nuovo commissario straordinario di Cri, Francesco Rocca.