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Interventi · 1975

La prevenzione degli infortuni. Una prospettiva europea

Da: Pionieri C.R.I. — 1975 · IT

Dal discorso di M. BARRA

“Prevenire è meglio che guarire”. Con quest’affermazione M. Barra ha aperto il suo intervento alla conferenza di Budapest, sulla Prevenzione degli Infortuni. Ricordando come spesso l’impegno dei giovani di C.R. nel campo del Primo Soccorso possa far dimenticare che esiste un campo altrettanto affascinante di azione, quello della prevenzione degli infortuni, M. Barra si è soffermato a parlare degli infortuni che avvengono nella strada e in casa. Gli incidenti stradali costituiscono il grande flagello sociale della nostra epoca: rappresentano un rischio di massa, una vera epidemia progressiva e permanente, che non dà origine ad alcuna immunità.

Questa epidemia non sconvolge più nessuno, purtroppo, ed ognuno guarda con curiosità al bilancio degli incidenti stradali di ogni fine settimana, dicendo dentro di sé: “Non è successo a me”, “A me non capiterà”. Tuttavia, il bilancio è pesante e gli incidenti stradali crescono secondo una progressione geometrica, che sembra inesorabile. Cresce anche il numero degli handicappati a causa degl’incidenti e attualmente sono i bambini, gli adolescenti, gli adulti sotto i 30 anni che costituiscono il 70% degli handicappati da incidenti stradali: questa situazione pone oggi e porrà sempre più in avvenire il problema della lunga vita menomata che attende i giovani handicappati, con tutte le conseguenze sul piano sociale ed economico per tutto il paese.

“L’inosservanza delle norme di circolazione, l’eccesso di velocità, l’assunzione di bevande alcoliche, la stanchezza causata da molte ore di lavoro o di guida, la monotonia della guida in rettilineo sono tutti fattori che possono essere determinanti nei verificarsi di un incidente. Fra tutti vorrei soffermarmi in particolare sull’alcol, che costituisce un problema che ci tocca tutti da vicino, considerato che le statistiche sul consumo di bevande alcoliche assegnano ben 12 dei primi 13 posti a paesi europei. L’alcol determina allungamento della vista e del campo visivo e perdita della nozione dei colori, altera la percezione del pericolo, eccita o soffoca le reazioni neurologiche, sensitive, motorie o caratteriali.

L’alcol agisce soprattutto sui giovani ai di sotto dei 30 anni, che sono più sensibili e più ricettivi alla sua tossicità. Nel giovane, le reazioni all’alcol sono più vive, più rapide, e più esasperate di quelle dell’adulto, aumentando anche spesso l’assenza del pericolo, già abbastanza comune di quell’età. Così un giovane può uccidersi in un incidente a causa di dosi alcoliche che non porterebbero a tanto un adulto o un anziano. In Inghilterra, da quando è stato introdotto l’esame dell’alito, che dimostra la quantità di alcol presente nel sangue, vi è stata una diminuzione del 22% dei decessi causati da incidenti stradali.

E’ auspicabile l’adozione di un vasto programma di educazione sanitaria di tutta la popolazione, a cominciare dalle prime età, per fornire una istruzione sui rischi della circolazione e sul comportamento dell’individuo nei confronti dell’infortunistica stradale. Occorre fare ampio uso di sussidi audiovisivi, per dimostrare la sensibilità all’alcol, specie dei soggetti molto giovani. Occorre rinforzare gli interventi di educazione sanitaria nelle scuole, considerato che è nella prima giovinezza che si acquisisce l’abitudine alla sobrietà o si contrae il vizio del bere”.

Il Presidente Nazionale dei Pionieri C.R.I. ha poi proseguito auspicando iniziative della C.R. sostenute anche da sussidi audiovisivi, volte a sensibilizzare sull’importante problema, ricordando la somma validità di un messaggio portato da un giovane ad un altro giovane. Egli ha poi rammentato gli incidenti pedonali: “Tra gli infortunati del traffico non bisogna dimenticare i PEDONI. Ogni anno nelle città italiane si verificano oltre cinquemila incidenti sugli attraversamenti pedonali, con i passanti che, loro malgrado, interpretano il ruolo, spesso mortale, dei birilli.

Va sottolineato con rammarico il fatto che la cifra suddetta si riferisce esclusivamente alle zone di attraversamento regolamentato, e la stragrande maggioranza degli incidenti avviene sulle cosidette “zebre”. Queste hanno dato luogo al seguente rilievo da parte del Laboratorio Britannico per le ricerche su trasporti e strade: – “Contrariamente all’opinione che gli incroci con le zebre hanno contribuito alla sicurezza, essi sono ancora ben lungi dal risultare soddisfacenti e sui medesimi, come dimostrano le statistiche, i pedoni vengono tuttora feriti e uccisi”.

– Siccome nulla avviene senza ragione, si deve concludere che tale tipo di attraversamento rappresenta una specie di “trappola”, anzitutto per i pedoni e, in subordine, per gli automobilisti. Se questi, infatti, sono da condannare perché quasi mai accennano a rallentare in vista delle “zebre”, ai primi bisogna imputare comportamenti inopinabili da rasentare l’incoscienza”. Anche a tal riguardo Massimo Barra ha auspicato che il Convegno di Budapest possa offrire lÕoccasione per organizzare, ad esempio, una giornata in tutta Europa, quale contributo dei giovani di Croce Rossa alla sicurezza stradale.

E’ poi passato da esaminane l’altro aspetto dell’infortunistica, quello degli incidenti domestici, ricordando una nota della O.M.S.: “L’auto più veloce o addirittura l’aereo, la montagna più impervia, un battello squassato dalla tempesta sono meno pericolosi di una cucina, o di una rampa di scale, o di una camera da letto moderna. Un tubetto di aspirina abbandonato sopra un tavolo, una bacinella di acqua bollente, un cacciavite dimenticato colpiscono, e spesso uccidono molti più giovani che non la poliomelite e la tubercolosi.

In realtà, le migliorate condizioni delle abitazioni, apportando una certa quantità di innovazioni, da un lato hanno ridotto la frequenza degli incidenti domestici più tradizionali, dall’altro hanno creato rischi nuovi”. Nelle case sono aumentati i rischi di folgorazione (elettrodomestici vari, prese di corrente, ma anche giocattoli elettrici), di avvelenamento (insetticidi, detersivi, medicinali). “Non bisogna lasciare nulla di intentato per eliminare i rischi connessi all’uso di certi prodotti o oggetti e per migliorare quanto è più possibile le condizioni di sicurezza.

Alla luce di questi fatti, la prevenzione degli incidenti che si verificano in casa dovrà rappresentare una parte importante delle nostre attività di educazione sanitaria. Non c’è incidente senza causa. Spesso, è l’ignoranza delle cause di pericolo, la leggerezza o addirittura l’incoscienza”. “La più grande forma di prevenzione che potremo attuare è l’informazione capillare dei rischi e pericoli che si possono correre nelle più svariate circostanze.

Limitarsi infatti, a dire, ad esempio ad un giovane: – Bisogna stare attenti -, bisogna essere prudenti – non ha alcuna efficacia ai fini della prevenzione. Ciò che conta è riuscire a responsabilizzare il più gran numero di persone possibile -, cioè il renderle coscienti di come si possono evitare quasi tutti gli infortuni con il rispetto di alcune semplici norme. Anche la propaganda negativa, terrificante, che produce incidenti fatali, è recepita limitatamente dalle popolazioni.

Per educare la massa si devono adottare messaggi positivi, prospettarle il problema e renderla partecipe attivamente, convincendola senza spaventarla”. Barra ha infine concluso sollecitando tutti i giovani di C.R. a utilizzare nel proprio sforzo tutte le energie disponibili, a considerare i soci della C.R. giovanile non come numeri da mostrare nelle statistiche, ma come giovani considerare e cointeressare nella scelta delle attività e del modo di gestirle.

“Dobbiamo ridurre al minimo quanto di burocratico c’è nella nostra organizzazione, favorire i più ampi scambi fra i differenti gruppi – di base, saltando, se necessario, anche le strutture ufficiali. E’ necessario che i gruppi giovanili di Croce Rossa si conoscano meglio fra di loro, impostando nel loro incontro un dialogo in termini di attività da pianificare e realizzare in comune, più che sul piano di una generica conoscenza di usi o costumi, destinata inevitabilmente a interrompersi per disinteresse sopravvenuto.

Gestendo insieme la risoluzione pratica di un problema, per esempio una campagna simultanea in più paesi per la prevenzione degli infortuni, da realizzarsi con “slogans” comuni ideati e “messi in opera” dagli stessi giovani di C.R., ci si accorgerà che non esistono differenze fra i giovani dei diversi Paesi, che i problemi e i modi di affrontarli sono gli stessi, che, quindi, l’esser nati e vissuti a Copenaghen o a Mosca, a Parigi o a Budapest, o a Roma è un fatto di secondaria importanza, che l’importante è di agire insieme, potenziando così le risorse di ognuno”.

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