Da: “Il Riformista” di sabato 29 luglio 2006
PARLA BARRA, PRESIDENTE CRI
«Ritengo che la priorità debba sempre essere la salvaguardia della salute dei cittadini. Non spetta a me dare giudizi politici sulla serrata dei farmacisti. Ma come lei sa, la Croce Rossa ha una priorità: tutelare le persone vulnerabili. E temo che uno sciopero delle farmacie danneggi anzitutto queste persone». Massimo Barra, presidente della Croce Rossa italiana, nutre qualche dubbio non solo sul metodo, ma anche sul merito della protesta dei farmacisti. Rientrata, per fortuna, nella serata di ieri. «Beh, è un fatto – commenta – che i medicinali vengono venduti nei supermercati in moltissimi paesi, non vedo perché non debba succedere anche in Italia». Raggiunto telefonicamente dal Riformista, Barra, che è medico, fa notare tuttavia che«il ruolo dei farmacisti è importantissimo.
Hanno una funzione, come dire, psicoterapica sui cittadini, ma anche di educazione sanitaria, nell’ambito della strategia sanitaria complessiva». L’ex vicepresidente della Croce Rossa è anche ansioso di affrontare un altro argomento, di raccontare un progetto ambizioso che sta per partire in Afghanistan e che ha incassato proprio ieri l’appoggio del governo italiano. Si tratta di un piano di acquisto legale dell’oppio afghano per utilizzo terapeutico. Il viceministro agli Esteri, Ugo Intini, ha annunciato che il governo italiano «si farà promotore sia in sede europea e afghana» di questo progetto. Barra è soddisfatto, anche perché la Croce Rossa italiana ha già dato il sostegno a questa iniziativa, che si avvale anche dell’esperienza del Senlis Council, un think tank sui temi della sicurezza e dello sviluppo che si spinge da anni fortemente per questo progetto di un uso legale dell’oppio. La ratio di questa strategia è molto semplice: è illusorio pensare che gli afghani distruggano o convertano le coltivazioni di oppio, come imposto dalla legge. E’ molto più sensato allora permettere ai contadini di continuare a coltivarlo per venderlo per scopi terapeutici.
Altri motivi ce li riassume Barra, con grande enfasi: «La Croce Rossa Internazionale scandisce – combatte con ogni mezzo la terapia del dolore. L’esaltazione del dolore è propria solo di chi non lo conosce. E la morfina è uno dei migliori analgesici del mondo». Quanto viene utilizzata in Italia? «Una cosa ridicola, siamo al 103mo posto al mondo, al livello della Bulgaria, per colpa di sovrastrutture burocratiche ipertrofiche, borboniche, insomma insormontabili. Alla fine, quando un medico deve prescrivere la morfina sembra quasi uno spacciatore, è una vera vergogna». Ne ha parlato per caso con il ministro della Salute, Livia Turco? «Guardi, già due ministri, in precedenza, ossia Umberto Veronesi e Girolamo Sirchia, avevano mostrato una grande sensibilità per questo tema. Anche il ministro Turco sembra molto disponibile. Insomma, il dolore è un male e va combattuto e allo scopo è urgente una maggiore spinta alla diffusione della morfina». Quanto alle coltivazioni di oppio in Afghanistan, Barra ricorda che «il 60 per cento del Pil afghano è legato all’oppio ed è illusorio pensare di intervenire con mezzi burberi e barbari come la conversione o la distruzione.
L’idea è invece quella di renderli legali, che è anche un modo per strappare questo commercio ai signori della droga». Presidente parliamo di un altro fronte caldo, la guerra tra Libano ed Israele. Giorni fa è stato colpita un ambulanza della Croce Rossa. «Lì c’è una situazione molto preoccupante, con continue violazioni, da parte sia di Hezbollah in Libano che di Israele, della Convenzione di Ginevra. E aggiungo che lo stesso fatto di istituire un corridoio umanitario è un fatto paradossale, perché la Croce Rossa Internazionale dovrebbe avere garantito il libero accesso ovunque, non solo in alcune zone». Allora sottoscrive l’appello di Emanuele Ottolenghi che il Riformista ha fatto proprio e che chiede l’applicazione della Terza Convenzione di Ginevra ai due militari israeliani rapiti da Hezbollah libanesi? «Lo sottoscrivo solo se citate anche la Quarta Convenzione di Ginevra». Resta il tempo per un’ultima domanda. Cosa ne pensa della Conferenza di Roma? «Guardi, la Croce Rossa non esprime posizioni politiche. Mi limito solo ad osservare che da quel vertice non sembra uscito per ora alcun risultato che migliori in maniera apprezzabile le condizioni di queste popolazioni».