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Interviste · Gennaio 2011

Intervista al Dr. Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini

Da: Giornalino della III Casa di Rebibbia ICATT — Gennaio 2011 · IT

Da: “Giornalino della III Casa di Rebibbia ICATT” gennaio 2011

D: Vorremmo un piccolo resoconto sulla Fondazione Villa Marami

R: E’ una grande “avventura terapeutica” iniziata da me nel 1976. Consiglio chi ne vuole approfondire temi e strategie di consultare il sito www.villamaraini.it oppure il mio sito www.massimobarra.it

D: come vede le attuali politiche sulle droghe a livello legislativo?

R: fare una legge sulla droga che aiuti le persone è una impresa pressoché impossibile. Io predico in tutto il mondo una politica umanitaria sulle droghe. Meno repressione, meno violenza. più terapia. La stigmatizzazione uccide più della droga.

D: che significato ha il carcere per i tossicodipendenti?

R: in carcere c’è sempre il rischio che un tossicodipendente impari da chi è peggio di lui a delinquere “meglio” per procacciarsi la droga.

D: dopo tanti anni di impegno sulle tossicodipendenze, si sente motivato come all’inizio?

R: ho lo stesso entusiasmo di allora. Nel frattempo però, mi sono “scafato” avendone viste di tutti i colori Sono convinto che chiunque, quale che sia la gravità della sua dipendenza e della sua patologia, può smettere di drogarsi, quando il suo amore per la droga è finito. E prima o poi finisce per tutti perché la routine è la tomba dell’amore.

D: la società ha compreso in tutti questi anni l’importanza delle comunità laiche? Ci sembra di recepire una netta differenza tra le comunità di impostazione cattolica e le altre.

R: Le comunità terapeutiche non sono diverse per il fatto di essere di impostazione laica o religiosa, ma per i criteri più o meno selettivi di ingresso e per la tipologia dei programmi. Tutte vanno bene al massimo per il 10% dei tossicodipendenti, i più motivati a smettere. Villa Maraini non rientra negli standard, è diversa, non perché laica, ma perché non è (solo) una comunità terapeutica.

D: Quanta importanza hanno i centri di ascolto e di prima accoglienza per le persone coinvolte nell’uso di stupefacenti

R: Un’importanza enorme. Non rifiutano, non giudicano, non lasciano il tossicodipendente solo con se stesso, creando così un aggancio che potrà trasformarsi, magari dopo anni, in un rapporto, in un percorso terapeutico.

D: le sue prospettive future?

R: ribadisco l’impegno di fare “Advocacy”, di essere portavoce dei tossicodipendenti (i più vulnerabili tra i vulnerabili) presso i Governi e la Società Civile, perché si realizzi ma politica umanitaria sulle droghe.

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