Ministro precisa, è posizione mia; Bindi, non in programma Unione
«Nessuna contrarietà preconcetta rispetto a forme di sperimentazione di riduzione del danno come, ad esempio, le shotting room (le stanze del buco, ndr): la sia pur cauta apertura del ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ribadita ieri sera come «personale» e non del governo, è stata accolta da una levata di scudi da parte dell’opposizione di centrodestra e con prese di distanza da alcuni colleghi di governo. Positive, invece, le reazioni della maggior parte degli operatori delle dipendenze. In un ambito di politiche di riduzione del danno – ha detto Ferrero parlando ieri a Radio Radicale – è necessario avere la possibilità di sperimentare, vedere cosa è stato fatto in altri Paesi». Non si tratta di un modello, precisa il ministro, ma di verificare l’efficacia di nuove formule, senza preconcetti, per vedere come funzionano.
In serata, poi, la precisazione: «È una mia convinzione personale, maturata dall’osservazione delle esperienze europee in materia, che non impegna ovviamente il governo dell’Unione». Ma intanto la collega di governo Rosy Bindi aveva già preso le distanze: «Ferrero parla a titolo personale e non del governo» ha dichiarato, precisando che nel programma dell’Unione «non c’è alcuna ipotesi di avviare la sperimentazione delle cosiddette stanze del buco». «Abbiamo preso l’impegno di abrogare la legge Fini-Giovanardi – ha detto ancora Bindi – ma quell’impegno non può essere trasformato in un atteggiamento permissivo o di resa nei confronti della tossicodipendenza». Dalla maggioranza, a sostegno di Ferrero, si levano le voci di Luana Zanella dei Verdi che parla di «squarcio di luce dopo anni di oscurantismo e repressione» e di Donatella Poretti della Rosa nel Pugno, che lo invita a «non perdere tempo». Ma è dall’opposizione che si rovescia ben presto sul ministro una vera e propria valanga di «accuse». Durissimo l’ex sottosegretario all’interno, Alfredo Mantovano, tra gli ispiratori della legge Fini-Giovanardi: «Ferrero propone lo spaccio di Stato» afferma.
Non meno pesanti i commenti di altri esponenti della Casa delle Libertà. Maurizio Gasparri (An) parla di «ipotesi folkloristica» e di «proposte inaccettabili e impraticabili»; per Alessandra Mussolini, di Azione sociale, Ferrero è «impresentabile»; Riccardo Pedrizzi (An) si chiede se i cattolici dell’Unione siano d’accordo con il ministro di Rifondazione. Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia Cristiana, giudica «fuori dalla realtà» le dichiarazioni di Ferrero. Per la Lega interviene Roberto Maroni, che assicura che il suo gruppo «s’impegnerà sin d’ora a ostacolare questo e altri progetti mirati ad abbassare il livello di contrasto alla diffusione di qualsiasi tipo di droghe». Reazioni positive, invece, da molti operatori delle dipendenze. A cominciare dal presidente della Cri. Massimo Barra, che da anni si occupa di dipendenze ed esperto della riduzione del danno, tanto da averla applicata per primo in Italia «Meglio le stanze del buco – commenta – che un’overdose in uno scantinato, col rischio di morire.
In una logica di pragmatismo, è senza dubbio un fatto positivo tenere sotto controllo chi si droga». Della stessa opinione Vittorio Agnoletto, eurodeputato ma anche medico impegnato nella lotta all’Hiv: «Ho verificato direttamente l’efficacia di progetti simili già avviati in alcuni Paesi europei». Nessuna obiezione da Federsert, la Federazione dei servizi pubblici per le dipendenze: «Potrebbero servire in alcuni contesti sociali particolarmente problematici», afferma il presidente nazionale Alfio Lucchini. Negativo invece Andrea Muccioli, di San Patrignano, secondo il quale «distribuzione controllata d’eroina, programmi di mantenimento con metadone, narcosale, ottengono da sempre un solo risultato: cronicizzare le condizioni di dipendenza degli individui, lasciandoli prigionieri della droga».