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Interventi · 12 Giugno 2006

Droga: “stanza del buco”; Barra (C.R.I.), perché no?

Da: ANSA — 12 Giugno 2006 · IT

No alla politica dello struzzo

“Meglio le ‘stanze del buco’ che un overdose in uno scantinato o in un bagno, col rischio di morire. In una logica di pragmatismo, è senza dubbio un fatto positivo tenere sotto controllo chi si droga”. L’ipotesi dello shotting-room, avanzata dal ministro Paolo Ferrero, piace al presidente della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini (struttura che si occupa di lotta alla tossicodipendenza a Roma), esperto della riduzione del danno tanto da averla applicata per primo nel nostro paese. Barra richiama soprattutto l’attenzione ad evitare “la politica dello struzzo”. “La ‘stanza del buco’ – osserva – non è una novità, ci sono in Spagna, in Germania, in Svizzera, io stesso ho visto come funziona. Di solito sono strutture finanziate dallo stato ed affidate ad associazioni di volontariato che permettono l’assunzione di droghe in ambienti sterili e controllati, alla presenza di infermieri e medici. In una visione pragmatica, è sicuramente meglio tenere sotto controllo queste persone.

Meglio drogarsi vicino un camper della Croce Rossa”, come sono stati allestiti a Roma, “piuttosto che in un sottoscala, dove in caso di necessità non c’è alcuna assistenza”. Barra ha anche descritto come funzione il centro di Ginevra, che lui ha visitato recentemente: la “stanza” è composta da una sala d’attesa, in cui c’è un bar, e da stanzini chiusi con paraventi per assicurare la privacy. Chi arriva prende un numero per evitare le file, e una volta entrato riceve da infermieri acqua distillata e siringhe sterili. “Noi – aggiunge Barra – non siamo interventisti, siamo semplici osservatori di quanto avviene. Dal ‘92 i nostri camper hanno salvato 1.300 persone. Gente che magari si avvicina ai nostri operatori perché si sentono sicuri e protetti. In questi anni sono passati centinaia di operatori, anche anziani, e nessuno si è scandalizzato. Si capisce la tensione morale che porta gli operatori a contatto con la sofferenza senza giudicare né tollerare. Il nostro è un atteggiamento umanitario. Mentre lo stigma uccide”.

“Non ne faccio una battaglia – precisa il presidente della Cri – Io obbedisco alla legge. Però visto che i drogati ci sono, è meglio affiancare loro un’ assistenza piuttosto che fare la politica dello struzzo che ignora, si scandalizza, giudica. Politiche che portano alla morte”.

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