Da: “www.redattoresociale.it” n.1.110 del 16 dicembre 2005
“Troppi governi ignorano il legame tra scambio di siringhe e infezione da Hiv”. Il neo-eletto presidente della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra, lancia un appello alla comunità internazionale. Sul fenomeno mancano dati attendibili
“La relazione tra lo scambio di siringhe e l’infezione da Hiv deve essere affrontata dai governi”. Lo ha dichiarato il neo-eletto presidente della Croce Rossa Italiana Massimo Barra, nel corso del meeting delle Delegazioni della “Croce Rossa/Mezzaluna Rossa” dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. Un meeting definito “eccezionale” da Emmanuel Reiner, direttore di Senlis (forum internazionale di consulenza e indirizzo sulle politiche delle droghe), proprio perchè riunisce i rappresentanti dei Paesi più interessati dalla “crisi del legame diretto tra Hiv/Aids e assunzione per via endovenosa di droga”.
Nelle ex Repubbliche sovietiche sono stimati circa 5milioni di consumatori di eroina. Secondo Paul Flynn, membro del Parlamento inglese e rapporteur della Convenzione sulla sanità pubblica del Consiglio d’Europa, “i dati del governo di Mosca indicano che il 90% dei casi di Hiv/Aids sono eroinomani”, cifre simili in Tagikistan, dove i contagi per scambio di siringhe infette rappresenterebbero il 40% dei casi. Ma si tratta soltanto di stime, il fenomeno potrebbe essere anche di misura maggiore. Con il crollo dell’unione sovietica infatti è collassato l’intero servizio sanitario di questi paesi, per cui laddove si hanno dei dati sono riferiti ad alcuni monitoraggi per regioni, ma non sono cifre attendibili. A ciò si aggiunge una scarsa quando non del tutto assente campagna di informazione e prevenzione sull’Aids, che in diversi Paesi dell’Asia centrale costituisce tutt’ora un tabù.
Per contrastare il fenomeno due linee di azione. Da una parte il think tank di Senlis, che raccomanda ai governi interessati dal problema “politiche socilai e di salute pubblica” anzichè repressive, ed un “consolidamento delle buone prassi” messe in atto con successo in alcuni Paesi. Dall’altra l’operato della Croce Rossa, delineato da Barra nell’integrazione tra dimensione operativa e di advocacy, evocando l’immagine di “un ponte tra governi e società civile”, soprattutto nell’Est europa e nell’Asia centrale. Per esempio in Afghanistan, primo produttore mondiale di eroina.
A Kabul cresce l’attenzione verso i consumatori di eroina e i casi di contagio di Aids, complici 24 anni di guerra e la facile reperibilità dell’oppio. Per Fatima Gailani, presidente della Mezzaluna Rossa afghana, “aumentano in casi di contagio, soprattutto tra i rifugiati che stanno rientrando in patria dall’Iran e dal Pakistan”. Cifre non ce sono, il fenomeno pare comunque limitato, ma “proprio perchè non è ancora un grande problema – continua Gailani – dobbiamo intervenire efficacemente prima che lo diventi”. Proprio in Afghanistan il Senlis ha recentemente completato uno “Studio di fattibilità sulla legalizzazione dell’oppio”. Obiettivo dichiarato la produzione dei derivati oppiacei utilizzati nella farmacopea medica, a partire dalla morfina e altri farmaci essenziali. Kabul vanta infatti due opposti primati: è il primo produttore mondiale di oppio e allo stesso tempo non ha disponibilità di morfina nè programmi di terapia del dolore.