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Interventi · 8 Febbraio 1992

Da nove mesi stava provando a uscire dal tunnel

Da: Il Tempo — 8 Febbraio 1992 · IT

Da: “Il Tempo” dell’8 febbraio 1992

Massimo Barra, direttore del centro di recupero di Villa Maraini, lancia accuse a medici e infermieri

“Non si butta via una vita cos“, sarebbe stata sufficiente un’altra fiala di Narcan”

L’HANNO ammazzato tutti medici e infermieri. Non si butta via una vita così dopo nove mesi di lavoro bestiale. Alza la voce Massimo Barra, fondatore e direttore di Villa Maraini, l’isola verde sulla Portuense dove gravitano quattrocento giovani tossicodipendenti.

Qui Giovanni Silvestri, 34 anni, quattro lingue straniere, una predisposizione alle buone letture, spiccato senso estetico, stava conducendo la sua lotta quotidiana contro una maledetta voglia. La voglia di bucarsi, di riempirsi d’eroina per colmare l’abisso dl vuoto che stordisce ogni tossicodipendente.

Per farlo aveva scelto la strada più difficile, quella del naltrexone: una pillola al giorno elimina il piacere dell’eroina, e come castrarsi da solo – chiarisce Barra – un metodo al limite del masochismo. Nove mesi in queste condizioni, pensate quanto può essere stato duro. Ma Giovanni Silvestri in questo centro si era trovato bene, uno dei medici era addirittura un compagno delle elementari.

“Rimasi male quando me lo vidi di fronte: quel giorno parlammo di vecchi ricordi, di amici finiti chi bene e chi male”. Roberto Rocchi, medico del servizio telefonico di Villa Maraini, ci tiene però a ricordare il suo amico Gianni come l’aveva visto l’ultima volta “In compagnia di una bella ragazza, davanti alla libreria Feltrinelli, sempre in ordine, sempre dignitoso sia nei modi che nell’ abbigliamento”.

Come dire ai suoi colleghi del Policlinico che non c’era bisogno di netturbini e che l’immondizia si trova in strada, non su una barella d’astanteria. Una vicenda che arriverà in tribunale: la famiglia Silvestri si e costituita parte civile e toccherà all’avvocato Piera Paschero e all’assistente Monica Zambotti puntare il dito sulle cause della morte, le colpe, quella firma sul registro che non convince ancora.

Nel frattempo accuse e denunce giungono da Barra, senza risparmio. “Gianni avrà pure firmato di suo pugno per andarsene. Da medico e da esperto dico però che due fiale di narcan non bastano per togliersi un tossico dalle scatole. L’effetto è quasi istantaneo ma spesso la morfina torna a rioccupare i recettori, c’è un’overdose di ritorno”.

Proprio quello che, deve essere toccato a Giovanni Silvestri: chi lo conosce giura che non si sarebbe mai accampato in una barella per passare la notte. Ripreso il malore è tornato al Policlinico, accasciandosi sulla lettiga. Tre ore d’agonia tra sguardi curiosi, squallidi diverbi e scaricabarile. “E pensare – rincara Barra – che bastava un’altra fiala di narcan, una sola, per salvargli la vita.

Poteva fargliela un medico, un infermiere, perfino un ausiliario, alla faccia del regolamento. Chi vive nel Policlinico sa bene che il narcan non ha effetti collaterali, fa sempre bene in questi casi. E al diavolo la prassi, quando un uomo boccheggia e sbava sangue!”.

Certo, sarà difficile spiegare alla piccola Sara, senza più genitori, in che modo papa ha lasciato questo mondo. La bambina ha 8 anni, capelli biondi, una mamma straniera tornata in patria, stanca di vivere con un uomo drogato e pregiudicato. Adesso Sara vive con la nonna Rosaria, ottantenne, distrutta dal dolore ma decisa a tenere con sé questa faccetta un pò smagrita, innamorata pazza di papà.

A badare a lei c’è anche la zia e una coppia di amici pronti a intervenire in qualsiasi momento, perfino ad adottarla, se necessario. Dovrà decidere il Tribunale dei minori. Voglia il cielo che Sara incontri i almeno un briciolo di fortuna in questo tragico esordio di vita.

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