Da: “il Popolo Cattolico” del 13 maggio 2006
INTERVISTA AL PRESIDENTE NAZIONALE MASSIMO BARRA
In occasione dell’8 maggio, giornata mondiale della Croce Rossa abbiamo incontrato Massimo Barra, Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana. E’ stato eletto Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana il 28 dicembre 2005 e dopo che tutte le componenti del movimento avevano concordato sulla sua unica candidatura. Ecco le domande e le risposte.
Parliamo della base:
Vediamo tutti i giorni, i volontari della Croce Rossa per le strade delle nostre città pronti ad aiutare chi soffre. La popolazione di Treviglio, Romano e dei paesi del territorio conoscono la dedizione dei volontari Trevigliesi, come loro ogni comune Italiano conosce la Croce Rossa attraverso la quotidiana opera degli oltre 200.000 volontari Italiani. Del grande ed enorme sviluppo che ha visto la Croce Rossa radicarsi nelle realtà locali mi sento felicemente ed obiettivamente corresponsabile.
Come fa la Croce Rossa ad essere sempre se stessa in ambienti tanto disparati?
Il movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e con esso la Croce Rossa italiana hanno una grande ricchezza ed una grandissima risorsa. I principi di Croce Rossa, su cui basiamo ogni nostra attività sintetizzano i fini del Movimento: umanità, neutralità, imparzialità, indipendenza, volontariato, unità, universalità. Ogni operatore di Croce Rossa deve avere i 7 principi sempre presenti e lasciarsi guidare da loro in ogni occasione.
In quest’ottica il nuovo simbolo di croce rossa, il Cristallo Rosso, che ha destato tante polemiche e preoccupato qualche volontario, come si colloca?
Anzitutto voglio tranquillizzare i volontari: la Croce Rossa Italiana resterà sempre Croce Rossa. Vogliamo sempre perseguire i nostri ideali ed i nostri principi: uno di loro, l’universalità ci chiede di mettere tutte le popolazioni nelle condizioni di poter fruire al meglio dei servizi della Croce Rossa. Per questo, poiché i simboli di neutralità come la croce e la mezza luna in alcuni contesti non erano percepiti come emblemi neutrali perché fraintesi abbiamo scelto un simbolo addizionale che potesse essere percepito da tutti come svincolato da ogni significato politico o religioso ed abbiamo scelto il cristallo rosso. Su questo poi si sono montate polemiche strumentali e, spesso, in mala fede.
Hai recentemente proposto di affidare in toto alla CRI la gestione dei centri di permanenza temporanea per immigrati; quando uno pensa alla Croce Rossa pensa alle ambulanze o alle battaglie. Queste sono, invece, emergenze quotidiane, strutturali.
La missione della Croce Rossa è di assistere le persone vulnerabili. Il concetto di vulnerabilità è variabile e infatti le attività della Croce Rossa sono assai diverse tra loro, io credo che la Croce Rossa debba essere l’avanguardia dello Stato, quella che va nelle zone d’ombra, sempre più numerose, in cui lo Stato ha difficoltà ad avventurarsi, pronta a mediare tra inseriti e marginali, ricchi e poveri, sani e malati. Abbiamo un’ideologia di mediazione e non giudicante.
Hai dedicato gran parte della tua vita alla lotta alla droga. Pensi che la CRI possa proporsi ai giovani come valida oppor¬tunità di impiegare il proprio tempo e come opportunità di co¬struire i propri ideali ?
Ho sempre prestalo molta atten¬zione, nella lotta alla droga, agli adolescenti; ho sempre cercato di ade¬guarmi a loro, senza voler essere per forza un “giovanilista”, vivendo in mezzo ai giovani mi viene naturale usare il loro linguaggio. I vecchi dicono che i giovani non hanno valori: non è vero! La verità è che i valori dei giovani sono diversi da quelli degli anziani.
Hai ripetutamente sottolinea¬to l’importanza per la Croce Rossa di una efficace comunicazione, non ha più valore il “lavorare in silenzio”?
Sono andato a Nassiriya per un omaggio a chi sta svolgendo un lavoro straordinario, con grande efficienza. E, soprattutto, in silenzio. La Croce Rossa deve coniugare due esigenze apparentemente contrapposte: quella di operare nella massima discrezione, per garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri operatori e quella, istituzionale, di diffondere i principi del diritto internazionale umanitario ed informare l’opinione pubblica di quello che stiamo facendo.
Nassiriya, siamo già in grado di abbozzare un bilancio?
L’impegno della Croce Rossa in Iraq è stato continuo, per me era ormai giunto il momento di fare visita al personale della Cri che, dall’inizio della missione, si è alternato a Nassiriya. Si tratta di più di mille persone che si sono finora alternate lavorando con grande entusiasmo, facendo il loro dovere. E anche di più. Volevo rendermi conto di persona della situazione qui a Nassiriya se ci sono dei problemi, se è soddisfacente il rapporto tra noi e la sanità militare e se, eventualmente, può essere migliorato. Gli italiani possono essere fieri di questa gente, per lo più civili che rispondono alle nostre chiamate con entusiasmo, lasciando famiglia e lavoro, nell’ interesse superiore della nazione. Tutto questo, ripeto, in silenzio, lontano dai riflettori.
In definitiva, cosa significa per te essere volontario CRI?
Innanzitutto essere un buon cittadino, che non sta dalla parte di coloro che contestano e basta ma si rimboccano le maniche per risolvere i problemi della vita quotidiana. Significa occuparsi delle persone vulnerabili. Significa anche fare vita sociale e considerare i volontari non sulla base di pregiudizi ma sulla base di una comune adesione ai principi fondamentali della Croce rossa, primo fra tutti il principio di umanità.
Ultima cosa: che speranza hanno i volontari di Treviglio di incontrarti qui?
Mi piace girare per le unità locali: conoscere i Volontari, non voglio perdere il contatto con la base. Non e detto che nasca presto l’occasione per incontrarci anche a Treviglio.