Da: “Corriere della Sera” di lunedì 12 gennaio 1987 – Roma.
Giuseppe Bertolucci ha girato un film tra i ragazzi di “Villa Maraini”
Uno spaccato della vita di alcuni giovani tossicodipendenti nella comunità terapeutica di via Ramazzini – Il documentario viene trasmesso domani alle 20.30 su Rai 3
Droga: un pianeta esplorato talvolta male anche da diversi organi di informazione. Luoghi comuni, idee fantasiose, fiducia in miracolistici interventi che possano da un giorno all’altro portare il tossicomane fuori dal “tunnel” dell’eroina. La realtà è certamente diversa. Soprattutto quando si viene in contatto con i centri antidroga, ci si accorge delle difficoltà, dei sacrifici indispensabili per disintossicarsi.
Il problema verrà affrontato in tutta la sua drammaticità dalla trasmissione che andrà in onda domani, 13 gennaio, alle 20.30 su Rai 3: è un film documentario di Giuseppe Bertolucci dal titolo “II perché e il percome”, inserito nella serie televisiva “Quaderni di città”.
Tante storie
La pellicola è stata girata all’interno di villa Maraini, la comunità terapeutica aperta che si trova dentro il comprensorio della Croce Rossa di via Ramazzini. Allo spettatore viene offerto uno spaccato crudo ma vero dell’incontro e della convivenza con l’eroina di alcuni giovani che, uno dopo l’altro, raccontano le loro storie personali.
Non c’è pietismo, non si fa della morale, non ci sono consigli ma è semplicemente un’analisi dal di dentro delle cause che portano un ragazzo a diventare tossicodipendente, della vita di chi si droga, di come possono maturare certi meccanismi indispensabili per uscire dal “tunnel”. Il primo racconto è di Serenella, una giovane psicolabile che pur facendo parte della comunità non è mai entrata in contatto diretto con l’eroina.
La droga però l’ha colpita lo stesso, uccidendole l’amico più caro e portandole via tanti altri compagni di emarginazione. Come Walter, che nel film racconta una vicenda amara, di solitudine, morto per overdose al termine delle riprese. Carlo, invece, legge il “dizionario della piazza”, spiegando il significato che assumono certi vocaboli nel mondo della droga.
Ma la testimonianza più drammatica è forse quella di Stefano che a trent’anni ha già creato e distrutto due famiglie. E’ stato in carcere e il suo fisico appare minato dalla tossicodipendenza. Davanti alla macchina da presa, traccia un bilancio della sua esistenza: “Per anni ho vissuto come nell’ovatta, l’eroina mi tacitava i sentimenti e mi portava ad avere un rapporto falsato con me stesso, con la realtà, con gli altri.
Oggi, lontano dalla droga, ho riacquistato la lucidità, la capacità di amare e di soffrire”. E’ poi la volta di Massimo, un personaggio che sembra uscito da un libro di Calvino. Rivela con candore le “malefatte” compiute per procurarsi la droga. E’ un racconto vivace, frizzante, talvolta addirittura divertente, come quando parla del suo tentativo di rubare una scimmia allo zoo.
“Avevo letto che intorno agli animali esotici si era sviluppato un mercato fiorente. Allora sono andato al giardino zoologico per vedere di procurarmene una. La pantera no, era troppo cattiva. La giraffa troppo ingombrante. II coccodrillo, nemmeno a parlarne. Così ho pensato alla scimmia. Un lavoretto facile, senza rischi. Invece appena sono entrato nella gabbia mi hanno preso i guardiani e sono dovuto fuggire saltando da un recinto all’altro, in mezzo agli animali”.
Le cure
II film contiene anche l’intervento di un medico, Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e consulente comunale per le tossicodipendenze. Barra spiega che chi si droga lo fa perché già sta male. “Soltanto in un secondo tempo si sta male perché ci si droga.
La terapia, quindi, non si identifica con la disintossicazione, ma consiste in un lungo cammino nel quale le cure fisiche sono solo un aspetto. Occorre intervenire anche sulle cause che hanno portato alla scelta dell’eroina”.