CASTIGLIONE – Incontro organizzato da volontari pionieri CRI
E’ stata presentata l’attività della comunità terapeutica “aperta” Villa Maraini di Roma e si è parlato criticamente della liberalizzazione della droga e delle conseguenze
Grande interesse ha riscosso il dibattito su “Tossicodipendenze e A.I.D.S.” svoltosi a Castiglione delle Stiviere, venerdì 16 ottobre scorso. La conferenza è stata tenuta dal dr Massimo Barra (Ispettore nazionale dei volontari del soccorso, presidente del Gruppo esperti Croce Rossa internazionale sulla droga, consulente del Comune di Roma sulle tossicomanie, Fondatore di “Villa Maraini) e dal dr Vittorio Lelli (collaboratore del dr Barra e responsabile di “Villa Maraini”).
Due relatori di chiara fama, dunque, e di lunga esperienza soprattutto in merito al problema trattato durante la conferenza-dibattito. Un breve cenno a “Villa Maraini”, tuttavia, può aiutare il lettore alla comprensione di quanto e cosa si fa a Roma per la tossicodipendenza. “Villa Maraini” è una comunità terapeutica sorta a Roma nel 1976 grazie all’intervento del dr Barra.
E’ un centro pubblico che si occupa del trattamento finalizzato al recupero e reinserimento di soggetti tossicodipendenti e alcolisti. E’, inoltre, una comunità di tipo aperto in contrapposizione alle comunità di tipo chiuso che funzionano 24 ore su 24. Villa Maraini rifiuta la selezione iniziale e non accoglie solo chi è motivato a smettere (come accade nelle comunità “chiuse”), ma ancora di più cura chi non lo è. Durante il dibattito che ha seguito la conferenza, è stata posta al dr Barra proprio una domanda su questo aspetto specifico chiedendo spiegazioni sulla scelta di una comunità aperta.
Barra ha replicato che “di solito le comunità terapeutiche fanno una certa selezione, la cosiddetta selezione della motivazione. Il soggetto deve essere motivato a smettere. Ma ogni individuo è diverso dagli altri, ed è diversa anche la sua patologia. Se il tossicomane che è motivato a smettere sta male, il soggetto non motivato sta male due volte.
Se il primo è giusto che vada in un contenitore ad elastico rigido, come la comunità terapeutica che chiede molto in cambio, è giusto elaborare delle strategie alternative per quei soggetti che rappresentano una fascia di patologia più clamorosa, perché sono incapaci di elaborare per sé un progetto di cambiamento, tanto è vero che non accettano l’intervento del terapeuta. Allora costituire una comunità terapeutica meno rigida, ci è sembrata la possibilità di agganciare la fascia di patologia che normalmente non va in comunità”.
Negli ultimi anni, “Villa Maraini” di Roma si è specializzata nell’essere il posto degli ultimi, dei più disgraziati ed è collegata allo S.C.I.A., il Sistema Cittadino Integrato Antidroga. Il dr Barra ha insistito soprattutto sugli effetti prodotti dalla droga (leggera o pesante) su individui deboli, disadatti. Dal 1974 ad oggi Massimo Barra è venuto in contatto con circa 6000 eroinomani!
Come obiettivi della terapia, Barra identifica tre momenti: innanzitutto bisogna evitare l’irreparabile, evitare che il tossicomane si ammazzi o che entri nella spirale della irreversibilità; in secondo luogo, esiste il problema della felicità, occorre, cioè, far fare al soggetto una vita meno infelice di quella che avrebbe fatto se non si fosse drogato; infine, bisogna accelerare la riscoperta di alternative, intendendo per alternativa tutto quello che consente al soggetto di sopravvivere o di vivere senza ricorrere al supporto farmacologico.
Un’alternativa può essere un amore, un interesse, un lavoro. E’ comunque un fatto estremamente individuale. Durante il dibattito è emersa un’altra questione dì grande attualità, quella della liberalizzazione della droga. La risposta di Barra è stata estremamente chiara e precisa: “Noi riteniamo che la vendita di droga non debba essere liberalizzata per i seguenti motivi: la droga è una sostanza estranea all’organismo e capace di modificarlo se assunta.
Dire che l’hashish non è una droga è una corbelleria. Dirlo sui mass-media porta ad un aumento del consumo della sostanza, non fra i saggi, cui procurerebbe un danno limitato, ma tra i deboli ed i poveri di spirito incapaci di discernere il bene dal male. In secondo luogo, il consumo di qualunque sostanza appetibile è proporzionale alla facilità del suo reperimento. E’ il motivo per cui si mangiano più patate che caviale. Se il caviale costasse poco sarebbe consumato molto di più. Lo stesso vale per l’eroina. Inoltre, una liberalizzazione parziale è già avvenuta in Italia quando un elevato numero di medici non competenti ha iniziato a prescrivere morfina in grandi quantità ai tossicomani.
Il risultato è stato il netto aumento del consumo assoluto di droga, la conferma cioè che un prodotto appetibile è più consumato se è più reperibile. Altro buon motivo per ostacolarne la reperibilità. Coloro che vogliono liberalizzare la droga, dicono di voler combattere lo spaccio degli stupefacenti. Ma che sia uno spaccio privato o uno spaccio di Stato, sempre spaccio è: non è che perché diventa legale l’eroina faccia meno male.
Per cui io giudico la proposta di liberalizzazione della droga, una proposta aristocratica, antipopolare, anche perché ho il sospetto che gli spacciatori anche se non avessero più la droga da spacciare, difficilmente si iscriverebbero alla Croce Rossa. Probabilmente incrementerebbero altri traffici”. Per quanto riguarda il problema dell’AIDS, il dr Vittorio Lelli ha asserito che ancora oggi si sa ben poco, si continua a scoprire che il virus è in continua mutazione.
Anche i dati a questo riguardo sono molto differenziati secondo l’area geografica di provenienza, non solo da continente, ma anche da regione a regione in Italia. La regione Lombardia fino al giugno 1987 ha segnalato 277 casi di AIDS conclamato, la regione Lazio ne ha segnalati circa 100. Ma mentre i tossicodipendenti della regione Lazio sieropositivi sono il 40%, in Lombardia sono il 70%. Il dr Lelli ha poi proseguito spiegando le varie fasi di questa sindrome da immunodeficienza e ha poi affermato di aver raccolto altri dati, quelli dell’epatite virale di tipo B: “Si scoprono cose molto simpatiche continua il dr Lelli – ; in effetti, negli ultimi 5 anni ci sono stati 150.000 morti in Italia per epatite virale di tipo B, e 561 morti per AIDS. La sproporzione è evidente.
Ma allora tutto questo gran parlare sull’AIDS è solo per il fatto che è una cosa nuova, che fa paura perché non si conosce? Fra dieci anni forse non se ne parlerà più, come non si parla più dell’epatite virale di tipo B”. La conferenza, seguita come si può intuire da un vivace ed interessante dibattito, ha ottenuto un grosso successo sia come presenza di pubblico (numeroso ed attento) sia per i problemi che ha suscitato ed anche chiarito.
Tra i presenti, anche il prefetto Pandolfini ha dichiarato in un intervento il coinvolgimento umano che un tale problema, riscuote in ogni individuo. Dobbiamo sottolineare, inoltre, che gli organizzatori, i volontari pionieri del soccorso della Croce Rossa, si interessano da tempo al problema della tossicodipendenze ed hanno anche costituito al loro interno un gruppo ristretto che tiene qualche incontro in una comunità terapeutica del Mantovano.