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Discorsi · 21 Settembre 2007

Verso una società multiculturale

Da: Verso una società MULTICULTURALE — 21 Settembre 2007 · IT

MASSIMO BARRA PRESIDENTE NAZIONALE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA

È difficile parlare a quest’ora, è difficile anche ascoltare. La capacità di assorbimento del cervello umano scema dopo due ore, quindi cercherò di essere brevissimo. Inizio facendovi chiudere gli occhi, facendovi tornare indietro al 1980, quando c’erano i boat-people in Vietnam. Questi boat-people arrivavano sulle coste a Singapore, nella Malesia, ecc. Venivano rifiutati, venivano cacciati via. E in Italia ci fu un’insurrezione: tra “…il feroce Saladino, questa gentaccia, come fanno, ci sono le donne incinte, ci sono i ragazzini, vengono rifiutati, non c’è accoglienza…”

E l’Italia, che è un grande Paese civile, decise di mandare la flotta navale con tre navi, alla guida del Sottosegretario alla Protezione Civile Zamberletti, per andare a recuperare i boat-people nel luogo dove avveniva questa catastrofe. Lo facemmo, arrivarono mille vietnamiti. Ricordo lo sbarco dei mille vietnamiti a Venezia, un 1° settembre, il popolo di Venezia batteva le mani. Li accogliemmo, gli mettemmo i fiori del colore della bandiera vietnamita. Se non l’avessi visto io personalmente, se non l’avessi vissuta mi sembrerebbe una favoletta; ve la racconto soltanto, senza fare nessun commento, perché il commento è implicito. La Croce Rossa Italiana è una cellula di un movimento internazionale che sta attualmente in 186 Paesi.

In tutte le riunioni statutarie di quest’anno … “nella riunione regionale dell’Europa, nella riunione regionale delle Americhe, il linguaggio usato è stato lo stesso e le cose che noi chiediamo alle Autorità sono state le stesse, quelle che proponiamo sono state le stesse. “La diversità è nostra migliore opzione”. La tolleranza, la violenza porta sempre violenza. Non c’è soltanto la violenza fisica, c’è anche la violenza delle autorità perché se un’autorità manda un messaggio che poi viene decodificato in un certo modo poi i… si ritengono autorizzati ad essere violenti, a fare una piccola violenza.

L’umiliazione, la discriminazione, la non attenzione che rende sicuramente la vita difficile a tutte le persone, crea sentimenti di rivalsa. Ci sono tante violenze. Approfitto che c’è un rappresentante del Governo. Non capisco perché, quando viene arrestato qualcuno, i poliziotti mettono la mano in testa per infilarlo in macchina. Non capisco qual è la direttiva e qual è l’utilità sociale perché ciò avvenga. Come non capisco per quale motivo la cella di sicurezza dei Commissariati e delle Stazioni dei Carabinieri, anche quelle moderne, assomiglino più ai bagni di Castel Sant’Angelo dell’ultimo atto della Tosca, cioè siano degradati, siano brutti, sporchi, con cessi alla turca, umidi, in cui le persone arrestate, per esempio se sono tossicomani e vanno in sindrome di astinenza, puzzano, perché non c’è un filo d’aria.

Qual è la sicurezza, la necessità di sicurezza per questo degrado? Sono piccole cose che potrebbero migliorare l’atmosfera sociale ed evitare poi un accumularsi di violenza. La violenza porta violenza e il non rispetto porta verso l’intolleranza. Io sono convinto che la stigmatizzazione uccide più della droga, per esempio, stigmatizza l’ostilità verso gli altri, la cattiveria verso gli altri, verso i diversi, verso i poveracci, gli sfigati. Qualche proposta: abbiamo bisogno di mediatori culturali. Stamattina abbiamo parlato tutti la stessa lingua, voglio dire che tutti gli interventi sono stati sinergici nella stessa direzione.

Non ho sentito parlare dei mediatori culturali. Il mediatore culturale è il nostro agente all’Avana, quello che ci aiuta verso l’integrazione, difficile trovare un bando che faciliti il pagamento del mediatore culturale. I Centri Antidroga privati sono tutti basati su ex tossicomani, i SERT no, perché? Perché il SERT parte dalle razze, sociologo, medico, psichiatra, ecc. Non c’è l’ex tossicomane, non c’è il mediatore, non c’è l’agente all’Avana, quello che apre i gruppi in modo da non metterli in una condizione di marginalità. L’associazionismo, la Croce Rossa è aperta a tutti.

Secondo le nostre proiezioni, nei prossimi anni ci saranno più stranieri che italiani nella Croce Rossa Italiana e così la Croce Rossa comunitaria. Aprire l’associazionismo agli immigrati, favorire l’associazionismo degli immigrati. Per esempio le Province: qualcuna fa la Consulta dell’Immigrazione. La Consulta dell’Immigrazione dovrebbe essere un bel meccanismo per facilitare la partecipazione, se poi le Province possono spendere i soldi che hanno non solamente per gli italiani che si occupano di immigrati, ma anche per immigrati che si occupano degli immigrati. Questo può diventare un meccanismo di partecipazione, di integrazione, per far passare la gente da una situazione sfruttata e marginale ad una situazione attiva.

La Croce Rossa si offre di vigilare sul rispetto dei diritti dell’uomo, non solo i grandi diritti dell’uomo, ma anche quelli del quotidiano, come è stato accennato pochi mesi fa a Lampedusa; si dovrebbe fare in tutti i Centri, a tutti i livelli di accoglienza degli immigrati. La Croce Rossa si offre di trovare un ruolo nei campi Rom. Abbiamo fatto due esperienze recentemente. A Torino, dove un incendio ha distrutto un campo e in 24 ore noi ne abbiamo montato un altro.

E c’è stata anche qui … l’integrazione che ha portato ad un presidio della Croce Rossa all’interno di un campo Rom. Forse è meglio usare Agenzie umanitarie piuttosto che il presidio della Polizia, perché lo Stato è anche un’Agenzia umanitaria e non solamente la repressione e vorremmo vigilare nei campi Rom. Noi abbiamo questa necessità di riempire il fossato e la nostra ideologia ci consente di riempire il fossato. Avrei tante altre cose da dire, ma il tempo è tiranno.

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