Da: “Calabria Ora” Cosenza, lunedì 15 settembre 2008
San Luca non è solo ‘ndrangheta e faida, ma anche voglia di rinascita. Questo il messaggio dilla Croce rossa italiana vuole trasmettere il prossimo 4 ottobre nel corso di un’iniziativa culturale, promossa dal comitato provinciale della Cri in collaborazione con il comune aspromontano, dedicata, in particolare, alle giovani generazioni. Si tratta di un progetto fortemente voluto dalla Croce rossa nazionale e curato nei minimi dettagli dal consigliere per la comunicazione, Fausto Taverniti per diffondere i principi costituzionali. Un momento di confronto che lega San Luca a Casa Savoia. Infatti ospite della manifestazione sarà il principe Emanuele Filiberto di Savoia. L’idea nasce da un libro realizzato, a Milano dalla Cri, per spiegare la Costituzione ai ragazzi.
Quindi riflettori ancora puntati su San Luca, questa volta, però, non per “conosce re” la ‘ndrangheta o i ricordare i sei morti ammazzati a Duisburg, bensì per rappresentare la presenza dello Stato attraverso la sua Legge. «La finalità di questa iniziativa – ha spiegato il presidente nazionale della Croce rossa, Massimo Barra – è quella di diffondere i valori della legalità e del rispetto in una località, purtroppo, famosa per le faide e territorio di frontiera dove la Costituzione non sembra popolare. E lo facciamo insieme ad un testimonial d’eccezione che è il principe Emanuele Filiberto di Savoia». Un momento di confronto e di dibattito sulla carta costituzionale che vedrà la partecipazione dei volontari della Cri e dei giovani calabresi «Partire da contesti difficili e complicati – ha ribadito il presidente Barra spiegando il perché della scelta di San Luca – è importante per rendere ancora più concreto e visibile un messaggio di speranza. Come Croce rossa siamo maggiormente impegnati nei territori più difficili dove diventa fondamentale evidenziare la nostra incisività.
Dall’Aspromonte – ha concluso il presidente Barra – vogliamo sottolineare l’impegno e la voglia di andare avanti nella consapevolezza che dobbiamo confrontarci e rivolgerci ai giovani perché siamo nelle mani delle nuove generazioni. A loro dobbiamo saper trasmettere la voglia di legalità e il valore del rispetto. Non è un compito focile perché si tratta di realtà non semplici. Infatti il nostro ruolo non è quello di giudicare, ma di operare per un obiettivo».