Da: “Avvenire” di giovedì 15 dicembre 2005
Maurizio Scelli saluta la Croce Rossa tra applausi, qualche lacrima di commozione e un pizzico di polemica. Il futuro immediato, per l’avvocato civilista che dall’aprile 2003 ha ricoperto l’incarico di commissario straordinario della Cri, ha le sembianze della politica con un suo movimento che presenterà sabato a Roma. Ieri, invece, l’ideale passaggio di consegne tra lui e il neo-presidente dell’organizzazione Massimo Barra, il secondo eletto dalla “base” in 70 anni costellati di commissari straordinari e nomine governative. Il simbolico cambio al vertice è avvenuto nella sede nazionale di via Toscana in un clima di cordialità, reso solenne dalle consegne di medaglie e riconoscimenti.
«E stata un’esperienza straordinaria – ha detto tra l’altro Scelli – e oggi sono orgoglioso di aver rispettato l’ impegno che presi quando entrai qui, ovvero quello di restituire alla Croce Rossa autonomia, indipendenza, unità». Quanto alla sua attività di mediazione per il rilascio degli ostaggi italiani in Iraq, il commissario straordinario uscente ha sostenuto: «Forse ci siamo incamminati su sentieri non nostri, come qualcuno ha affermato, ma ne valeva la pena». Barra, da parte sua, ha sottolineato che «il posto della Croce Rossa è dovunque ci sono persone vulnerabili e chi è privato della libertà personale è vulnerabile come nessun altro». Il presidente della Cri, infine, ha voluto smentire pubblicamente che la sua elezione sia un segnale di rottura con la gestione di Scelli. Anzi, ha aggiunto, «lavorerò nel segno della continuità, Maurizio va soltanto ringraziato per tutto ciò che ha fatto».