Da: “Avvenire” Roma 11 ottobre 2008
Nessun allarme sociale. Nessun rischio per la salute pubblica. Nei campi rom la situazione sanitaria non è allarmante come si pensava. A pochi giorni dalla chiusura del censimento adopera della Croce Rossa italiana, il presidente nazionale Massimo Barra, anticipa i dati, praticamente definitivi. Quattromila i nomadi censiti, di cui la metà sono minorenni. Oltre 800 i nuclei familiari e solo 665 le persone non identificate, perché non avevano nessun documento di identità. Ma ciò che sorprende è l’alto tasso di scolarizzazione minorile con 1900 bimbi rom che siedono regolarmente sui banchi. «A conclusione del nostro censimento – chiarisce Barra – nei campi nomadi non abbiamo trovato una situazione sanitaria di particolare gravità.
Certo il problema sanitario c’è, soprattutto per le vaccinazione, ma non rischiamo in nessun modo alcun tipo di malattia o di contaminazione». Era il 21 luglio scorso quando – tra mille polemiche – prese l’avvio questo censimento che ufficialmente si chiuderà il prossimo 15 ottobre. Tra accuse di razzismo e l’attenzione non solo dell’Europa ma del mondo intero, centinaia di volontari della Croce Rossa entrarono per la prima volta ufficialmente negli insediamenti rom abusivi (a Roma sono una cinquantina) della capitale. Il censimento è stato volontario, nel senso che solo chi era interessato ad avere assistenza sanitaria poteva rivolgersi ai volontari della Croce Rossa che hanno rilasciato migliaia di tessere sanitarie e anagrafiche che permettono di ricevere assistenza gratuita presso gli ambulatori dell’organizzazione umanitaria.
E non è stata una “schedatura” visto che i dati raccolti saranno trattenuti dalla stessa Cri e verranno dati in forma anonima agli istituti di ricerca. Ad operazione ormai conclusa, però resta l’amarezza. «Molti pregiudizi, molta incomprensione. Quello che più mi è dispiaciuto – dichiara il presidente della Croce Rossa- è stato l’atteggiamento di alcuni intellettuali e di una certa parte politica che era pronta a lanciare sentenze e a parlare di xenofobia». C’è da dire che ciò che ha creato maggiore confusione nell’opinione pubblica è stata la contemporaneità di più iniziative: quelle del governo e quelle dei sindaci, soprattutto per quanto riguarda le impronte digitali per i minori. Adesso, a censimento concluso, già si pensa al dopo.
Il passo successivo che la Croce Rossa intende portare avanti è il riconoscimento a queste minoranze dei diritti sociali e la presenza fissa – almeno nei campi regolari – dei volontari. Non è escluso che la Croce Rossa possa però essere chiamata anche per altre iniziative, come per esempio operare un censimento dei sans papier o dei clochard. «Noi siamo disponibili – chiarisce Barra – a qualsiasi operazione, anche perché ci consideriamo come mediatori culturali tra emarginati e inseriti. E qualunque iniziativa che favorisca una diminuzione di questo gap per la Croce Rossa è sempre benvenuta».