Buongiorno.
Mi chiamo Massimo Barra. Siamo tutti delle molecole che si incontrano, si scontrano, molte volte indipendentemente dalla loro volontà. Quando c’è un incontro, non si sa mai dove si va a finire e quindi i casi della vita ci hanno portato a incontrarci. Io spero che da questo incontro nasca un qualcosa di positivo per qualcuno di voi sicuramente e anche per il resto del mondo. Allora… dicevo che mi chiamo Massimo Barra, sono da un anno e tre mesi il Presidente Nazionale della Croce Rossa, ma non sono un politico che è stato messo lì dal Governo, anzi non ho mai frequentato i partiti politici e neanche i sindacati. Non ho mai avuto altre tessere, se non quella della Croce Rossa. Ho cominciato presto, quando avevo otto anni. Mi si può chiedere: “Ma che ci fa un ragazzino di otto anni in Croce Rossa? ”. Può andare in giro per le strade a chiedere l’obolo per l’Associazione. Quello che facevo io nel 1955. Poi sono cresciuto, ho avuto la vostra età, sono diventato il leader del movimento Giovanile di Croce Rossa in Italia e nel mondo. Poi mi sono laureato. Mi sono laureato in questa università.
Pensate i casi della vita! Non ero mai entrato nell’Aula magna. Quindi questa è per me una vera emozione, perché questa università l’ho frequenta per sei anni a tutte le ore e ognuno di questi angoli per me è un ricordo: di un esame, di un patema, di un’emozione. Oggi mi sento emozionato a stare qua, nell’Aula magna dell’università dove mi sono laureato in medicina. E poi, appena laureato, sempre per i casi strani della vita, io che a tutto pensavo meno che di occuparmi di drogati, nel ’76 ho avuto l’avventura di fondare Villa Maraini, che oggi quotidianamente incontra a Roma, circa 700 tossicomani. E’ in questa avventura terapeutica e umana che mi è stata data l’opportunità di conoscere il mondo. Il mio primo viaggio fu nel ’65 in Bulgaria, in tempi comunisti, 18 giorni. Poi in Unione Sovietica e poi in tutti i continenti. Ho l’orgoglio di essere andato non come “turista fai da te” e neanche come turista, ma come quello che va a vedere l’altra faccia della luna, quella che in genere è sconosciuta e neppure quella che ti vogliono far vedere in televisione, nell’intento di manipolare l’opinione pubblica per far credere cose diverse da quelle che sono. Sono stato in 89 Paesi. L’ultimo viaggio l’ho fatto a Kabul, un mese fa, dove abbiamo fondato un centro antidroga della Mezza Luna Rossa afgana. Sono stato a Bagdad, sono stato a Nassiria, sono stato in Africa nei posti più strani.
Questa è un’avventura che non avrei mai potuto correre se non fossi stato nella Croce Rossa. Quindi in 5 minuti vorrei dirvi che cos’è questa Croce Rossa, perché tutti ne leggono sul giornale. Le ultime notizie sono di stamattina: “La Croce Rossa ha visitato il prigioniero di Emergency a Kabul”, perché? Ecco. Quando si dice “Croce Rossa” si intende una grande famiglia a livello mondiale con 97 milioni di soci, che ha un padre, una madre e tanti figli. Il padre è il Comitato Internazionale. E’ fatto di cittadini svizzeri e interviene nel mondo in caso di conflitto armato. E’ il Comitato che ha visitato ieri il dipendente di Emergency in prigione. La madre è la Federazione delle Società di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa. La Mezza Luna Rossa è la Croce Rossa dei Paesi di tradizione islamica. Tra Croce Rossa e Mezza Luna non c’è nessuna differenza. Siamo membri della stessa famiglia. L’altro ieri stavo ad Atene alla Conferenza Mediterranea della Croce Rossa.
C’era Israele e c’era la Palestina, che fra di loro collaborano a livello di Croce Rossa. C’era Cipro e Cipro nord. Cipro nord è la parte di Cipro sotto il controllo dei Turchi, occupata dai Turchi. E c’era la Mezza Luna turca e la Croce Rossa greca. C’era la Croce Rossa di Cipro e la Mezza Luna Rossa di nord di Cipro e insieme lavoravamo per decidere che cosa fare per migliorare l’area del Mediterraneo. E i figli, sono 185 figli, uno in ogni Stato del mondo. Insieme incarniamo quello che chiamiamo “the power of umanità”, “il potere dell’umanità”, siamo un network in servizio 24 ore su 24, la cui “mission” è aiutare le persone più vulnerabili. Ma non in una maniera paternalistica, perché ognuno di noi può diventare vulnerabile, da un momento all’altro, se gli arriva una tranvata dalla vita, quindi basandosi sull’intervento tra pari, non calato dall’alto, utilizzando mediatori culturali, che sono i nostri agenti all’Avana.
Avete mai pensato di poter fare qualcosa in un campo nomadi? Non potete neanche entrare se non avete qualcuno che sta con voi. Avete mai pensato di penetrare il gruppo dei russi che si prostituiscono alla stazione Termini, se non avete uno di loro con voi? Avete mai pensato di poter raggiungere le fasce più marginali esterne, estranee della popolazione senza il coinvolgimento di qualcuno di loro? Ecco! Allora io vi invito a diventare anche voi, un giorno, presto, degli attivisti della Croce Rossa. Abbiamo sette principi fondamentali che sono la nostra filosofia. Vedete, in un mondo di opposti, di gente che litiga, che appartiene a questo o a quello schieramento, per cui ragiona con il pregiudizio dello schieramento, per cui voi già sapete che se parlate di droga chi è di una parte deve dire determinate cose di cui non capisce neanche il significato e chi è della parte opposta deve dire esattamente l’opposto per senso di appartenenza, la Croce Rossa è uno scandalo, nel senso che non è di parte. I sette principi fondamentali sono quello di umanità, di universalità, di imparzialità, di neutralità, di indipendenza, di unicità e di carattere volontario.
Stiamo per costituire un’occasione per le comunità di pensare a se stesse, per diventare cittadini di una cittadinanza attiva, non di chi di fronte alle difficoltà si mette a sedere sul fiume e aspetta, in posizione di opposizione al resto del mondo, che qualcuno gli risolva i problemi. Perché i problemi nascono in noi. Noi siamo come le tartarughe. Ci portiamo la casa appresso dovunque andiamo. E i problemi vanno risolti, per esempio quelli dell’emergenza, il giorno prima, non il giorno dopo. Per questo noi siamo orgogliosi del nostro sistema nazionale di Protezione Civile, perché è un sistema che si organizza il giorno prima. La Croce Rossa si organizza con migliaia di corsi, con milioni di ore di frequentazioni nelle sedi. Noi abbiamo su tutto il territorio nazionale 1500 sedi con i telefoni, con i viveri, con le coperte con qualunque cosa possa servire nel momento in cui c’è un’emergenza. E l’emergenza può essere varia, non solo la grande emergenza: il terremoto, l’inondazione, ma l’arrivo di 50 extra comunitari che non sanno dove andare.
O una qualunque piccola emergenza. E tra le piccole emergenze di tutti i giorni e le grandi emergenze, non c’è differenza se non nell’ampiezza numerica, ma i problemi sono gli stessi. Allora la Croce Rossa la vediamo come un’occasione. Prima la presidente parlava delle occasioni. E’ un’occasione per diventare dei cittadini attivi, cioè artefici del proprio benessere e del riscatto di chi soffre condizioni di marginalità. E in questo la Croce Rossa non si può confondere con nessun’altra organizzazione. Nel mondo ci sono i Governi che a livello internazionale sono rappresentati dal sistema delle Nazioni Unite; c’è la società civile rappresentata dalle organizzazioni non governative e in mezzo c’è la Croce Rossa e la Mezza Luna Rossa, che è espressione della società civile ma è anche ausiliaria dei Governi, cioè è un ponte tra i Governi e la società civile. Se volete dopo, nella discussione, ne parliamo di più. Ma io spero che 10 di voi, 20 di voi da domani vadano sul sito della Croce Rossa e vedano come si può diventare attivisti del nostro movimento. Grazie.
Domanda
Buongiorno a tutti. Volevo ringraziare il nostro presidente Massimo Barra. Io sono da gennaio un nuovo della Croce Rossa Italiana. Faccio parte dei Volontari del Soccorso, ho 28 anni ed era da anni che volevo fare parte della Croce Rossa Italiana. E’ un’esperienza meravigliosa e veramente con il cuore a tutti dico, vi consiglio veramente col cuore di seguire questa meravigliosa esperienza che ho fatto pure io. Grazie.
Domanda
Io vorrei chiedere come si riesce a far coesistere realtà tipo la Croce Rossa ed Emergency e gli sforzi per amplificare e aumentare questo reciproco impegno per le popolazioni disastrate?
Massimo Barra
Io credo che c’è spazio per tutti. Emergency tra l’altro esce da una costola della Croce Rossa Italiana. Voi sapete che Strada faceva il chirurgo per noi. E’ un po’ quello che è successo in Francia con Bernard Kouchner e Médecins Sans Frontières. A un certo momento questi operatori si sono sentiti un po’ stretti nella Croce Rossa. Perché la Croce Rossa rispetto a una ONG, a una onlus è sicuramente più complessa e forse anche più burocratizzata e chi vuole immediatamente realizzare, certe volte si sente stretto e quindi crea la sua organizzazione. L’ha fatto pure la Fanfani. La Fanfani stava in Croce Rossa, si è stufata e ha creato una sua organizzazione “Insieme per la Pace”. Però questo è un atto di ricchezza dell’opinione pubblica. L’importante è non farsi la guerra a chi è più bravo. Quindi per il fatto che in Afganistan il Governo abbia ritenuto di coinvolgere Emergency e non la Croce Rossa Italiana, che si era dichiarata disponibile, non è che noi ci siamo depressi. Anzi, tanto è vero che poi il movimento è andato a visitare l’operatore di Emergency che è stato arrestato. Siccome in passato ci sono state polemiche, quando io sono stato eletto, una delle prime cose che ho fatto, sono andato a Milano a salutare Gino Strada, proprio per dimostrare che noi non abbiamo strategicamente un antagonismo con le altre espressioni della società civile. Anche con la Protezione Civile in passato ci sono state delle polemiche eccetera eccetera. Io non condivido questa lotta tra prime donne e ritengo che dobbiamo avere tutti quanti l’umiltà di fare “sistema”. E nel “sistema” c’è spazio per tutti.
Domanda
Sono contento della risposta che ha dato però io vorrei che, il Governo in generale, si ponesse in un’ottica di stimolo per le organizzazioni “onlus” e magari allargare la possibilità che nascano sempre di più delle organizzazioni “onlus” non per farsi una concorrenza, giustamente come diceva lei, ma per fare “sistema”. Grazie.
Domanda
Salve a tutti. Perché durante la seconda guerra mondiale non c’è stato l’impegno da parte della Croce Rossa, per esempio, verso un problema come quello dei campi di concentramento?
Massimo Barra
La Croce Rossa non ha nulla da nascondere. Oggi a livello internazionale è impegnata in una fase di studio di quello che successo, non solamente durante la seconda guerra mondiale. Proprio l’altro ieri ho letto alcune pagine di un libro sul ruolo della Croce Rossa Internazionale durante il conflitto italo etiope, la guerra tra l’Italia e l’Etiopia, in cui l’Italia non è che proprio abbia brillato per rispetto delle Convenzioni di Ginevra e in cui, probabilmente, anche la Croce Rossa Internazionale ha fatto qualche peccatuccio. Bisogna capire la difficoltà ad operare quando ci sono dei regimi totalitari. E bisogna capire sempre qual è l’azione migliore da fare tra il riserbo e la denuncia. Voi sapete che a Guantanamo le Convenzioni di Ginevra non sono state rispettate. Questo vuol dire che la Croce Rossa Internazionale può fare delle iniziative clamorose per denunciare questa situazione contraria ai diritti dell’uomo e contraria alle Convenzioni di Ginevra. O è preferibile che comunque i detenuti di Guantanamo possano incontrare, ogni tanto, l’unico contatto con l’esterno, un rappresentante della Croce Rossa? E li incontra senza testimoni? Cioè noi ci dobbiamo chiedere qual è il modo migliore per applicare il principio di umanità. Una volta un presidente della Croce Rossa disse: “Non è importante quello che la Croce Rossa dice, ma quello che la Croce Rossa fa”. E non sempre la comunità internazionale è disponibile a far agire la Croce Rossa.
E le violazioni delle Convenzioni di Ginevra avvengono a tutti i livelli. Avete visto il Libano. Anche lì ci sono state delle violazioni delle Convenzioni di Ginevra. Tutti i giorni ci sono delle violazioni. Se noi diventassimo un’organizzazione che denuncia e basta, probabilmente la reazione sarebbe, da parte dei Governi, di impedire l’accesso alle vittime. Allora in questo processo che è modificato, come ha detto Miozzo, dalla mondializzazione, dalla globalizzazione oggi c’è un’altra potenza che prima non c’era, che è l’opinione pubblica, perché l’opinione pubblica ha accesso alle informazioni. I Governi molte volte sanno le cose perché le vedono su BBC Word, sul CNN, su Aljazeera . L’ opinione pubblica ha l’informazione e l’informazione è potere. Questo cambia il quadro mondiale completamente, radicalmente. Quindi oggi, probabilmente, per la Croce Rossa, il fatto di operare senza dirlo, non è più valido, perché chi non appare non esiste. Ed io ritengo che ogni volta che c’è una violazione di un diritto dell’uomo, la Croce Rossa debba prendere posizione perchè noi, è vero che siamo neutrali, ma siamo neutrali nelle controversie razziali, politiche, economiche, religiose, ma non siamo neutrali nei confronti della sofferenza umana, non siamo neutrali nei confronti del principio di neutralità. Però agiamo in un contesto politico di cui dobbiamo tener conto e sicuramente possiamo fare degli errori e tra 50 anni qualcuno ci potrà dire: “Ma perché voi non avete elevato la vostra voce su quelle violazioni flagranti”, che magari fra 50 anni saranno considerate, spero, scandalose. Un’ultima considerazione. Abu Ghraib. Ad Abu Ghraib la Croce Rossa c’è stata e ha fatto rapporto alle autorità che tenevano in detenzione quei prigionieri. E non è successo niente. Il casino è successo quando quel rapporto è finito su Wall Street Journal. L’avremmo dovuto mandare noi? Se l’avessimo mandato noi sul Wall Street Journal non saremmo più andati a visitare quei prigionieri. Qual è il male minore? Purtroppo la vita è tutto un compromesso.
Domanda
Buongiorno. Volevo fare una domanda sui CPT, Centri di Permanenza Temporanea. Volevo sapere siccome ho saputo da alcuni giornalisti, da alcune notizie, che la Croce Rossa può entrare liberamente, se ci può raccontare cosa avviene veramente in questi posti. Grazie.
Massimo Barra
I CPT sono una realtà molto dolorosa in cui io, quando ci vado, mi sento male per tutta la giornata. Perché in realtà il CPT è un carcere, anche se è un carcere a tempo, nel senso che chi ci sta dentro ci può stare non più di 60 giorni. Quindi si incontrano una serie di situazioni dolorose che hanno un minimo comune denominatore: che questa gente è stata espulsa dal territorio nazionale e quindi è in attesa di rimpatrio. C’è stata una grossa discussione all’interno della Croce Rossa, se la Croce Rossa doveva stare nei CPT oppure no. Noi siamo neutrali e quindi non possiamo giudicare la legge. Non intendiamo giudicare la legge, ma la rispettiamo. Cioè lo Stato italiano ha deciso di fare i CPT. Il giorno che deciderà di non farli, noi rispetteremo la nuova legge. Posto che c’è questa legge, sulla quale noi non esprimiamo nessun giudizio perché non ci compete, qual è il male minore? Beh, penso che se questa gente sta a contatto con il personale della Croce Rossa, sta meglio che se stesse a contatto solo con dei carcerieri o del personale delle forze di repressione.
Allora, per esempio, a Roma noi gestiamo Ponte Galeria, che è il più grande CPT d’Italia. La polizia arriva fino a un certo punto. Al di là di quel punto, c’è solo gente di Croce Rossa. E’ questo è una tutela. Certo, personalmente ritengo, se non ci fosse la struttura, quelle persone lì starebbero meglio. Ma posto che c’è, perché lo Stato italiano ha deciso che ci deve essere, è meglio che abbiano rapporto con la Croce Rossa, piuttosto che con altri apparati dello Stato. Vi dico un episodio di quanto questo è stato introiettato. E’ venuto il Presidente del Comitato Internazionale, che ha un rango quasi analogo a quello di capo di Stato, quindi ha diritto alla scorta. Siamo andati a Ponte Galeria, i poliziotti della scorta a un certo momento si sono fermati e hanno chiesto a me se potevano andare al di là, cioè andare nella zona in cui c’erano gli immigrati clandestini e dove c’era solo la Croce Rossa. Questo per dire che questo fatto che a contatto diretto con questa gente ci sia solo gente di Croce Rossa, è stato introiettato dagli altri apparati. Io credo che questo sia, come dire, un sistema in equilibrio. Vi faccio un altro esempio: Lampedusa. Lampedusa non brilla. Non è un fiore all’occhiello. Adesso la stanno completamente rifacendo.
Ma Lampedusa non è un fiore all’occhiello, anche perché è fatta per 100 persone e a volte ce ne sono 800! Noi abbiamo segnalato, per esempio, che un certo radiologo di una certa ASL ha fatto aspettare delle ore le persone a cui doveva fare le radiografie, per capire se erano maggiori o minori di età. E li ha trattati da “bastardelli”, fra virgolette. Noi abbiamo fatto una protesta al Ministero dell’interno. Dopo questa protesta le cose sono cambiate. Questo vuol dire advocacy. Advocacy vuol dire parlare in nome delle persone vulnerabili, di coloro che non contano niente e che non hanno accesso ai mezzi di comunicazione di massa. E io intendo che la Croce Rossa Italiana sia sempre più attiva nella tutela delle fasce vulnerabili.