Massimo Barra, direttore nonché creatore di Villa Maraini, spiega quali sono le sfide, il cammino e i necessari cambiamenti che attendono la Croce Rossa. E parla di come il modello di prevenzione alla droga da lui promosso venga preso a riferimento nelle politiche antidroga in molte parti del globo
Ha conosciuto la Croce Rossa Italiana a otto anni e ne è rimasto folgorato al punto di entrar subito a fame parte e di dedicarvi la sua giovinezza,l’attività professionale, l’entusiasmo, le energie, la vita. A Maggio ha festeggiato i suoi primi 50 anni. La speranza per lui, è quella di vedere una Croce Rossa sempre pronta a correre in soccorso del “fratello che soffre”. Profittando di una vecchia conoscenza ho incontrato nella sua abitazione il dottor Barra che consolidando un rapporto di reciproca e pluriennale stima si è aperto al mio microfono raccontando la Croce Rossa di ieri, parlando di quella di oggi e sognando quella di domani.
Massimo Barra e la Croce Rossa, un amore infinito….
Sono stato allevato in Croce Rossa, vi sono entrato a otto anni e lo scorso Maggio ho festeggialo con gioia i miei primi cinquant’anni in Croce Rossa. I miei punti di riferimento sono sempre stati personaggi all’interno dell’associazione, che ricordo con commozione e che mi hanno formato e fatto diventare medico. Io sono diventato medico perché ero volontario della Croce Rossa e non viceversa e la Croce Rossa ha influenzato tutta la mia vita, tutte le mie scelte, mi ha permesso di conoscere il Mondo, di creare Villa Maraini, di fare le cose per le quali sono conosciuto.
Barra e Villa Maraini, un progetto famoso in tutta Italia.
Possiamo dire in tutto il Mondo, perché il modello di Villa Maraini viene preso a riferimento nelle politiche antidroga in molte parti del Mondo specialmente dopo che la pandemia da Hiv ha costretto i Governi a considerare che la cura dei tossicomani e la loro presa in carico è essenziale per la prevenzione della diffusione del virus anche al di là degli addetti ai lavori. E questo perché i tossicomani sono una categoria aperta e se noi preveniamo che il tossicomane diventi sieropositivo, in realtà noi preveniamo molte sieropositività di tutte le persone che entrano in contatto con il tossicomane, e quindi la riduzione del danno; le idee chiave di Villa Maraini oggi sono prese a modello soprattutto nell’Europa dell’Est e nell’Asia centrale. Quella principale è di non aspettare la richiesta di aiuto perché in questo modo inevitabilmente si seleziona e si vede solo la punta dell’iceberg ma andare al contrario incontro a persone che vivono la loro quotidiana tragedia. Noi di Villa Maraini, possiamo dire che oggi conosciamo tutti i tossicomani romani.
Lei ha vissuto tante stagioni di Croce Rossa, quale è quella a cui è maggiormente affezionato e perché?
Non posso non ricordare quando ero presidente dei Pionieri di Roma, ero giovane e scatenato, tutti i sabato pomeriggio della mia vita, per tanti anni, li ho passati a via Toscana e quindi ho una certa nostalgia di quel periodo; anche il 1974 è stato un anno importante che ricordo con grande piacere, perché fui eletto a Teheran, presidente della Commissione giovani della Federazione e ho potuto quindi girare il Mondo e anche lì ero pieno di entusiasmo e di energie, poi ricordo la mia esperienza quale presidente dei Volontari del Soccorso, che ho guidato per ventidue anni con grande passione. Forse un po’ troppo tempo, avrei dovuto smettere prima perché poi alla fine uno si identifica con le Istituzioni e non ha più il coraggio di andarsene. Mi piace però ricordare che ho preso 100 gruppi con 5.000 attivi e che ho lasciato 1.050 gruppi con 70.000 attivi e questi sono numeri!
Di quali presidenti e i commissari straordinari conserva un ricordo speciale?
Beh, io solitamente andavo d’accordo con uno e litigavo con l’altro … Adottavo il principio dell’alternanza. Avevo uno straordinario rapporto con Pietro Quaroni, che era un Ambasciatore e che era stato già presidente della Rai. Non posso poi non ricordare il presidente Carlo Alberto Masini, oggi novantacinquenne e nel Consiglio d’amministrazione della “fondazione”, che ha permesso ai volontari di diventare da forza locale una forza nazionale. Ricordo poi, anche Luigi Ginnico, che ha avuto anche lui una particolare simpatia per me e che mi ha permesso di lavorare molto e di far crescere Villa Maraini.
Con l’attuale commissario straordinario che rapporto ha?
Devo essergli grato per avermi permesso di fare il vicepresidente a Ginevra per due anni, i più eccitanti della mia carriera di Croce Rossa e che mi hanno permesso di prendere decisioni importanti.
Sei componenti formano la Croce Rossa Italiana: una battuta su ognuna di loro.
Il Corpo militare è la parte della Croce Rossa Italiana Ausiliaria delle Forze Armate dello Stato e in particolare dei servizi di sanità militare che è uno dei ruoli chiave in una normale e moderna società nazionale di Croce Rossa. Le Convenzioni di Ginevra prevedono che chi interviene nel ruolo di Ausiliario in campo di battaglia, venga assoggettato agli usi, i regolamenti e i comandi militari, questa è la natura normativa e ideologica del Corpo Militare. Il Corpo delle Infermiere Volontarie è un privilegio dell’Italia, sono le vere Ausiliarie delle Forze Annate come esistono anche in altri Paesi e hanno tradizione e fascino, sono identificate con la Croce Rossa. La sezioni femminili si stanno scrollando di dosso quella patina demodé di frequentatrici di salotto che si sono portate appresso e devono puntare tutto sul fund-rising ed essere le protagoniste dell’assistenza. In tutto il Mondo il fund-rising viene dato alle persone di un certo tipo di società ed è un arricchimento per la Croce Rossa averle senza camuffamenti. I Pionieri sono una componente di giovani, praticamente li ho fondati io ed è un piacere vederli dopo quarant’anni ancora on the spot, operativi, all’avanguardia nel Mondo. I Donatori di sangue oltre a donare sangue vogliono fare una vita di Croce Rossa e quindi bisogna aumentare la loro possibilità di fare volontariato nell’associazione al di là della donazione di sangue che è importantissima. I Volontari del Soccorso hanno avuto questo enorme sviluppo di cui mi ritengo felicemente responsabile ed artefice.
Alcuni, senza considerare che lei è un Ufficiale medico in congedo del glorioso Corpo Militare della C.R.I., dicono in giro che sia avverso ai militari di Croce Rossa, così impegnati nelle missioni internazionali che vanno dall’Iraq al Pakistan e all’Eritrea. Cosa sente di dover dire in proposito?
Parlo con i fatti e non con le parole, ritengo che il Corpo Militare abbia avuto in passato un momento di appannamento quando non aveva responsabilità operative e si era di fatto trasformato in un ufficio di collocamento per piazzare persone. Oggi il Corpo Militare è il new deal perché la situazione internazionale è modificata, è evoluta, oggi con il suo nuovo impiego operativo il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana sta dimostrando in tutto il Mondo il suo altissimo valore. Non si può basare un Corpo esclusivamente sull’addestramento e sulle esercitazioni, il “sangue” di un Corpo è l’impiego operativo e quindi avere riscoperto grazie all’evoluzione internazionale il ruolo operativo, secondo me ha dato un nuovo e vigoroso slancio al Corpo Militare che addirittura diventa una sorte di esempio per le altre società nazionali di Croce Rossa. Facendo ancora riferimento alla Convenzione di Ginevra ed in particolare all’articolo 26, ribadisco che il personale di Croce Rossa operante in un certo contesto è assoggettato ai regolamenti, gli usi e i comandi militari. Ed ecco che il Corpo Militare trae la sua natura e la sua origine proprio dalla normativa internazionale; altri paesi si erano dimenticati di questo articolo ma noi, in Italia, no, e siamo contenti di essere fedeli alle normative internazionali e nazionali e di avere il nostro Corpo Militare. La Croce Rossa Italiana deve agire sempre nel rispetto delle normative internazionali e nazionali, non è una monade, non è indipendente dal Movimento Internazionale, il potere che deriva dal potere dell’emblema e il potere dell’emblema deriva dal potere di essere aderenti al “Movimento”, quindi non si può e non si deve “schizzare” il Movimento Internazionale con azioni unilaterali come invece è successo recentemente. Se qualcuno mi vuole, sappia pure che io mi adopererò per reintrodurre la Croce Rossa Italiana a pieno titolo nel contesto della Croce Rossa Internazionale e proporrò una Croce Rossa Italiana aderente ai principi e alle normative che regolano la Croce Rossa nel Mondo, attenendomi alle Leggi e salvaguardando tutto ciò che è giusto che esista perché previsto dalle Leggi, ivi compreso il glorioso Corpo Militare cui sono orgoglioso di appartenere quale Ufficiale medico in congedo. Il Corpo Militare della C.R.I. diventa, lo ripeto, di esempio per le altre società nazionali di Croce Rossa.
Cosa è per lei, nel Mondo, la Croce Rossa?
Una forza unificatrice, la terza forza nel Mondo. Oltre i governi e i loro sistemi internazionali, il sistema delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Unicef, l’Unesco e la società civile rappresentata dalle ONG. Noi non siamo una organizzazione non governativa, chi considera tale la Croce Rossa o chi la considera come una Onlus è fuori strada.
Non crede che la C.R.I. dovrebbe mandare i suoi operatori nelle scuole per meglio far comprendere ai bambini l’importanza del lavoro di questa Istituzione?
L’uscita dalle scuole è per me assurda e frutto del volere dei Governi che ci hanno preceduto e che volevano impoverire, alla fine degli anni 60, la Croce Rossa e i suoi volontari per lanciare altre associazioni sensibili poi al richiamo elettorale di chi le aveva appoggiate. La Croce Rossa è sensibile al solo richiamo della solidarietà e del prossimo che chiede aiuto.
Il Colonnello Antonio Fragasso ama ripetere che la Croce Rossa è una splendida mamma che ha sei figli, tutti belli ed importanti. Cosa si può fare per evitare che nascano liti e incomprensioni tra di loro?
Il colonnello Fregasse è un uomo di Croce Rossa che conosco da quaranta anni e la penso esattamente come lui. Credo che siamo sulla buona strada, per capirsi bisogna parlarsi, per parlarsi bisogna incontrarsi e per incontrarsi bisogna lavorare insieme e nel rispetto reciproco dei propri ruoli, funzioni, competenze e capacità.
L’11 e 12 dicembre si eleggerà il nuovo Presidente Generale della Croce Rossa Italiana, lei è in corsa per la “poltrona” di Via Toscana. Chi sarà il fortunato?
E’una domanda difficile e che sarà bruciata nei prossimi venti giorni, al momento non si è fatto avanti ufficialmente nessuno anche se circolano nomi e voci. Io ho presentato la mia candidatura in modo trasparente, senza calcoli e tattiche, ma scrivendo una lettera che è da tutti visibile su internet. Mantengo da sempre un rapporto costante con tutti i Comitati regionali, provinciali e locali della C.R.I., chiunque vuole può scrivermi e chiunque lo ha fatto negli anni ha sempre ricevuto una mia risposta. Sono Massimo Barra e tutti sanno quello che ho fatto in cinquant’anni di Croce Rossa e quale Croce Rossa sogno. Se mi rifarà questa domanda il 12 Dicembre saprò dirle il nome del nuovo Presidente Generale.