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Discorsi · 1985

Lega di Società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa

Da: 1985 · IT

Discorso del Dottor Massimo Barra tenuto a Ginevra per la Lega di Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nella Commissione per lo Sviluppo. 1985 – Ginevra

La tragedia sempre crescente del sottosviluppo e della miseria in cui versano centinaia di milioni di esseri umani nella più grande parte del mondo, impone a tutto il movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa una riflessione seria, franca e, se necessario, anche autocritica sull’insieme della politica seguita in tema di sviluppo e di soccorsi. In effetti, parlare di sviluppo in generale senza prima adoperarsi per aiutare a sopravvivere le grandi masse che muoiono di fame, sembra essere un puro esercizio di retorica.

Il sentimento ormai universalmente diffuso sulla necessità di una stretta integrazione tra soccorsi e sviluppo deve quindi trovare una più larga applicazione non solamente in occasione delle catastrofi ma anche e soprattutto nell’azione quotidiana che la C.R. porta avanti contro la catastrofe permanente della miseria e della fame. Se lo sviluppo è legato indissolubilmente al soccorso, dobbiamo chiederci quanto è stato fatto finora per dare una risposta concreta a quanti soffrono le conseguenze della fame provocata da guerre, migrazioni e carestie e dalle attitudini negative che l’uomo da sempre ha nutrito nei confronti dell’uomo, e che ha portato i filosofi a parlare di “Homo homini lupus”.

Il nostro Movimento, fedele alla sua ideologia ed ai suoi principi umanitari, ha sviluppato, specie negli ultimi anni, un’azione notevole di aiuto in questo settore. Il budget operativo della Lega è aumentato, così come è aumentato il numero dei nostri delegati sul terreno. Questo sforzo, peraltro, pur imponente, è ben poca cosa in confronto alle necessità del mondo. L’opinione pubblica dei paesi ricchi è sempre più sensibilizzata ai problemi della fame e del sottosviluppo, ed è sempre più disponibile a dare il suo contributo.

Ma l’opinione pubblica chiede e pretende dalla Croce Rossa, in primo luogo, che vite umane siano salvate con un intervento massiccio ed organizzato ovunque vite umane siano in pericolo. L’opinione pubblica riconosce il simbolo della C.R., ed è invece incapace di distinguere la Lega dal CICR o dalle Società Nazionali. Per questo, il dibattito che si è aperto in questi ultimi anni, se la Lega debba essere direttamente operativa o meno sul terreno, è un dibattito la cui logica è poco comprensibile da parte del pubblico, ed anche da parte degli stessi appartenenti all’Associazione.

Nell’unitarietà del Movimento l’importante è operare, e tutto il resto rischia di diventare accademia se svincolato “dall’imperativo categorico” di soccorrere e salvare. La Commissione dello Sviluppo è chiamata a discutere e ad accertare o meno il concetto che quanto più la Lega è operativa sul terreno dei soccorsi tanto più lo sviluppo è favorito e che all’interno di un Movimento universale come il nostro ogni particolarismo ed ogni gelosia di appartenenza a questo o a quel settore operativo, Lega, CICR, Società Nazionale, è indice di ristrettezza mentale e si ripercuote negativamente sullo sviluppo. Per una Lega sempre più vicina ai bisogni delle Società Nazionali e delle popolazioni sofferenti è prioritario e vitale disporre di una rete di delegati di alto livello disseminati ovunque nel mondo, e capaci di mettere in pratica nel quotidiano i concetti del soccorso e dello sviluppo.

Anche sul tema dei delegati la Commissione dello Sviluppo ed il vecchio Comitato Consultivo hanno tradizionalmente sentito l’esigenza di soffermarsi in tutte le loro riunioni più recenti, indice, questo, di una problematica irrisolta, tuttora aperta e fonte di qualche insoddisfazione. In effetti, sembra incredibile che un Movimento che fieramente denuncia 200 milioni di membri nel mondo sia costretto a reclutare parte dei suoi delegati tra persone completamente estranee, magari reclutate attraverso un annuncio economico sul giornale.

La Croce Rossa non è soltanto un business, ma anche ideologia che richiede un’adesione personale, che non può essere acquistata al mercato. Non credo sia esagerato pretendere che i nostri delegati, a qualunque livello siano chiamati ad operare, siano essi stessi i primi ad essere convinti dell’ideologia che sono chiamati a disseminare. Ciò detto, non possiamo non constatare che manca tuttora alla Lega una politica unitaria per i delegati, per le loro esigenze economiche e soprattutto di carriera, tanto che sembra possibile affermare che la categoria dei delegati, nel suo complesso, conta nella Lega meno di quanto dà, spesso con notevole impegno e sacrificio personale.

Altrettanto inaccettabile, per un Movimento universale, è che in alcuni dipartimenti i delegati provengano sempre dagli stessi Paesi, con una distribuzione di incarichi squilibrata, che risente più delle simpatie geografiche dei funzionari preposti che delle esigenze di scelta della persona giusta al posto giusto. Ci dobbiamo sempre ricordare che la Croce Rossa Internazionale è formata da circa 150 Società Nazionali e che ognuna di queste deve essere in grado di fornire delegati da utilizzare sul terreno in nome della Lega.

A questo riguardo sono fiero di constatare che, anche grazie alle sollecitazioni della Commissione dello Sviluppo, in questi ultimi anni è stato formato ed impiegato un numero notevole di delegati provenienti da Paesi in via di sviluppo. Credo che tale linea di tendenza vada sempre più incrementata, considerato quanto i delegati provenienti dalla stessa regione in cui sono impegnati siano favoriti in termini di comprensione delle abitudini, delle tradizioni e delle condizioni di vita e climatiche della regione.

Anche sul numero complessivo dei delegati, attualmente operanti sul Terreno, la Commissione potrebbe pronunciarsi: 257 elementi sono il massimo che la Lega può impiegare? Che cosa rappresentano 257 elementi di fronte ai bisogni del mondo ed alle aspettative della opinione pubblica? E’ realistico o è utopia pensare che tale numero possa essere moltiplicato finanche per dieci nei prossimi anni?

Il numero e la qualità dei delegati, peraltro, di per sé non sono fattori sufficienti ad assicurare uno sviluppo concreto ed adeguato, pur essendo della massima importanza. Ciò che parimenti interessa è 1’organizzazione del loro lavoro, la possibilità di un’adeguata integrazione con la locale società Nazionale, la risposta immediata alle esigenze ed ai bisogni segnalati, un idoneo rapporto tra decentramento e centralismo che sia rispettoso da un lato dell’unità del Movimento e del ruolo di Ginevra e dall’altro della rapidità della presa di decisioni e delle risposte.

Penso che unità operative, come l’Unità Sahel, che proprio in questo 1985 ha preso il via, rappresentino un modello efficace da moltiplicare nel mondo, come sintesi tra le contrastanti esigenze sopraesposte. Ciò che va assolutamente evitato è che in un Paese qualunque esistano 3 diverse realtà di Croce Rossa, la Società Nazionale, il Comitato, la Lega, operanti ciascuna per proprio conto, quasi fossero realtà indipendenti ed autonome e non settori organizzativi di uno stesso organismo.

In questo spirito di una sempre migliore coordinazione degli sforzi delle componenti della Croce Rossa Internazionale si situa l’idea della costituzione dei “Consorzi” che mi auguro non mancherà di ricevere il pieno appoggio della Commissione. Noi tutti auspichiamo che il “Consorzio” rappresenti una nuova piattaforma dove possano incontrarsi la Sociètà operatrice, le Società partecipanti, la Lega ed il CICR, per armonizzare le loro azioni al fine di dare a queste il massimo di possibilità di riuscita e di successo.

I problemi logistici e strutturali, pur importanti, passano in ogni caso sempre in secondo piano rispetto al fattore umano. E’ l’uomo capace di assicurare il successo o l’insuccesso di qualunque impresa, con la sua volontà di collaborare o di distruggere, con la sua tenacia o con la sua depressione, con la sua serenità o con la sua angoscia. E’ dunque il fattore umano che la Croce Rossa deve privilegiare, nella formazione e nell’indottrinamento dei suoi quadri, dai dirigenti delle Società Nazionali e della Lega fino ai delegati ed all’ultimo dei suoi volontari.

Perché una Società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa si sviluppino possono mancare i mezzi materiali, non il fattore umano. Il recente eccellente studio sul volontariato, condotto dall’Istituto Henry Dunant, e sul quale la Commissione dello Sviluppo è chiamata a riflettere ed a pronunciarsi, è un ulteriore stimolo a considerare priorità assoluta la costituzione, ovunque nel mondo, di gruppi di volontari fedeli alla ideologia della C.R. e della Mezzaluna Rossa, capaci di formare quelle “équipes d’action” che rappresentano il modo più diretto nel Movimento di essere presente nella Comunità e di rispondere alle sue sofferenze.

Ovunque nel mondo, tanto nei Paesi ricchi che nei Paesi cosiddetti “i meno avanzati”, cui desideriamo richiamare l’attenzione della Commissione, in ragione degli enormi problemi sociali ed umani che in essi si pongono, un gruppo di volontari di buona volontà è la base dello sviluppo di una Società dì Croce Rossa o di Mezzaluna Rossa. Favorire la moltiplicazione, la preparazione, l’entusiasmo, l’equipaggiamento dei gruppi di volontari, e soprattutto di giovani, è il migliore investimento che la Croce Rossa possa fare per il proprio sviluppo ed il proprio avvenire.

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