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Articoli · Settembre 1986

La vita corre sul filo

Da: Polizia Moderna — Settembre 1986 · IT

Nuova iniziativa della Croce Rossa in aiuto dei tossicodipendenti

“E’ un’altra finestra aperta sul problema della droga” così Massimo Barra medico, consulente del Comune di Roma per le tossicodipendenze, impegnato da più di dodici anni nella lotta alla droga, defi-nisce questo nuovo servizio del “Telefono in Aiuto”. Nato il 1 maggio di quest’anno il TIA, viene a colmare una lacuna in un settore molto delicato e tanto importante sul fronte dell’assistenza dei tossicodipendenti e delle loro famiglie.

Ci sono altri telefoni e altre iniziative; ma questo è l’unico esempio, almeno fino ad oggi, di pronto inter-vento a domicilio. “La Croce rossa – dice Barra – parte sempre all’avanguardia, è un Ente pubblico ma anche, una associazione di volontariato e quest’esperimento fa parte della natura stessa dell’Ente”. La Croce rossa ha messo a disposizione del gruppo di 15 volontari del TIA alcuni locali nella sede del Comitato provinciale romano di via Ramazzini 31; paga le bollette e la benzina; l’auto, targata Cri, è condotta da un volontario per gli interventi domiciliari.

Luca Giovannone, psicologo con una lunga esperienza di comunità alla scuola di Barra, è uno dei responsabili del servizio. Come e perché è nato il “Telefono In aiuto?” “Questo servizio è nato da un’intuizione di Massimo Barra direttore della CT di Villa Maraini. Ci sono ormai molte strutture come Comunità, Sat (Servizio Assistenza Tossicodipendenti), Ospedali, Cliniche per la disintossicazione e mancava però un collegamento tra tutte le realtà operative.

Il nostro è un servizio di primo intervento, che smista e aiuta l’utente a dirigersi verso quella struttura che è più appropriata e meglio risponde alle sue esigenze. Noi facciamo consulenza, non solo, ma personalizziamo l’intervento. Noi siamo un tramite, siamo il primo approccio tra il tossicodipendente e le strutture pubbliche e private. Questo per Roma. “Per tutta l’Italia facciamo solo consulenza e indirizziamo ragazzi e famiglie ai centri più vicini alla loro residenza”.

Chi telefona? “I ragazzi o le ragazze direttamente interessati, molte mamme e poi fratelli, sorelle, parenti, amici o vicini di casa”. Quanti siete? “Siamo un’équipe mista, di 15 persone. Psicologi, medici, ex tossicomani e operatori di Comunità. Facciamo i turni in tre. In genere un medico, uno psicologo e un ex. L’orario è continuato dalle 09,00 alle 21,00 anche nei giorni festivi”. Chi avesse bisogno prima delle 9 o dopo le 21, che cosa fa? “Certo è un nostro limite ma essendo un gruppo di volontari che operiamo senza nessun tipo di retribuzione non possiamo fare di più.

Attendiamo almeno un’altra linea e, per la notte, la segreteria telefonica”. Per che cosa telefonano? “Spesso sono ragazzi o mamme disperate che non sanno che cosa fare. Parliamo, diamo consigli e indicazioni e indirizziamo, a seconda del caso, alle comunità del Comune di Roma (Villa Maraini, Massimina o Città della Pieve), alle CT di “Incontro” di don Pierino Gelmini o al Ceis o ad altre che conosciamo e nelle quali abbiamo fiducia. “Agli alcolisti indichiamo i gruppi degli Alcolisti anonimi che funzionano bene e sono presenti su tutto il territorio nazionale.

Qui al Centro facciamo anche, in media, quattro colloqui al giorno con tossicomani o con le famiglie o insieme”. Come si svolge il servizio a domicilio? “E’ un intervento su richiesta del tossicomane o dei familiari nel momento di crisi acuta. Se l’interessato è d’accordo andiamo a casa. Spesso chiamano i genitori perché il figlio è tornato a casa “fatto” o è in crisi di astinenza e sfascia tutto, minaccia, ricatta e picchia oppure è sotto overdose”. Chi interviene? “Parte l’auto della Cri guidata da un volontario con un ex tossicodipendente, accompagnato da uno psicologo o da un medico secondo le esigenze del caso”.

“La mia lunga esperienza professionale – commenta Barra – mi dice che è necessario un intervento dall’esterno specialmente nel momento di crisi acuta, perché una forza che interviene dall’esterno sbilancia il sistema familiare cronicizzato e incancrenito nella difficoltà dei rapporti. Spesso quest’intervento risolve, almeno nella fase acuta, situazioni pericolose destinate altrimenti a degenerare”. La chiamata del tossicodipendente o dei familiari è sempre un grido di aiuto, una domanda di riconoscimento, un bisogno d’uscire dallisolamento e dalla solitudine interiore nella quale l’individuo si è chiuso a riccio e uscirne senza un sostegno esterno è molto difficile anzi molto spesso i tentativi sfociano nella violenza più distruttiva contro gli altri o contro se stessi o in una incomprensione ed incomunicabilità ancora più radicali e dannose che consolidano la decisione di fuga nella droga.

Certo l’intervento degli operatori non è magico e, se non c’é la possibilità ed il coinvolgimento dell’interessato, ha poca efficacia ma è comunque utilissimo come sostegno perla famiglia. Intanto, è un contatto diretto tra persone e non solo attraverso una voce che corre sul filo e generalmente serve anche a gettare un ponte, perché gli operatori invitano il tossicomane e i suoi familiari per una serie di colloqui al Centro e questo è spesso un periodo di preparazione all’ingresso in Comunitˆ, o anche un breve avvio per la soluzione del problema.

“Di che cosa avete bisogno?” chiedo e le risposte sono concordi e puntano sulla necessità di un riconoscimento ufficiale. “Il volontariato non può durare in eterno – sottolinea Carlo Pandolfi medico del Centro – e troppi ci speculano sopra”. Certo se questo servizio si affermerà e diventerà indispensabile sarà opportuno riprendere il discorso ma è presto per dirlo, bisognerà vedere fino a che punto si spingerà la richiesta del servizio a domicilio. Forse è ancora poco conosciuto per quello che realmente è, se qualcuno chiama ancora il “Telefono in Aiuto” perché c’é una fuga di gas o perché si  rotto il rubinetto del bagno.

A chi volete dire grazie? “Al dottor Barra che è il nostro capo e maestro – dice Maria Elena Cocco un’operatrice di comunità, mentre corre via per un intervento – alla Croce rossa che ci dà tutto ciò che è indispensabile per lavorare e al Comune di Roma che  il nostro sponsor morale. Il Comune infatti, attraverso l’opera dell’assessore ai Servizi sociali Gabriele Mori ha caldeggiato l’iniziativa stampando i manifesti di propaganda anche sul retro di una partita dei biglietti dell’Atac e sicuramente interverrà ancora quando, col tempo, questo servizio dimostrerà d’essere veramente indispensabile.

L’idea è comunque buona e, come tutte le cose nuove, ha bisogno di tempo. Già altre città come, per esempio, Brescia chiedono un incontro per approfondire l’argomento e questo dice che l’esperimento pilota di Roma può essere esportato. Del resto Croce rossa e Comuni ci sono su tutto il territorio nazionale e i volontari professionalmente preparati non mancano da nessuna parte.

In quanto agli encomiabili quindici del “Telefono in aiuto” di Roma c’é solo da elogiarli e dire loro grazie e se scalpitano un pò è perché il loro entusiasmo, la voglia di lavorare e la preparazione professionale sono tali che questo servizio pur tanto importante ma duro, faticoso, oscuro e poco gratificante sta loro un pò stretto. Sono veramente pronti per fondare e dirigere in modo eccellente un’altra comunità terapeutica e non mancheranno certo altri volontari pronti a sostituirli.

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