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Discorsi · Novembre 1981

La droga

Da: Gli Oratori del Giorno — Novembre 1981 · IT

di Massimo Barra

Pubblichiamo questa conferenza sulla droga detta dal dottor Massimo Barra a Villa Maraini. Il testo stenografico del discorso è stato da noi deliberatamente rispettato senza operare alcuna limatura di forma per dare ai lettori la immediatezza e la spontaneità con cui l’oratore si è espresso, con semplicità non priva di efficacia, al fine di poter raggiungere il pubblico più vario tra cui erano molti giovani di estrazione popolare.

Le droghe leggere, o cosiddette tali, si differenziano da quelle pesanti perché le droghe pesanti danno dipendenza fisica, dipendenza psichica ed assuefazione, mentre le droghe leggere danno soprattutto dipendenza psichica. Ciò vuol dire che la sospensione dell’assunzione dell’hashish e della marijuana (esempio tipico di droghe leggere) non determina una sintomatologia di astinenza.

Quando si dice hashish o marijuana, peraltro, non si definisce in maniera univoca il prodotto di cui si parla. Perché: non tanto c’interessa l’eccipiente, quanto il contenuto di principio attivo. Il principio attivo contenuto nell’erba, hashish o marijuana, è il tetraidrocannabinolo (THC). Quindi è come se dicessi bevanda alcolica. ” Bevanda alcolica “: che vuol dire? Può voler dire: aperitivo (5 gradi), vino (10 gradi), whisky (40gradi), addirittura tintura imperiale (90gradi).

E’ chiaro che se io dico ” ho preso una bevanda alcolica ” non so qual è l’effetto della bevanda alcolica, che dipende dalla gradazione. Allo stesso modo, se dico ” ho fumato l’erba ” non so qual’è l’effetto di questa erba, perché dipende dalla gradazione, cioè dalla concentrazione di principio attivo, cioè di THC. E questa concentrazione può variare nei diversi tipi di marijuana o di hashish come 1:100; il che vuol dire che io posso fumare dell’ hashish, 100 volte più potente di un’altra fumata di erba. Il contenuto di THC varia a seconda della zona in cui la canapa indiana (da cui derivano i vari tipi di “erba” è stata coltivata, dal clima, dalla stagione più o meno assolata, dal modo in cui è stata trasportata.

Il tutto sembrerà meno strano se si paragona a quanto avviene per il vino: il vino della Sicilia è più forte di quello della Val d’Aosta. Lo stesso avviene per il THC. L’effetto dell’ hashish o della marijuana dipende anche dal substrato nervoso dell’assuntore. Vi voglio raccontare un episodio: un giorno viene da me un ragazzo, che è un vecchio eroinomane, con una ragazza che non aveva mai preso droghe salvo quella sera che avevano solo fumato insieme.

A lui uno spinello non aveva fatto niente, tutt’al più era un pò allegrotto, anche se era preoccupato per la situazione della ragazza in quanto lei era completamente in paranoia, delirava. E’ stato l’hashish a farla delirare? Non al 100%. Stesso fumo aveva preso lui, stesso fumo aveva preso lei, ma evidentemente questo le aveva squilibrato quello che c’era sotto, una tendenza al delirio che, in condizioni normali di non intossicazione, veniva compensata, quindi equilibrio precario ma compensato; però è bastata una goccia per farla sbarellare e per determinare una situazione di squilibrio, una reazione delirante che è terminata nel momento in cui è terminato l’effetto dell’ hashish.

E’ interesse pubblico che tutte le situazioni di equilibrio precario vengano sottoposte ad uno stress di questo tipo? Sicuramente no; perché anche qui, se prendiamo 100 persone e le facciamo fumare tutte e 100, forti, meno forti, inserite, disinserite e più deboli, a chi farà male l’hashish? Non certo al ricco borghese corazzato, magari impegnato politicamente, al quale, invece di andare in piazza, gli portiamo la sera l’hashish sul vassoio, invece di sconvolgersi col whisky il sabato a sera, si sconvolge con l’hashish, ma al ragazzetto emarginato, borgataro, già con un equilibrio estremamente precario, al quale diamo questo ulteriore motivo di sconvolgersi e di stare tranquillo e di non rompere le scatole.

Quindi vedete che anche politicamente la proposta di liberalizzazione dell’ hashish è una proposta aristocratica, non popolare, che sicuramente aggraverebbe la condizione di emarginazione di chi è già emarginato. Che vuol dire tutto ciò? Vuol dire che l’effetto finale è sempre la risultante di un’azione oggettiva, intrinseca, della sostanza e della situazione del substrato, cioè del livello dell’equilibriosquilibrio del sistema nervoso della persona che assume questa sostanza. Ecco perché ci sono molti tipi di reazione.

La liberalizzazione è destinata a non incidere su quelle persone sulle quali tali sostanze non incidono, mentre invece inciderebbe pesantemente su quelle persone che dall’uso di droga, sia pure droga leggera, hanno un danno di un’ulteriore emarginazione e di un ulteriore tuffo nel nulla, tuffo nel vuoto, di un’ulteriore non socializzazione rispetto a chi fa vita attiva. D’altra parte, c’é un dato oggettivo che è accettato in tutto il mondo, cioè che il consumo di droga è proporzionale alla facilità di reperirla. Se noi vendiamo l’hashish dal tabaccaio, l’effetto sarà sicuramente che un maggior numero di persone consumerà hashish.

Non c’è una remora perché invece di correre dei rischi, andare a comprarlo in piazza, il giorno che è dal tabaccaio, si va tranquillamente a comprarlo dal tabaccaio. Da un punto di vista di politica sanitaria ci conviene che la gente consumi hashish oppure no? Penso di no, perché, anche se non presenta effetti particolarmente nocivi su di un organo o un apparato (al contrario dell’alcool che sicuramente comporta danni al punto di essere addirittura mortale ad alte dosi, mentre lo hashish non è mortale), indubbiamente però influisce su quel sistema dell’organismo che è il sistema nervoso, che è l’unico sistema che, se rimane 5 minuti senza ossigeno, defunge in modo irreversibile.

Quindi, come politica sanitaria nel momento in cui facciamo propaganda contro il tabacco, l’alcool, ecc., è inaccettabile che solo perché quelle sono già droghe legali, noi legalizziamo anche un altro modo di sconvolgersi, legalizziamo il fatto che la gente sia sconvolta e che la gente abbia un rapporto irreale col mondo, legalizziamo una evasione nella irrealtà ed una intossicazione del sistema nervoso. Si dice che la liberalizzazione di hashish e marijuana eliminerebbe il mercato nero, gli spacciatori.

E voi pensate che lo spacciatore di hashish, il giorno che non lo può più fare, perché l’hashish lo troviamo accanto alle Marlboro dal tabaccaio, si vada ad iscrivere alla Croce Rossa o alla S. Vincenzo, oppure diventerà spacciatore d’altre droghe? Abituato a vivere e sopravvivere con lo spaccio, e quindi in una situazione completamente illegale, si redime e diventa un propagandista antidroga? Sicuramente diventerà spacciatore d’altre droghe.

Se si autorizza la gente a sconvolgersi legalmente, questo sconvolgimento indubbiamente avrà influenze maggiori sui più deboli che sui più forti e faciliterà in ogni modo la disponibilità del più debole a risolvere apparentemente (in realtà prende una fregatura) i suoi problemi, non con una reazione attiva, responsabile della sua individualità, ma con una reazione passiva; già lui è passivo, gli aggraviamo il sintomo della sua passività, e quindi lo teniamo buono con una realtà che non esiste ma che per lui può esistere.

Ecco perché sono contrario alla legalizzazione delle droghe leggere. Probabilmente fra 100 anni, ne sono convinto, l’hashish avrà un’ampia diffusione, sarà sicuramente legalizzato: però sono anche convinto del fatto che fra 100 anni la gente starà peggio di come sta oggi. La legalizzazione del fumo o d’altro tipo di droga non porta alla felicità ma dà solo delle illusioni. Sono sicuro che, procedendo così la diffusione dell’hashish, inevitabilmente fra 100 anni l’hashish sarà una droga accettata come alcool od altre droghe, ma sono anche convinto che ciò non significherà che la gente starà meglio, ma anzi che starà peggio.

D’altra parte, dovete sempre essere attenti ai rapporti droga/cultura. Pigliate gli Indiani d’America che non conoscevano l’alcol ma conoscevano altre droghe: i derivati di cactus, peyote, funghi, psilocibina, che entravano anche nei loro riti religiosi. Il giorno che i bianchi hanno portato l’alcol, agli Indiani d’America è mancato il controllo sociale, è mancata l’abitudine a quel tipo di droga, e l’effetto è stato drammatico. Anche la mancanza di controllo sociale porta ad un atteggiamento di criminalizzazione per chi usa quella determinata sostanza. Facciamo un esempio: due persone che si presentano allo stesso modo, che danno i numeri, uno perché ha fumato hashish e l’altro perché ubriaco: il primo incontrerà riprovazione di tutta la società, sarà scansato, criminalizzato, considerato un meschino, un drogato, ecc.; quello che è ubriaco invece diverte o comunque è meglio accettato.

Avete presente il raduno degli Alpini, che fa tanto folklore? La gente non si scandalizza perché ai raduni degli Alpini, alla fine, tutti si ubriacano, non lo approva, ma c’é una bella differenza tra l’alpino ubriaco alla fine del raduno e il ragazzo che sbarella perché ha fumato hashish, per la gente, per l’accettazione sociale. Si vuole criminalizzarlo, gli si dà un ruolo di criminale; l’altro invece viene accettato, se non con simpatia, quanto meno, non è considerato un drogato. Quindi c’é sempre un rapporto tra cultura e droga. Allora noi non possiamo dire in questa fase: “Beh, siccome l’hashish in fondo è tradizionale in determinate aree, portiamolo anche nella nostra cultura occidentale” perché l’operazione di portare droghe asiatiche in altri continenti senza tener conto del grado di adattamento della gente, del grado di abitudine, del grado di accettazione culturale, e quindi anche del grado di autodifesa della popolazione, è impossibile.

Queste non possono essere operazioni che avvengono dall’oggi al domani, avvengono in un secolo. Io sono convinto, ripeto, che tra un secolo l’hashish sarà una droga accettata allo stesso modo dell’alcol. Scientificamente, l’alcol è mortale, mentre l’hashish non è mortale, quindi l’alcol è una droga peggiore. Se di hashish non si muore, mentre di alcool si può morire, vedete come la legalità o l’illegalità di una sostanza, non solo dipende dai pericoli in essa insiti, ma anche dal rapporto con l’ambiente e dal grado di accettazione culturale e sociale di quella sostanza.

La mia posizione è: l’alcol fa male, ed allora combattiamolo. L’hashish fa male, combattiamolo. Però la mia posizione è sicuramente una posizione di minoranza, almeno in prospettiva. Vediamo il problema dell’escalation; cioè se dalle droghe “leggere” si passa alle droghe “pesanti”, in quali termini e con quale frequenza. Quali sono i dati oggettivi disponibili? Sono: che tutti i ragazzi che fanno droga pesante hanno cominciato con la droga leggera; non è però vero il contrario, come non è vero che chi fa droga leggera inevitabilmente vada a finire alla droga pesante.

Se noi, pigliamo 100 ragazzi che non fumano, che non fanno uso di droga leggera, ed altri 100 che usano droga leggera, da quale gruppo sarà più probabile che esca fuori un eroinomane? Sicuramente, dal gruppo di quelli che fumano droghe leggere. Perché? Perché evidentemente sono disponibili ad essere modificati dall’esterno, mentre quelli che non fumano evidentemente sono refrattari. Quindi, nell’ambito della popolazione, chi sarà più disponibile a rimanere coinvolto, a rimanere dipendente, ad avere qualche cosa che dall’esterno lo viene a modificare?

Il più debole e non il più forte, che ha altri sistemi, abbiamo detto, attivi, per modificare la sua situazione esistenziale difficile, di stress. Che cosa c’é di vero nell’escalation? Cosa può produrre l’escalation? Quando la modificazione indotta dal fumo non è più sufficiente; per cui tanta più gente si sconvolge, tanta più gente fa il primo passo, tanto più sarà probabile che una certa percentuale di queste persone passi alla droga pesante. Ora io non credo che, quanto più noi rendiamo facile uno sconvolgimento accettabile, tanto meno determiniamo un passaggio alla droga pesante, anzi credo esattamente l’opposto.

Quanto più facile noi rendiamo il passaggio a quel primo gradino che indubbiamente costituisce una remora, della sostanza che ti viene a modificare, tanto più entriamo in un concetto tutto sommato di passività, di passivizzazione che è un concetto subentrante sempre peggio, perché io, una volta che ho accettato di farmi modificare dall’esterno, posso essere disponibile anche a modificazioni più incisive e drammatiche. Ripeto: l’hashish può non fare assolutamente niente, ma può sbalestrare una situazione limite dal punto di vista psicologico, una situazione ai limiti, borderline, mentre un altro può tranquillamente sconvolgersi.

Quindi, da un punto di vista dell’Igiene Mentale, non mi sembra una politica logica quella di favorire la deresponsabilizzazione aggravando il sintomo della deresponsabilizzazione, sempre a danno del più debole. In sostanza: quanto più noi agiamo dall’esterno, passivizzando la gente, tanto più penalizziamo chi è già passivo. Quindi, chi ha già le sue facoltà di reazione reagisce, ma chi non le ha, e sta in una condizione di borderline dal punto di vista dell’Igiene Mentale, lo guariamo? No, anzi aggraviamo il suo sintomo. Quindi, secondo me, aumenterebbe la gente disadattata.

La cosa più squallida del dibattito sulla liberalizzazione è che si discute sempre per appartenenza a parrocchie; per cui, chi appartiene ad una parrocchia deve dire: ” sì, bisogna legalizzare, non c’é nessun danno, è una non-droga “. Se l’hashisch non è una droga, chissà che è ? Non è una sostanza esterna che modifica l’organismo, guarda caso, nella sua parte più delicata, che é il sistema nervoso? Non dà allucinazioni? Non è una droga dicono. Chissà che è?

Questo è un modo di prendere per i fondelli la gente. Dire che l’hashish non è una droga è una presa per i fondelli. Si potrà dire che fa meno male del tabacco (e non è vero), ma questo non vuol dire che non sia una droga. Si potrà dire che ci sono tante altre cose più gravi, però non è accettabile che, su 100 operatori, 50 debbano dire: “Chi fuma hashish, diventerà poi sicuramente un tossicomane… ” il che è falso… e che altri 50 debbano dire esattamente il contrario.

In realtà, un rapporto tra droga leggera e pesante c’é, ma non e legato al fumo, è legato all’individuo, e quindi ritorniamo al discorso di prima, a quanto abbiamo già detto, e cioè che il problema della droga non è il problema della droga ma è il problema dell’individuo, non è la maledizione che ci arriva dall’esterno, portata dall’untore o dal diavolo, è un qualcosa che è strettamente legata alla situazione esistenziale del singolo.

Molti dicono: “Ai miei tempi, la droga non c’era e quindi tutti questi problemi non c’erano. Eliminiamo ogni possibilità di trovare droga e tutti staranno bene”. E’ vero che se non c’é la droga non e possibile la tossicomania, ma è falso che, senza la tossicomania, tutti stiano bene. In altri termini, se non ci sono i tossicomani, ci saranno sempre gli emarginati, cioè, su 100 persone, 90 saranno più o meno inserite e 10 saranno disinserite, deboli, e soccomberanno in un altro modo.

Potranno soccombere buttati già dalla Rupe Tarpea, o con una malattia, oppure andando a finire legati in manicomio, come in passato. La droga è un tentativo di un debole di non soccombere, quasi un disperato tentativo di automedicazione e di sopravvivenza. Quindi la patologia della debolezza dell’Io c’é sempre stata; non c’é stata la tossicomania come ora, perché questa non può insorgere senza droga.

E poi, in fondo, quest’assunzione di droga per molti non è che un tentativo di compenso, però di compenso fallace perché poi ti fa pagare pesantemente, aggravando tutti i sintomi che ti sembrava curare all’inizio. Quindi, per es., con l’hashish all’inizio socializzo. Se io sono emarginato, ho difficoltà di rapporto col vicino, con l’amico o con l’amica; nel momento in cui fumo… joint, no? “insieme”, stiamo tutti insieme, ci sembra di socializzare, in fondo ottengo una certa disinibizione, come con l’alcol che mi permette di comunicare col vicino, è bello.., in fondo, è una forma di terapia; poi però la droga mi porterà alla solitudine.

Cioé ad un effetto completamente opposto; quello che sembrava darti te lo toglie, te lo toglie anche con gli interessi. Ed un tossicomane è isolato, finisce per isolarsi, per ritrovarsi disperatamente solo.

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