Da: “Il Messaggero” di sabato 10 giugno 2006
Il presidente Barra: decine di volontari pronti, anche senza scorta militare
Ha visto il Papa e vedrà D’Alema. Incontri ai massimi livelli per Massimo Barra, presidente della Croce rossa italiana. Il momento è di quelli “caldi”, sul tappeto un tema tra gli altri: la cooperazione sanitaria con i Paesi “a rischio”, Iraq su tutti. Che fine farà? Gli italiani della Croce rossa abbandoneranno il campo, secondo il dettato governativo, oppure resteranno a dare una mano, secondo quanto lo stesso Barra deciderà insieme al ministro degli Esteri Massimo D’Alema?
Che sarà dunque, presidente, della Croce rossa italiana in Iraq?
«Se l’Esercito rientrerà in Italia, con esso rientrerà pure quella parte del la Croce rossa che è ausiliaria delle Forze armate. Ma c’è un’altra componente della Croce rossa, quella di volontariato civile. Medici e infermieri che hanno mandato avanti e che ancora contribuiscono a mandare avanti l’ospedale di Bagdad. Tutti costoro aspettano solo un mio cenno per ritornare in Iraq».
Perché ritornare? Dove sono adesso? Al momento non c’è nessun operatore della Cri a Bagdad?
«Noi abbiamo addestrato personale iracheno e finanziamo il funzionamento dell’ospedale. Periodicamente i nostri operatori vanno in Iraq per pagare le spese. Vanno e vengono, restare lì è troppo pericoloso».
Ma allora… Se non ci siete più già ora immaginarsi quando tutti i militari italiani andranno via e non potrete avere nessuna scorta armata…
«Non è detto. Noi abbiamo operato a Bagdad anche senza scorta armata. Tutti i giorni decine di volontari mi chiedono di poter tornare in Iraq. Potremmo decidere di inviare i nostri operatori laggiù anche senza protezione. Non dimentichi che la Croce rossa è nata sui campi di battaglia. Non siamo temerari ma neppure rinunciatari. Sa che mi ha detto il presidente della Mezzaluna rossa? Mi ha detto: la credibilità di volontari italiani è scolpita nel granito. Avete fatto per noi ciò che nessun altro è stato capace di fare».
Che cosa le ha detto il Papa, presidente?
«Era informatissimo su di noi e ha apprezzato la partecipazione dei giovani alla Croce rossa. Al santo Padre abbiamo presentato il nostro nuovo simbolo, il “cristallo rosso”».
Sostituirà il simbolo della Croce rossa?
«No, è un emblema aggiuntivo. Potremo utilizzarlo, per esempio, in Iraq. E’ un simbolo neutro, che testimonia dell’universalità del nostro movimento. Noi abbiamo appena integrato Israele, ponendo fine a un vulnus dell’universalità della Croce rossa e della Mezzaluna rossa. Ora, in certe zone, opereremo con il “cristallo rosso”, né croce né mezzaluna né stella di David. Così potremo cooperare davvero per la pace. E il Papa ha apprezzato».