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Interviste · Ottobre 1995

I vantaggi della democrazia diretta Conversazione con Massimo Barra

Da: Erasmo — Ottobre 1995 · IT

Va detto subito che le abbiamo provate tutte, siamo ricorsi agli argomenti e ai confronti più insidiosi, e questo non certo con la presunzione di metterlo in difficoltà bensì nella speranza di cavargli fuori qualche perplessità o recriminazione, ma non c’è stato niente da fare. Massimo Barra, dei risultati di questo CENSI 1993 non si stupisce più di tanto ed anzi è più che soddisfatto, per certi versi persino euforico.

Così, ad esempio, all’invito a voler soffermarsi su certe differenze, in senso peggiorativo, rispetto allo scorso anno, ci assicura che si tratta di “quisquilie”, e non ha difficoltà a dimostrarlo, inquadrando questo giudizio in un contesto – e un discorso – politico e strategico fin troppo esaustivo e convincente. La stessa cosa si può dire di quando gli si fa rilevare l’accentuarsi del divario fra Sud e Nord-Centro, un divario che lui dà per scontato e il cui aggravamento attribuisce a diverse cause, in particolare agli intralci posti dalla burocrazia centrale all’estensione dell’Associazione nei piccoli centri: “Basti pensare a casi come Salerno e la Calabria per rendersi conto che è possibile procedere a questa capillarizzazione e che non manca certo la volontà di dare vita a delegazioni e gruppi di volontari locali.

Come appunto è avvenuto in Calabria, dove con soli tre Comitati Provinciali si è dato vita a tanti gruppi dislocati anche nei paesini più sperduti, oppure a Salerno dove in poco tempo sono state create almeno venti Delegazioni ed un Sottocomitato. Certo, questa è una tendenza non proprio favorita da Via Toscana, che finora ha preferito contenere questo tipo di espansione, mentre in taluni casi si è addirittura scelto di sostituire sedi C.R.I. con scuole e centri di assistenza per gli anziani che poi i Comuni non sono stati in grado di gestire (come è avvenuto in occasione del terremoto dell’lrpinia, quando la C.R.I. ha rinunciato ad ambulanze, fuori strada e sedi pur di non svilupparsi).

Questo dimostra anche la distanza che sussiste fra centro e periferia, laddove il primo, che dovrebbe fungere soprattutto da stimolo, finisce invece col perdere di vista e persino ostacolare l’avvio dell’organizzazione locale.” Massimo Barra dunque è più che contento di questi dati, addirittura orgoglioso quando in essi vede confermata la validità di un metodo, di un discorso gestionale che nasce dall’esperienza quotidiana, “sul campo”: “Sono soprattutto le piccole emergenze quelle che consentono la capillarizzazione del Movimento.

Quelle emergenze che fanno ritrovare, in un modo o nell’altro, ogni sera i Volontari della C.R.I. in televisione. Il punto forte di questo nostro metodo consiste, diciamocelo francamente, nel non lasciar fare le cose solamente ai Presidenti dei Comitati oltre che nell’aver instaurato a tutti i livelli forme di democrazia diretta.

La Croce Rossa siamo noi, insomma, e abbiamo potuto dimostrarlo sia nelle grandi emergenze come quella del Piemonte, dove l’esperienza ha prevalso sull’improvvisazione, sia nella realtà quotidiana, che arricchisce comunque e in ogni circostanza.”

A proposito dell’esperienza piemontese Barra ridimensiona certe scoperte che l’hanno caratterizzata, ricordandoci che, ad esempio, fra i Volontari il ricorso a personale specializzato (falegnami, fabbri, meccanici, elettricisti, ecc.) è cosa di tutti i giorni, così come si realizza continuamente, in pratica, quella diversificazione a cui sembra tendere tutta l’Associazione e della quale i Volontari stessi sono stati, in un certo senso, i primi fautori.

Ciò non significa, tuttavia, che su questa strada non occorra procedere con cautela e comunque gradualmente. Questo perché “noi siamo fondamentalmente dei soccorritori. Perché la nostra peculiarità è quella del soccorso, del carisma e della gratificazione che deriva dall’ambulanza. Si tratta di un patrimonio culturale e professionale che non può essere ceduto ad alcuno, anche perché il “mercato” del Pronto Soccorso è ben lontano dall’essere saturo. Ecco perché non forzerei la mano sulla strada della diversificazione…”

E’ soltanto dopo qualche insistenza che si decide a fare un po’ di autocritica a voce alta: “Forse siamo stati troppo remissivi con il sistema. Mi chiedo se una politica più rivoluzionaria ed incisiva non avrebbe sortito risultati migliori. Nell’interesse generale della C.R.I., che può essere molto più efficiente, ma soprattutto nell’interesse della cittadinanza.

Avremmo dovuto probabilmente prendere le distanze già da tempo dal potere centrale, soprattutto quando la colonizzazione dell’Associazione da parte dei ministeri e dei politici ha cominciato a farsi più opprimente”. Sempre in tema di autocritica Massimo Barra approfitta dell’occasione per lanciare un vero e proprio messaggio ai Volontari affinché si decidano a superare quella malattia che va sotto il nome di “localismo” e da cui sono affetti quanti ritengono che il principio e la fine della propria attività debbano comprendersi soltanto nella realtà locale: “Fra l’altro, comportandosi in questo modo, finiscono con l’ignorare quell’Universalità che rimane uno dei principi fondamentali della Croce Rossa”.

Augurandosi che le risposte al prossimo Censi raggiungano il 100%, Massimo Barra ravvisa in questo obiettivo un modo per superare quel localismo che, pur riducendosi ad una sorta di “zoccolo duro” rimane comunque d’intralcio ad un effettivo sviluppo della componente. “Nove anni fa i Volontari del Soccorso attivi non superavano i 26.000, oggi arrivano a 52 mila.

Cinquantaduemila fra uomini e donne che chiedono soltanto di offrire le proprie competenze, di mettere a disposizione un Know how sempre più ricco e prezioso. Di questo devono rendersi conto a Via Toscana e laddove ci sono Presidenti che si rifiutano di riconoscere e considerare un simile patrimonio di risorse umane.

Se i V.d.S., in molti Comitati, non conoscono neppure la cifra che li riguarda in bilancio, se al centro non ci si decide a dare il via ad un processo di informatizzazione che abbia un senso, se non vengono recepiti certi elementi tecnico-operativi (frequenze radio, collegamenti, modalità di attivazione della Protezione Civile, ecc.) di capitale importanza si finisce col disperdere e lo svilire questo patrimonio, che non è solo storico e culturale, ma anche e soprattutto professionale e morale.

” E questo rischio i V.d.S. proprio non intendono correrlo, specialmente adesso che i successi conseguiti al centro e in periferia sono tali non solo da gratificare il loro impegno ma anche da mantenere elevata l’immagine dell’Associazione. Forse è questo il messaggio – e il monito – più autentico che Barra e i suoi Volontari hanno inteso trasmettere con questa edizione dal CENSI, e a noi non rimane che registrarlo.

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