A Oaxtepec (Messico) si è svolto nell’ottobre scorso il Primo Congresso mondiale dei giovani della Croce Rossa: un incontro al di sopra di ogni barriera nel segno di un comune ideale – Nostra intervista con Massimo Barra, consigliere nazionale della Croce Rossa giovanile italiana: cinquemila giovani impegnati in un servizio umanitario.
Per la stampa italiana, il primo Congresso Mondiale della Croce Rossa giovanile, che si è svolto in Messico ai primi di ottobre, non ha fatto notizia: – l’avvenimento è stato del tutto ignorato dalla pubblica opinione. Ma i giornali italiani hanno avuto torto. L’incontro di centinaia di giovani provenienti da ogni continente, che si riuniscono e discutono i mezzi pratici per fare del bene, costituisce, con i tempi che corrono, un fatto di grande rilievo, perchè ci offre, dei giovani, un’immagine diversa dall’abituale identikit con cui vengono raffigurati.
Noi abbiamo accostato questi giovani – abbiamo voluto sapere da loro chi sono, cosa fanno, perchè lo fanno. E così abbiamo scoperto che ci sono in Italia cinquemila giovani che ignorando le “ideologie”, si sono impegnati per un “servizio” volontario ispirato dal sentimento della fraternità. Abbiamo chiesto a Massimo Barra, 24 anni, laureando in medicina, già presidente della Croce Rossa giovanile di Roma, ed ora consigliere nazionale, di farci un pò la storia dell’associazione. “La Croce Rossa Giovanile – egli ci ha detto – è un’associazione volontaria sorta nel 1947.
Raggruppa giovani dai 15 ai 30 anni che vengono chiamati ‘Pionieri della Croce Rossa Italiana’. Fino a cinque anni fa, l’associazione ha vivacchiato alla meglio, praticamente ignorata da tutti. Esistevano soltanto dieci gruppi in tutta Italia, a Roma eravamo una quarantina d’iscritti. E non avevamo alcun programma operativo; più che altro, eravamo un club di amici che si riunivano nella sede della Croce Rossa. L’unica attività svolta era la propaganda per la donazione di sangue. Ma poi ci siamo chiesti se valeva la pena di continuare così, se non c’era modo migliore di impiegare le nostre energie giovanili.
Così abbiamo deciso di allargare la nostra attività: abbiamo incominciato ad occuparci degli spastici e dei subnormali, poi del doposcuola nelle borgate. Nel frattempo, con alcuni amici di Torino, Milano e Vercelli, abbiamo creato altri gruppi in altre città. Oggi i gruppi sono 43 e gli iscritti attivi 5.000″. Che scopi si proponeva questo primo Congresso Mondiale della gioventù di Croce Rossa? “Lo scopo principale era quello di affermare e presentare al Consiglio dei Governatori, che è l’organo supremo della Lega delle Società di Croce Rossa (così si chiama la Croce Rossa internazionale che opera in tempo di pace e che raggruppa tutte le Associazioni Nazionali) l’esigenza di rinnovare le strutture dell’istituzione, favorendo l’inserimento dei giovani nei posti direttivi.
Fino a due anni fa, la Croce Rossa, non soltanto in Italia ma dovunque, era appannaggio di gente anziana, dai 70 anni in su. Persino il Comitè de la Jeunesse era formato da veri e propri vegliardi. Contro questo stato di cose i giovani si sono ribellati, rivendicando a sè il diritto di dirigere le proprie associazioni. Ma questa istanza incontrava in tutti i Paesi delle notevoli resistenze. E allora i giovani si sono appellati ai dirigenti della istituzione mondiale. In sostanza, il discorso fatto a Oaxtepec, in Messico, è questo: noi vogliamo impegnarci, siamo disponibili per i compiti propri della Croce Rossa e siamo in grado di assumerci delle responsabilità.
Lasciate quindi nelle nostre mani la Croce Rossa giovanile e dateci la possibilità di ricoprire mansioni direttive. Il nostro è un impegno responsabile: la Croce Rossa può fare un sacco di bene in tutto il mondo se si deciderà a sfruttare le nostre energie giovanili. – Non sarà facile raggiungere il traguardo che ci siamo proposti: ma ormai la nostra istanza non potrà più essere ignorata”. Quali impressioni hai tratto da questo incontro di giovani? “Non sono nuovo a queste esperienze, avendo partecipato ad altri congressi del genere, ma le impressioni che ne ho riportate sono ugualmente entusiasmanti.
Innanzitutto, riveste un significato molto positivo la prova di responsabilità che hanno dato questi ottocento giovani, provenienti da 50 paesi di tutti i continenti. Di fronte agli ostacoli che incontra il loro desiderio di fare, di impegnarsi, di lavorare per un ideale umanitario, ostacoli e resistenze che nascono dall’innegabile conflitto esistente fra la generazione degli anziani e la nostra, essi non hanno assunto posizioni radicali, di aperta contestazione, di lotta frontale. Hanno chiesto il colloquio, hanno offerto la loro collaborazione e nello stesso tempo hanno chiesto la collaborazione degli anziani.
Infatti, in tutti i gruppi di lavoro in cui si è articolato il Congresso, giovani e anziani hanno lavorato fianco a fianco, con vicendevole rispetto, con grande comprensione reciproca, su un piede di parità. Un altro fatto da sottolineare è questo: a Oaxtepec, il contatto umano e l’apertura spirituale fra giovani che si vedevano per la prima volta, che parlavano lingue diverse e magari avevano la pelle di colore diverso, erano immediati e spontanei. Non c’era bisogno di rompere il ghiaccio, perchè era come se ci conoscessimo da sempre.
Il fatto è che avevamo in comune gli stessi ideali e gli stessi interessi. I giovani della Croce Rossa hanno così affermato nella realtà pratica la grande attualità del principio ispiratore della Croce Rossa, che è quello di fan prevalere lo spirito della fratellanza sui molti motivi di lacerazione che oppongono fra di loro generazioni, ceti sociali, popoli, razze, ideologie. E’ questo spirito che costituisce il principale motivo di attrazione dei giovani verso la Croce Rossa giovanile, così come noi la intendiamo.
Riteniamo di aver offerto ai giovani d’oggi, a Oaxtepec, uno stile di azione il cui valore esemplare va molto ai di là dei confini operativi della Croce Rossa, proponendosi come modello di volontà costruttiva alla presenza giovanile nella società moderna”. Le risoluzioni finali del Congresso Messicano parlano molto di pace: quali azioni concrete intende svolgere la Croce Rossa giovanile in favore della pace? “La Croce Rossa giovanile si propone di prevenire la sofferenza dell’essere umano in ogni sua forma: era naturale quindi che il Congresso prendesse posizione contro la guerra, che è fonte di tante sofferenze per interi popoli.
Ma noi, nelle nostre associazioni, non parliamo mai di pace, perchè c’è già troppa gente che ne parla mentre fomenta i contrasti e le lotte. Noi lavoriamo per la pace ogni qualvolta promoviamo un lavoro in comune, superando ogni differenza di età, di ceto, di razza: è infatti dal lavoro comune, dai sacrifici affrontati insieme, che nasce il sentimento della fratellanza e dell’amicizia”. Dopo il Congresso messicano, avete un programma di rilancio della vostra Associazione? “Certamente. Noi abbiamo biso-gno di creare dei quadri e questi possono essere tratti, attraverso un processo selettivo, da una partecipazione di massa.
Adesso siamo ancora troppo pochi. Da noi, in Italia, il reclutamento di nuovi iscritti è abbastanza facile, favorito com’è dall’essere la nostra associazione una istituzione parascolastica, il che le dà la possibilità di entrare nelle scuole. Ma c’è il problema della defezione. Accade frequentemente che dopo uno, due anni di partecipazione l’iscritto abbandona l’attività. E questo si verifica perché la ristrettezza dei mezzi di cui disponiamo non ci consente di impegnarci al pieno delle nostre possibilità. Dobbiamo far conoscere la vera natura della Croce Rossa e gli ideali che la animano.
E’ un fatto che della Croce Rossa la gente ha un’immagine deformata: ne avverte la presenza attiva solo attraverso il sibilo delle sirene che trasportano i feriti all’ospedale. Noi ci proponiamo di restituire la Croce Rossa al suo spirito originario, vogliamo diventare la ‘coscienza parlante’ proponendole dei compiti di promozione umana, di assistenza sociale, di ‘servizio’ reso ai prossimo. Intendiamo allargare la base del nostro reclutamento oltre l’ambito strettamente scolastico, entrare nelle fabbriche, dove l’istituzione di un ‘pronto soccorso’ si rivelerebbe preziosa.
Ci proponiamo di occuparci del problema della droga e dei relativi interventi di ‘primo soccorso’, dei doposcuola nelle borgate di periferia, della lotta contro l’analfabetismo; in particolare dell’insegnamento del ‘primo soccorso’ nelle scuole, nella convinzione che l’utilità di una sua larga diffusione non sia secondaria rispetto all’educazione stradale ed all’educazione civile. Per questi nostri programmi di sviluppo contiamo molto sulla legge di riforma della Croce Rossa Italiana, attualmente all’esame delle Camere.
La riforma, se sarà varata così com’è stata progettata, restituirà la Croce Rossa al suo carattere originario. Oggi essa è un’associazione totalmente priva di vita sociale. Praticamente, tutti gli scolari d’Italia sono soci della Croce Rossa. Ma non esistono assemblee elettive, le cariche sono di norma governativa. La legge di riforma darà un ordinamento democratico a tutta l’istituzione, favorendone lo sviluppo. E noi giovani saremo orgogliosi di poter essere i protagonisti di questo rinnovamento”.