Da: “La Repubblica Salute” del 1996
Farmacologia e Terapie Integrate
UN AIUTO al corpo e uno all’anima: questa è la logica del recupero dei tossicodipendenti. Come si legge nelle tabelle sopra il titolo, i trattamenti realizzati nei centri di assistenza pubblici SerT prevedono possibilità di trattamenti a breve termine (di durata inferiore ai due mesi) o protratti. I trattamenti del primo tipo possono essere a base di metadone, integrati da terapia psicologica, oppure a base di Clonidina.
Quest’ultima è un farmaco che viene usato nello “svezzamento”, cioè aiuta a superare la dipendenza fisica. Non è un oppiaceo e non dà piacere, anzi provoca leggere sonnolenze, ma evita la crisi di astinenza. Del trattamento protratto con il metadone parliamo nell’articolo seguente. I farmaci antagonisti, Naltrexone e Naxolone, vanno a occupare i “recettori” nervosi al posto dell’eroina con diverse modalità.
Mentre il Naltrexone resta attivo per 24 ore ed è utile nell’uso protratto, il Naxolone ha un legame poco stabile. Questo ne fa un aiuto indispensabile per la terapia dell’overdose. Secondo Massimo Barra, responsabile del centro di Villa Maraini, una fiala di Narcan (nome commerciale del Naxolone) dovrebbe essere sempre disponibile a casa dei tossicodipendenti. In caso di overdose, può salvare la vita.
Quanto al Naltrexone, secondo Barra i sistemi accelerati hanno il difetto di non permettere il consolidamento della decisione di abbandonare l’eroina. Altre sostanze utilizzate sono la Buprenorfina o il Laam. La prima, dice Barra, “ècontroproducente”, perché ripete il ciclo euforiadepressione tipico dell’eroina e evitato invece dal metadone. Derivato di quest’ultimo è il Laam, differente solo per un’azione più prolungata.
E’ un vero stupefacente, ma non dà il “ftash” e si usa per evitare le crisi
I Meccanismi del Metadone
QUANDO il metadone fu introdotto per liberare i tossicodipendenti da eroina, ci fu il timore di varare una nuova schiavitù. C’era il rischio di replicare la grottesca vicenda dell’eroina, “inventata” per disintossicare i morfinomani e poi diventata una piaga più grave. Ma oggi, la terapia con il metadone viene considerata una strada fra le più efficaci.
Il meccanismo di azione è semplice: il metadone è un farmaco eroinosimile, cioè uno stupefacente che viene distribuito per evitare le crisi di astinenza. – Ma ci sono due differenze sostanziali. Innanzitutto si prende per bocca: questo elimina la cerimonia del “buco”. “E’ un rito che suscita addirittura riflessi condizionati”, avverte Massimo Barra, responsabile del Centro di Villa, Maraini a Roma.
“Non solo la dose, ma anche il luogo, la luce, gli amici, l’incontro con lo spacciatore: tutto richiama.il piacere nella mente dal tossicodipendente”. L’altra grande differenza è l’azione: l’assorbimento del metadone è più graduale, dura 24 ore contro le sei dell’eroina. Dunque manca il flash, cioè quella specie di esplosione di benessere che segue l’immissione della droga in vena.
In altre parole, il metadone “riempie un vuoto” ma dà piacere in quantità molto più modesta rispetto all’eroina. Da qui l’uso della sostanza in due modi: per “svezzare” in tempi brevi (somministrandolo in dosi decrescenti) o per il “mantenimento”, per evitare una crisi di astinenza al soggetto finché questo non sarà in grado di liberarsi definitivamente. “Può durare anni”, dire Barra, “ma non è tempo perso. Quando si fa lavoro psicologico sui tossicodipendenti, è tutto tempo guadagnato”.