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Interviste · Giugno 2001

Ecco come si combatte la droga

Da: Il Tuo Territorio — Giugno 2001 · IT

Da: “Il Tuo Territorio” mensile di informazione Anno I – n. II – giugno 2001

La storia del centro dalle parole del suo fondatore

La cura non violenta di Villa Maraini

Villa Maraini nasce nel 1976 come comunità terapeutica e dieci anni dopo cambia denominazione – per agevolazioni burocratiche diventa Fondazione – ma non mutano le motivazioni e le modalità di intervento. La struttura è pubblica e si avvale del sostegno della Croce Rossa Italiana e della A.s.l. RM/D. Non è un centro antidroga… è il centro antidroga! Esso si avvale di numerosi servizi, tra cui unità mobili o fisse dislocate in diversi punti “caldi” della città, unità di emergenza e centro di orientamento.

Situata nel parco della Croce Rossa, la villa è un’isola felice, un’oasi ben curata e ben fornita; “per arrivare a questo la strada è stata lunga e non sempre facile da percorrere” ci spiega il Dott. Massimo Barra, fondatore del centro. Lo abbiamo intervistato nel suo ufficio, senza scrivanie o altro a fungere da schermo… faccia a faccia con “il tuo territorio”: un esempio di disponibilità ed educazione per il quale Lo ringraziamo. Ci parli di Villa Maraini.

“Villa Maraini è un centro diverso da tutti gli altri. Non ci occupiamo solo dei tossicomani che si rivolgono a noi spontaneamente ma anche, se non soprattutto, a quelli (brutti, sporchi e cattivi) che ancora continuano a drogarsi. E’ importante allargare il campo d’azione ai diseredati, a quelli che danno maggiori problemi a loro e agli altri. Siamo stati i primi ad interessarsi della “riduzione del danno”, al recupero totale di questi ragazzi.

E questo grazie ai nostri interventi che vanno al di là della disassuefazione. Nel ’92 poi la seconda idea chiave: l’unità mobile di soccorso. Abbiamo capito che il centro antidroga che aspetta i tossicomani, fatalmente li seleziona perché per quanto possa essere “sportivo” necessita della motivazione dell’individuo che si deve spostare per venire da noi. Così si è deciso di “portare il centro fuori dal centro stesso”, vale a dire, recarci noi stessi nei posti dove i tossicomani si “fanno”, nei luoghi situati al confine tra mondo civile e mondo dei cosiddetti drogati: stazione, sottopassaggi, quartieri “a rischio”.

E l’idea è stata vincente. I ragazzi spesso attraversano Roma per raggiungerci a Termini o Tor bella monaca. Le reti che abbiamo “spiegato” per la città ci hanno permesso di conoscere, credo, tutti i tossicomani romani. Non è un delirio di onnipotenza affermare ciò, perché a Roma ci sono circa 30.000 eroinomani e quindi una cifra alla nostra portata. Noi pensiamo, grazie alla nostra esperienza, che un tossicomane conosciuto dallo stato è una mina vagante e uno sconosciuto lo è due volte”. Possiamo affermare quindi che Villa Maraini ha un ampio spettro d’azione.

“Certo! Villa Maraini non ha una connotazione di centro di quartiere, il nostro quartiere è la città… l’Italia.., il mondo! Abbiamo dei programmi di rimpatrio per italiani allo sbando, facilitiamo il loro rientro.., la nostra attività non è limitata al cosiddetto territorio o quartiere, anche perché noi pensiamo che più i tossicodipendenti si allontanano dall’ambiente nel quale sono nati i suoi condizionamenti e meglio si trovano”. E’ corretto parlare di questo centro come nonviolento? Mi sembra chiaro che questa non sia la tradizionale comunità con le classiche modalità di intervento.

“E’ giustissimo! La violenza porta sempre violenza, I tossicomani hanno bisogno di cure non di violenze. Il solo pensiero di usare violenza su un ammalato mi fa rabbrividire, Il soggetto guarisce quando i tempi sono maturi, quando cioè gli aspetti deleteri della sua dipendenza superano gli aspetti gratificanti e piacevoli della droga. Questo avviene col tempo. Il problema è arrivare a quei dodici anni medi in cui si compie questa “parabola” e passare dalla “luna di miele” all’ odio per la sostanza, in condizioni fisiche, psicologiche e sociali di “irreversibilità”.

A noi interessa non solo che i tossicomani smettano di usare sostanze stupefacenti, ma anche che non muoiano di AIDS, cirrosi o altre patologie, magari legate alla psiche distrutta da permanenza in carcere o criminalizzazioni ingiuste. Noi facciamo terapia nel senso più ampio del termine ed essa è incompatibile con la violenza. Per ciò che riguarda i detenuti, so che avete programmi speciali. “Esatto, le leggi ci consentono molte possibilità, a seconda della posizione processuale del soggetto, vorrei ricordare che il 30% dei carcerati sono tossicomani.

In accordo con le carceri noi accogliamo i detenuti, avvalendoci di un nuovo programma che si chiama C.A.D. (Centro Arresti Domiciliari), ospitando nel nostro centro tossicomani che mai probabilmente si curerebbero, o verrebbero curati, senza un sostegno del genere. Da pochi giorni è partito questo nuovo programma che è a sé stante, visto che le persone alle quali esso è destinato, non sono coinvolte in altre attività di recupero che il centro prevede”.

Villa Maraini e il suo rapporto con Monteverde? Il centro, come un bambino, è nato nell’agosto del 1976, senza che nessuno se ne accorgesse. La nostra idea iniziale era di ospitare all’incirca cinque persone per quattro ore… diciamo che in seguito il pargolo è cresciuto senza che noi genitori ce ne accorgessimo e come noi, neanche il quartiere. Essendo all’interno di un parco come questo, non davamo nell’occhio e Monteverde non ha risentito della presenza di un centro che all’epoca era anonimo quanto moderno… direi eccessivamente moderno.

Infatti proprio a causa del nostro precorrere i tempi, eravamo mal visti dalla Croce Rossa, nel 1976 era impensabile un progetto del genere, un’idea tanto avanzata. Interventi mirati al recupero dei tossicodipendenti, soprattutto con la filosofia del centro, erano assolutamente non condivisi. Ma il tempo e la voglia di fare ci ha dato ragione”.

Elencare tutte le risorse che Villa Maraini offre è difficile, visto il numero elevato! E citarle senza un’adeguata descrizione è riduttivo, quindi vi rimandiamo al sito internet o alla fondazione stessa per ulteriori chiarimenti. Un ringraziamento a Massimo Barra e a Massimo Sette, valido collaboratore del centro ed ottima guida durante la mia visita a Villa Maraini.

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