Da: “Secolo d’Italia” di martedì 19 ottobre 1999 – Roma.
La Sinistra si oppone al “ricovero coatto” proposto da Fini
Pedrizzi: “An non accetterà mai la cultura della morte”
La proposta di Gianfranco Fini di cambiare la legge sulle tossicodipendenze, prevedendo il ricovero coatto dei drogati, divide l’opinione pubblica. In discussione non è tanto la possibilità di imporre per legge l’obbligo di curarsi, quanto l’efficacia di questo tipo di misura. Ma in molti hanno male interpretato le parole del leader di Alleanza nazionale.
“Fini – spiega Riccardo Pedrizzi – ha detto che chi vuole continuare a consumare droga e rifiuta di entrare in una struttura di recupero non deve essere dato per spacciato ed accompagnato alla morte, come vorrebbero gli antiproibizionisti e i fautori della somministrazione controllata dell’eroina, ma aiutano con tutti mezzi, anche coercitivi, a ritrovare gli stimoli per liberarsi dalla schiavitù”.
Pedrizzi, responsabile di Alleanza Nazionale per le politiche della famiglia, replica anche alle critiche di chi osteggia il ricovero coatto. “Per An – spiega Pedrizzi – il tossicodipendente non può essere considerato esclusivamente come un ammalato, ma come un soggetto che, pur avendo bisogno di cure, compie una scelta che la società non apprezza.
Lo Stato, sfavorevole a tale scelta, tuttavia tende la mano a colui che sbaglia, perché comprende che dietro quell’errore vi è una serie di tragedie personali, di incomprensioni, di problemi apparentemente insuperabili, e permette all’assuntore di droga di andare esente dalla sanzione amministrativa o penale, a condizione di lasciar la droga e di seguire un percorso di recupero.
E’ questa la concezione nella quale ci riconosciamo e che vogliamo sancire per legge. Al contrario, – sottolinea il senatore di An – chi propone la legalizzazione della droga e la somministrazione controllata dell’eroina, ritiene che il nemico da battere non sia la droga, ma il drogato”. Anche Massimo Barra, responsabile della comunità Villa Maraini, interviene nel dibattito e rivendica di essere stato il primo in Italia a parlare di ricovero coatto per i tossicodipendenti.
“Ormai quasi due anni fa alla conferenza nazionale sulla droga di Napoli – dice Barra – avanzai la proposta di ricoverare, in ambienti idonei e per brevi periodi, i casi di “morte annunciata”. Persone non più in grado di intendere e volere a causa della droga”. Una proposta, però, che per Massimo Barra va di pari passo con la somministrazione controllata di eroina.
“Strutture idonee, infatti – sostiene Barra – devono essere messe in grado di utilizzare qualsiasi intervento, senza preconcetto alcuno, per salvare la vita al tossicodipendente. Certo – aggiunge – nessuno deve pensare che dopo un mese di ricovero un drogato esce sdrogato.
Il tossicomane, infatti, non è tale perché usa sostanze stupefacenti ma perché è incapace di smettere. La disintossicazione forzata è dunque perdente se non è seguita da interventi di sostegno che impediscano alla persona di ricominciare”. Per Barra servono dunque “strutture e personale adeguato capace di intervenire a tutto campo.
Un problema che lo Stato non vuole affrontare: basti pensare che non è stato ancora deciso come spendere i soldi del fondo ’97 per la lotta alla droga”. Dal Centrosinistra arriva invece un coro di no. “Quella di Fini è una proposta insufficiente – afferma Giuseppe Fioroni del Ppi – il ricovero coatto è un modo gentile per parlare di restrizione della libertà e quindi di carcere”.
Il carcere però, ha aggiunto, “ai tossici non ha mai fatto bene, così come è impossibile imporre un’unica terapia. Sarebbe invece utile se lo Stato mettesse comunità e servizi pubblici in grado di intervenire efficacemente”. Una proposta “autoritaria e inutile” anche secondo Paolo Cento dei Verdi. La realtà, per il deputato, richiede invece altri interventi, come “sperimentare la somministrazione controllata di eroina”.