Da: “AGI” – Roma 11 marzo 2006
Allontanare pregiudizi e discriminazioni, ma piuttosto prendere atto della realtà “perchè il tossico è un malato, non un criminale”. E’ il consiglio che Massimo Barra, presidente della Croce Rossa Italiana e fondatore di Villa Maraini, centro romano specializzato nelle tossicodipendenze, rivolge a genitori, operatori e pubblica opinione, per aiutare chi cade nel tunnel della droga a salvarsi e a reinserirsi nella società. “E’ necessaria una responsabilità collettiva – ha detto Barra, durante la lezione tenuta stamani a Villa Maraini, dove si sta svolgendo un corso di sensibilizzazione sul tema – sapere quali risposte dare almeno per non aumentare i danni.
Per questo chiedo all’opinione pubblica di evitare sempre discriminazioni”. Agli operatori di Villa Maraini, fondata 30 anni fa, si sono rivolte oltre 30 mila persone: ogni giorno sono assistiti in ambulatorio circa 230 tossicodipendenti, che possono anche contare sul servizio “Telefono in aiuto”, che permette a chi cerca di disintossicarsi di seguire un programma anche senza entrare in comunità. Soccorso viene poi fornito dal centro di prima accoglienza e dai camper in cui si distribuiscono profilattici e siringhe pulite presso la stazione Termini e il quartiere di Tor bellamonaca. Da 14 anni, inoltre, esperti nel settore dedicano tre giornate alla sensibilizzazione sulla realtà della tossicodipendenza, ai quali partecipano medici, insegnanti, famiglie, la maggior parte toccate dal problema.
Quest’anno sono circa 100 i partecipanti, tra cui anche studenti universitari di psicologia e scienze dell’educazione, che affronteranno, in tre differenti sessioni (oggi, 18 e 25 marzo), il fenomeno droga in tutte le sue componenti, dall’emergenza medica, al risvolto psicologico, all’assistenza sociale e alla normativa vigente. “Lo stigma uccide più della droga – ha spiegato Barra – non assumete mai atteggiamenti drammatici né date aiuti paternalistici. Chi ha un figlio drogato porta una croce, ma deve sapere che la croce più pesante è quella che ha lui. Viene voglia di cacciarlo, di trattarlo male, ma abbiamo conosciuto tanta gente che è morta proprio per questo, molti giovani tossicodipendenti – ha sottolineato – non sono in grado di cavarsela vivendo per strada”.
Barra, inoltre, ha affrontato anche il problema della tossicodipendenza in carcere: “II rischio è entrare in galera da tossici e uscirne criminali, perché in cella – ha detto – il potere coincide con il grado di criminalità e i diritti umani vengono spesso violati, anche nelle carceri di quei Paesi che della difesa di tali diritti fanno una bandiera”. Unica certezza, ha rilevato il presidente della Croce Rossa, sta nel fatto che “ogni tossicodipendente può a un certo punto smettere e cambiare stile di vita: se la droga – ha osservato Barra – all’inizio è per chi ne è dipendente una sorta di stella cometa, tale rapporto, come tutti, prima o poi si stempera. Dunque bisogna cercare di ridurre il danno, evitare che si arrivi a una rottura irreparabile, che porta alla morte o alla prigione”.