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Discorsi · 23 Giugno 2009

Discorso inaugurale

Da: 3° Incontro Mondiale dei giovani di Croce Rossa — 23 Giugno 2009 · IT

A nome del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa vi do il benvenuto a Solferino per il 3° Incontro Mondiale dei giovani di Croce Rossa. Non è stato facile ideare prima e organizzare poi questo incontro. Se ci siamo riusciti è grazie all’entusiastica collaborazione di tanti giovani di diverse regioni del mondo che hanno lavorato per mesi fianco a fianco superando innumerevoli difficoltà ed anche lo scetticismo di quanti non volevano che questo evento avesse luogo. A tutti loro il nostro sincero ringraziamento.

Avete fatto un viaggio lungo, per alcuni molto lungo e difficile, per giungere sin qui da ogni angolo del mondo in un luogo che per tutti noi è molto particolare e magico, non solo per la bellezza delle sue colline e l’ospitalità della sua gente, ma anche e soprattutto per avere ispirato 150 anni fa la nascita del nostro grande Movimento.

Henry Dunant è stato un genio dell’umanità, uno dei pochi leaders del mondo ricordato non per il numero dei territori conquistati o dei nemici uccisi o fatti prigionieri, non per avere governato o regnato ottenendo l’irrazionale ed emotivo consenso ed entusiasmo dei suoi sudditi, ma per avere iniziato un’opera che ha cambiato in meglio la vita di milioni di esseri umani, un’opera che tuttora si rinnova e continua grazie al contributo di ognuno di voi. I latini dicevano “natura non facit saltus” che vuol dire che la storia continua fin dall’inizio dei tempi in maniera progressiva e senza strappi o salti. Ci sono però dei momenti in cui la storia sembra accelerare per cui è possibile distinguere un “prima” e un “dopo”. Negli ultimi anni, per quanto riguarda le catastrofi naturali c’è stato un “prima tsunami” e un “dopo tsunami”. Per quanto riguarda la politica c’è un “prima della caduta” e un “dopo la caduta del muro di Berlino”.

Nel 1859 c’è stato un “prima della battaglia di Solferino” e c’è stato un “dopo” con la nascita della Croce Rossa.

E’ stato complicato per Henry Dunant convincere gli altri delle sue idee, avanzate di almeno 50 – 100 anni rispetto al sentire comune. Per questo il nostro caro Enrico ha pagato duramente. La sua storia personale è emblematica del prezzo elevato, spesso la stessa vita, che paga chi si oppone alla cattiveria umana, alla condizione dell’homo homini lupus, all’opportunismo di chi si volta dall’altra parte e finge di non vedere di fronte alle violenze dell’uomo contro l’altro uomo, alla mediocrità di chi non rischia mai del proprio per migliorare la qualità della vita del prossimo, alla ipocrisia dei benpensanti, alla violenza ammantata di legalità di chi usa regolamenti e procedure per anteporre il proprio potere a quello degli altri, al cinismo di chi è convinto che tutto debba cambiare affinché nulla cambi.

I burocrati hanno perseguitato Henry Dunant per tutta la vita, non tanto per la bancarotta della sua azienda, quanto per il potenziale rivoluzionario e destabilizzante delle sue idee. I burocrati erano anche all’interno della Croce Rossa che ha finalmente riconosciuto i meriti del suo fondatore quando egli era in tarda età e quindi nell’impossibilità materiale di far prevalere il potere delle sue idee sul potere della burocrazia. Questa lotta dialettica tra bene e male, tra azione e routine, tra idea e tran-tran, tra struttura e funzione, tra innovazione e status quo è tuttora presente nel nostro Movimento.

Dovete esserne ben consapevoli per agire di conseguenza. Il Movimento ha bisogno del vostro entusiasmo, del vostro impegno, della vostra azione, in una parola della vostra leadership, per migliorare e progredire. Esercitare una leadership vuol dire correre rischi. Il rischio di fare cose mai fatte in precedenza e che altri non vogliono. Il rischio di creare legami e ponti invece di ostilità e muri. Il rischio di esporsi e pagare in prima persona anziché adeguarsi passivamente alla violenza che dilaga nel mondo.

Alcuni anni fa incontrai a New York alla UNGASS, la sessione speciale delle Nazioni Unite sull’AIDS, Bernard Kouchner, attuale Ministro degli Esteri francese, che in gioventù era stato delegato del CICR in Biafra e che poi, stanco di un certo appesantimento e di una eccessiva complessità della Croce Rossa, aveva fondato “Médecins sans fontières”.

Kouchner mi disse “La Croix Rouge est vieille”!

Sta a voi tutti impegnarsi e lottare per dimostrare che “la Croce Rossa è giovane”.

Non è un compito facile e per questo dovete unire i vostri sforzi, creando task-force a livello locale, nazionale e regionale di giovani ispirati e committed, capaci di agire con fantasia e dedizione per lasciare un’impronta positiva del proprio passaggio sulla terra, aiutando le persone vulnerabili nella loro fatica di vivere.

La vita è un esercizio difficile per tutti. Per alcuni è talmente problematica da diventare intollerabile, finanche impossibile. Ognuno di noi può contribuire a rendere questo mondo un mondo migliore, iniziando ad aiutare chi fa più fatica a sopravvivere. Noi chiamiamo questi nostri fratelli e sorelle le persone più vulnerabili, ma dobbiamo sempre ricordare che nello spazio di pochi minuti ognuno di noi può diventare una persona vulnerabile ed è questo un buon motivo per non discriminare o trattare paternalisticamente o dall’alto in basso, ma da pari a pari, chi ha bisogno di aiuto, perché domani potrebbe essere ognuno di noi nella stessa penalizzante situazione.

Rinnovare la Croce Rossa e aprirla al contributo delle persone vulnerabili come occasione del loro auto-aiuto e del loro riscatto non è un compito agevole. Lo propongo a voi come leit-motif di queste giornate poiché voi non siete persone “normali”, siete persone 2 volte “speciali”. Primo perché avete scelto tra tutte le opzioni che possono affascinare un giovane quella di diventare membri attivi della Croce Rossa. Secondo perché tra tutti i giovani della Croce Rossa siete stati prescelti per i vostri meriti precedenti per rappresentare la vostra Società Nazionale in questo evento. Siete cioè dei leaders e alcuni di voi saranno chiamati ad avere grandi responsabilità nei prossimi anni, all’interno ma anche all’esterno del Movimento. Come Ban-Ki-Moon, giovane attivista della Croce Rossa coreana inviato in missione per un mese negli anni 60 in un Congresso Internazionale della Croce Rossa Giovanile americana nel quale incontrò John Kennedy, o come Juan Manuel Suarez del Toro, da 8 anni Presidente della Federazione, o Mario Villarroel, per 10 anni Presidente della lega e attuale candidato alla Presidenza della Federazione e l’altro candidato Tadateru Konoe ed io stesso, tutti entrati giovanissimi in Croce Rossa.

Se tanti giovani di Croce Rossa sono diventati dei leaders del Movimento non è un caso: i nostri Principi Fondamentali e i nostri Ideali possono cambiare e orientare il corso di una vita. Credo che il loro esempio possa ispirare quanti di voi considerano la loro adesione come componente importante della propria esistenza e del proprio modo di essere e di fare. Questa di Solferino è un’occasione unica perché i futuri capi del Movimento si incontrino, stabiliscano contatti ed alleanze durature nel tempo, selezionino strategie e sinergie per rendere la Croce Rossa sempre più performante e al passo coi tempi, adeguata ai bisogni crescenti e cangianti dell’umanità. Non è un compito facile. Non è facile stabilire le priorità di fronte a una lista di sofferenze che sembra infinita. Non è facile non deprimersi tra l’enormità dei bisogni e l’esiguità delle nostre forze e delle nostre risorse. Ognuno di noi è poca cosa, epperò agendo insieme agli altri noi possiamo fare la differenza. Nella lista delle priorità ispiratevi agli Obiettivi del Millennio e ai 4 Goals della Federazione. Tenete sempre bene a mente in tutte le vostre azioni il 4° Goal per costruire una Società più tollerante, lontana da stigmatizzazione e discriminazione dei più vulnerabili che non hanno potere. La stigmatizzazione uccide! Stigma kills! Non giudicate se non volete essere giudicati e non condannate se non volete seere condannati, come è scritto nel Vangelo cristiano. Rispettate le diversità. “La diversità è un dono della vita”. “La diversità è la nostra migliore opzione”. “La diversità non ha alternative”, come più volte hanno detto e scritto nei vari meetings regionali di Giovani di Croce Rossa i vostro colleghi negli ultimi anni.

“Fare di più, fare meglio, raggiungere ulteriormente” deve essere la vostra agenda. Soprattutto non abbiate paura, perché tutti insieme noi rappresentiamo un grande potere, che è il potere dell’umanità, un nostro slogan che non è retorico, essendo il potere dell’umanità la risultante di tutte le azioni che la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa compiono in ogni angolo del Mondo 24 ore su 24 365 giorni l’anno.

Senza cadere nel trionfalismo e nell’autoesaltazione siate consapevoli di essere parte di una Organizzazione poderosa: Noi non siamo una semplice NGO e non siamo parte del sistema dei Governi. Siamo in mezzo, come “Terzo Pilastro” del mondo “bridging the gap” tra Governi e Nazioni Unite da un lato e la Società Civile dall’altro, con una posizione istituzionale unica al mondo che vi prego di ricordare e sottolineare affinché venga da tutti compresa e rispettata, cosa che non sempre i Governi fanno quando considerano la Croce Rossa come un pezzo dell’apparato statale, sottoposta non al volere dei suoi aderenti, ma alle regole e alle usanze della politica. E’ interesse di tutti rispettare l’indipendenza del Movimento come intermediario neutro in tutte le circostanze, sempre “bridging the gap” tra ricchi e poveri, tra sani ed ammalati, tra Stati che si fanno la guerra, tra inseriti ed emarginati, capace soprattutto di “raggiungere ulteriormente” quelli che gli Stati e i Governi hanno difficoltà a raggiungere e finanche a riconoscere. “Sempre pronti, sempre primi, sempre là” come dice Richard Gordon, il Presidente della Croce Rossa filippina.

L’azione pratica e concreta in favore delle persone rese vulnerabili dalle guerre o dalle carestie, dalle catastrofi naturali o dalle malattie,dalla povertà o anche più semplicemente dalla cattiveria degli uomini è importante ma non è tutto. C’è un’altra dimensione del nostro operare che è altrettanto importante come parte di una nuova strategia che chiamiamo diplomazia umanitaria che mi auguro venga adeguatamente sottolineata e riconosciuta nel corso dei vostri dibattiti e nel documento finale.

Noi non siamo più ai tempi della battaglia di Solferino. Il mondo è un villaggio globale in cui la comunicazione avviene in tempo reale. Oltre alle tradizionali potenze, c’è un’altra potenza capace di influenzare le decisioni delle autorità politiche, ed è l’opinione pubblica che attraverso i media ha accesso alle informazioni che una volta erano riservate ai soli Governi. La Croce Rossa deve parlare all’opinione pubblica in nome del principio di Umanità, in nome e per conto delle persone vulnerabili che non contano niente perché non hanno accesso ai media. Nel mondo contemporaneo chi non appare non esiste. Il mondo invece ha un disperato bisogno di sentire la voce della Croce Rossa perché essa è autorevole ed è rispettata tanto dai Governi che dalla gente. Noi dobbiamo alzare la nostra voce ogni volta che le Convenzioni di Ginevra vengono violate, che le popolazioni civili vengono considerate un bersaglio militare, che il Diritto Internazionale Umanitario viene ignorato, che la tortura viene praticata, che le prigioni diventano luoghi dove gli uomini vengono trattati peggio degli animali. E questo purtroppo avviene spesso anche in Paesi rispettabili che si considerano difensori dei diritti umani.

Noi chiamiamo advocacy questa seconda dimensione del nostro operare, sempre ricordando quanto è scritto nella strategia 2010 della Federazione “l’advocacy è in un terreno fertile quando è supportata dalle attività”, altrimenti ogni nostra presa di posizione sarebbe vana. Molti nel mondo, specie in alcune NGOs, strepitano e urlano senza agire e le loro grida si perdono perché poco credibili e inflazionate. Parlare senza agire è troppo facile e banale ed il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa deve sempre mantenere il suo stile, adeguandolo solo ai tempi che cambiano.

Advocacy non è un esercizio neutrale e per questo c’è chi pensa che il Principio di Neutralità impedisca alla Croce Rossa di prendere posizione. Ma il Principio di Neutralità dice che la Croce Rossa “Non partecipa alle controversie di ordine politico, sociale, razziale e religioso”. Ma non dice che noi siamo neutrali nei confronti della sofferenza umana. Noi siamo sempre e dovunque nemici della sofferenza umana e dobbiamo e vogliamo combatterla con ogni mezzo.

Su questi punti mi aspetto una vostra presa di posizione netta e chiara, da portare a Ginevra alle autorità del mondo e del Movimento il prossimo 2 di luglio. Vi ripeto: non abbiate paura e non siate reticenti né opportunisti. Siate ispirati nelle vostre decisioni dallo spirito di Henry Dunant che aleggia su di noi in questi giorni. Mostrate la vostra leadership. Il mondo e il Movimento hanno un forte bisogno di ascoltare la vostra voce.

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