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Interviste · 23 Gennaio 2006

Croce Rossa, sempre più rischi per i nostri

Da: L’Eco di Bergamo — 23 Gennaio 2006 · IT

Da: “L’Eco di Bergamo” di lunedì 23 gennaio 2006

Il presidente Barra: il problema sicurezza è di tutti e la soluzione passa al di sopra della nostra volontà

Eletto con il 98.3% dei voti dell’assemblea nazionale (623 voti su 637 votanti), Massimo Barra dallo scorso 11 dicembre è il nuovo presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, dopo che per diversi anni la Cri è stata guidata da commissari di nomina politica. Prende il posto di Maurizio Scelli, salito alla ribalta della cronaca soprattutto per le trattative condotte in occasione dei rapimenti di cittadini italiani in Iraq.

Presidente Barra, lei è stato eletto grazie all’introduzione del nuovo statuto, approvato durante il commissariamento di Scelli. Come giudica questa nuova carta costituzionale della Croce Rossa Italiana?

Soddisfacente, ma non ottimale. Secondo me va modificato ancora, nel senso che deve essere reso linea con gli statuti delle altre società di Croce Rossa internazionale. In particolare il problema della subordinazione allo Stato deve essere cambiato. Lo stesso nuovo statuto è stato approvato dal governo, e non dalla maggioranza dei soci della Croce Rossa Italiana. Oggi la Cri dipende, dal punto di vista economico, in maniera determinante dal bilancio dello Stato. Per mantenere la sua autonomia deve trovare altre e nuove forme di contributo.

Lei è stato eletto in maniera quasi plebiscitaria. Quali sono i suoi principali progetti per la Cri?

La Croce Rossa Italiana, con 1.500 sedi sparse sul territorio nazionale, 300.000 volontari, 5.800 dipendenti, 10.000 mezzi,una disponibilità di 24 h su 24, è seconda per presenza sul territorio nazionale solo all’Arma dei Carabinieri. È una realtà complessa, e la sua colonna portante sono i comitati locali. Questa presenza a un senso se passa attraverso l’attenzione alle persone vulnerabili. I comitati locali sono il fulcro di questa esistenza, ovunque, nelle azioni in Italia e nel mondo.

E il ruolo della Croce Rossa Italiana sulla scena internazionale?

Vi sono due tipi di scenari: uno è quello di guerra, come a Nassirya, dove il personale della Cri è ausiliare alle truppe del nostro paese. L’altro riguarda il soccorso e lo sviluppo. Certamente per il futuro questi interventi saranno solo di tipo bilaterale o trilaterale, e mai unilaterale. Nel senso che la presenza della Cri non avverrà mai senza il consenso dei padroni di casa e della Società internazionale di Croce Rossa.

Negli ultimi tempi si è registrato, nei teatri di guerra,un atteggiamento più ostile verso gli operatori umanitari, rispetto a quanto avveniva in passato.

Il problema della sicurezza riguarda tutti, e la soluzione spesso passa al di sopra della nostra volontà. Il nostro atteggiamento è di coraggio, ma non di temerarietà.

E l’ospedale della Croce Rossa Italiana a Bagdad?

La missione continua, nel senso che la struttura sanitaria in Iraq continua ad essere finanziata dalla Cri, ma senza l’impegno di personale italiano. E questo è anche naturale: dopo un periodo di avviamento è giusto che sia relocalizzato.

Parlando dell’azione della Cri in Italia, ancora in molti associano l’attività soprattutto al trasporto con le autoambulanze.

Ribadisco che l’azione della Croce Rossa è rivolta verso tutte persone vulnerabili. La nostra associazione, l’unica a essere ausiliare poteri pubblici, non è una semplice Onlus, ma un ponte fra i governi delle società civili. Sono molte le attività che possono ancora essere sviluppate, se non addirittura create. E vorrei in questo senso spalancare ai giovani le porte della Croce rossa, riportandola in tutte le scuole.

Lei è stato diverse volte a Bergamo. Cosa le è rimasto impresso della Cri bergamasca?

Oltre alla sua intraprendenza, la presenza dell’archivio storico, dove sono conservati documenti e cimeli che sono fondamentali per far conoscere ai giovani le loro radici.

Massimo Barra ha un programma per i suoi primi 100 giorni alla guida della Cri?

Vorrei migliorare la comunicazione sia all’interno che all’esterno. In particolare l’informazione all’interno dovrà essere diretta; per questa ragione abbiamo attivato la possibilità per tutti i nostri volontari di avere un indirizzo e-mail sotto il dominio della Cri. In questo modo potremo interloquire in maniera rapida.

Lei ha fondato Villa Maraini, una struttura che ospita tossicodipendenti, quanto ha inciso questa sua esperienza sulla sua attività nella Croce rossa?

E’ stata fondamentale, mi ha insegnato molto.

Chi è

PIÙ DI 300 MISSIONI

Massimo Barra è stato uno dei primi medici in Italia a prendersi cura dei tossicodipendenti. È stato per otto anni presidente nazionale dei Pionieri della Cri, per 21 anni ispettore nazionale dei 70.000 Volontari del soccorso. A Ginevra, alla Federazione di Croce rossa e Mezzaluna rossa, Barra è stato dal 1974 al 1982 presidente della Commissione giovani, dal 1982 al 1990 presidente della Commissione sviluppo, carica alla quale è stato rieletto nel 2005. Ha compiuto più di 300 missioni in 80 paesi.

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