Da: “la Padania” mercoledì 8 novembre 2006
l’ente con l’acqua alla gola
La Croce Rossa avrebbe fatto sparire 14 milioni di euro destinati alle sue attività connesse alla missione in Iraq. La denuncia è arrivata ieri da Italia Oggi che ha denunciato il giallo della Croce Rossa Italiana. Nei bilanci – denuncia il quotidiano diretto da Franco Bechis – i fondi «non sono più rinvenibili. È il dato che subito balza agli occhi nella fitta relazione stilata dall’ispettorato del ministero dell’economia a conclusione delle verifiche sui bilanci dell’ente giuridico guidato da Massimo Barra».
Sotto esame del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa ci sarebbero i bilanci che vanno dal 2002 al 2005, gli anni in cui il comando dell’ente era nelle mani del commissario straordinario Maurizio Scelli. Pronta la replica dello stesso Scelli che, ieri, ha definito «demenziale e vergognosa» l’ipotesi dell’ammanco dei 14 milioni di euro dal bilancio della Croce Rossa Italiana per il periodo che va dal 2003 al 2005: «Un ente pubblico deve motivare anche l’euro per un litro di latte dato a un barbone». Per l’ex commissario della Cri queste presunte irregolarità sarebbero dovute a un «ritardo di rendicontazione. È impossibile che un ente pubblico possa far sparire dei soldi, che abbia dei fondi riservati, modello Sismi. I ministeri hanno approvato i bilanci fino al 2004. Resta quello del 2005 che ha un ritardo dal punto di vista amministrativo».
La polemica monta a poche ore dal grido di allarme lanciato – sul sito ufficiale della Croce Rossa – sui tagli previsti dalla Finanziaria: «Se verranno confermati i tagli della Finanziaria, la Croce Rossa Italiana morirà» ha dichiarato il presidente dell’organizzazione di volontariato Barra. Complessivamente, infatti, la riduzione delle risorse sarebbero pari a 4 milioni di euro: per questo Barra ha chiesto al Governo un «trattamento di maggior rispetto per la Croce Rossa, almeno quanto quello riservato alla Protezione civile ed alla Polizia. I tagli indiscriminati a carico dei ministeri, nello specifico i ministeri della Salute e della Difesa, metterebbero la Croce Rossa in condizione di non operare.
Facciamo cose importanti per i cittadini e la società italiana, che non possono rimanere impantanate nei balletti burocratici. Quando lo Stato vuole efficienza, predispone norme speciali, così com’è stato fatto per la Protezione Civile e per la Polizia». I tagli – fa notare Barra – «appesantirebbero la già drammatica situazione economica, una situazione che abbiamo ereditato e che non abbiamo creato noi. La riduzione delle risorse avrebbe un’incidenza tombale sull’attività della Croce Rossa, un’organizzazione che non merita questo trattamento». Monta, dunque, la polemica sui soldi pubblici spesi dalla Croce Rossa.
La Cri, infatti, è un ente di diritto pubblico posta sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica, sottoposta alla vigilanza dello Stato e sotto il controllo del ministero della Sanità e del ministero della Difesa. In qualità di associazione di soccorso volontaria senza scopo di lucro, la Cri ha per scopo «di recare assistenza alla popolazione, soprattutto la più vulnerabile, integrando l’azione dello Stato e organizzando soccorsi all’estero mentre, in caso di conflitto, contribuisce con mezzi e personale propri alla sgombero e alla cura dei feriti con l’allestimento di ospedali militari da campo, posti di pronto soccorso, ambulanze». La sua data di nascita risale al 15 giugno del 1864, anche se l’inserimento nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia risale al 1882. L’ente – ha denunciato Italia Oggi – «a fronte di 180 milioni di euro di contributi ricevuti dallo Stato per le attività istituzionali di soccorso, ne paga 152 per mantenere in vita se stesso: assume dipendenti senza concorso e paga aumenti di stipendio senza averne i fondi».