Bilanci dissestati
Ma a quanto ammonta il buco della Croce rossa? Gli ispettori del Tesoro sono al lavoro già da due mesi nella sede di via Toscana a Roma. Ma mettere ordine nei conti di un pachiderma con 600 sedi e 1.500 presidi, a cui lo Stato eroga circa 160 milioni di euro l’anno (più altri 200 per convenzioni asl), rischia di essere un’impresa. Soprattutto da quando il commissario straordinario Maurizio Scelli ha passato la mano al neopresidente Massimo Barra, eletto in dicembre dai 300 mila volontari. Il passaggio di consegne non è stato indolore. E, prima di andarsene, il direttore generale Tommaso Longhi ha inviato a Romano Prodi un dossier sul «disastro amministrativo e gestionale» della Cri, dagli appalti per il servizio informatico concessi nel 2004 a trattativa privata (16 milioni di euro, «non disponibili») agli aumenti al personale concessi «in maniera illegittima e senza copertura» per altri 6,6 milioni. Il blocco dei pagamenti ha già scatenato la rivolta dei 5.700 dipendenti.
Ma non basta: «Ho ereditato esposizioni con la Bnl per 60 milioni, a fronte di crediti con lo Stato, per la maggior parte inesigibili, di almeno 40» rileva Barra. «Ci sono contenziosi decennali col servizio sanitario e con le asl. I presidi aeroportuali sono in perdita. Per l’ospedale a Baghdad veniamo rimborsati dalla Farnesina dopo mesi. Non si può continuare così». E una volta quantificato il buco? Barra ha un programma: «Primo, arrivare a un concordato coi debitori. Poi lavorare per una Croce rossa leggera, che si occupi solo delle persone in difficoltà, carceri e Cpt compresi. Se lo Stato poi vuole delegarci altri compiti, che paghi. E in anticipo».