PARLA IL VICEPRESIDENTE DELLA FICR
Dopo le polemiche tra il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli ed Emergency sulla liberazione degli ostaggi italiani, dal vice presidente della Federazione internazionale della Croce Rossa, Massimo Barra, arrivano segnali di distensione.
Gino Strada ha querelato Scelli per le sue affermazioni sull’operato degli uomini di Emergency, come finirà questa vicenda?
Voglio, innanzitutto, precisare che la Croce Rossa Italiana ha grande rispetto per Gino Strada e per come ha lavorato Emergency in Iraq. Speriamo di sedere presto a un tavolo di pace e porre fine a questa vicenda con una stretta di mano e valutare insieme possibilità di collaborazione.
II commissario Scelli ha dichiarato che le voci sul pagamento di un riscatto potevano mettere seriamente in pericolo la vita degli operatori della Cri oltre a screditarne la neutralità. Un principio sacrosanto, inattaccabile. Perché?
La Croce Rossa non è semplicemente un’organizzazione non governativa, come Emergency, ma anche un’ ausiliaria dei poteri pubblici. Una qualifica che impone il rispetto di principi fondamentali tra i quali la neutralità, ossia il divieto di esprimere opinioni di tipo politico.
Il Cicr ha chiuso gli uffici a Baghdad, l’Onu minaccia di non tornare perché la situazione è ancora troppo rischiosa. La Croce Rossa non ha mai lasciato l’Iraq, attirandosi le critiche del Comitato internazionale…
Intanto va detto che il Cicr (Comitato internazionale della Croce Rossa) non ha mai lasciato Baghdad, ha soltanto chiuso gli uffici, continuando a lavorare con discrezione. Noi abbiamo scelto di essere visibili per far sapere al popolo iracheno che noi ci siamo, che continueremo a soccorrere feriti e “non combattenti”. Lavorare con visibilità è un incoraggiamento alla speranza.
Resterete anche dopo il 30 giugno?
Non abbandoneremo il popolo iracheno fino a quando avranno bisogno delle nostre cure. L’Iraq è nel nostro cuore. Le emozioni che i nostri volontari stanno vivendo lì resteranno nel loro cuo-re. Abbiamo tanti volontari che chiedono di essere inviati in Iraq.
Ci sono stati episodi di ostilità da parte del popolo iracheno verso il personale della Cri?
La gente comune ha sempre apprezzato il lavoro che svolgiamo al Medical City di Baghdad, dove abbiamo curato circa 60mila persone. Certo gli integralisti vedono nella Cri un simbolo occidentale da combattere.
Il Cicr avrebbe voluto tenere segreto il dossier sulle torture perpetrate nel carcere di Abu Ghraib. Qual è la vostra opinione a riguardo?
E comprensibile che il Cicr preferisca lavorare nel riserbo per poter continuare ad avere accesso alle prigioni. Ma è anche vero che la Croce Rossa Internazionale ha il dovere di essere più audace nell’ informare il mondo e nel parlare a nome di chi non può farlo.