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Interventi · 21 Maggio 2003

All’inferno e RITORNO: le sfide vinte in comunità

Da: Anna — 21 Maggio 2003 · IT

I “vecchi” tossicomani? Uno su tre è uscito dal tunnel per sempre. Ma nessuno è irrecuperabile: basta cercare una terapia su misura. Parola di un medico da 26 anni in trincea. Una piccola città di 1.500 abitanti E un fondatore molto orgoglioso.

Il “papà” di Villa Maraini è Massimo Barra, medico, 55 anni, una vita nella Croce Rossa italiana, da 26 anni al servizio dei tossicodipendenti a Roma. “La nostra non è solo una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, ma una vera e propria città, che gestisce e fornisce servizi.

Siamo l’unico centro antidroga italiano aperto 365 giorni l’anno, 24 are su 24”, aggiunge il fondatore. “Villa Maraini”, spiega Barra, “è diversa da tutti gli altri centri antidroga perché non utilizza una modalità di intervento in particolare, ma cerca di offrire ai tossicomani un ventaglio di scelte il più ampio possibile. Noi partiamo dal presupposto che è la terapia che si deve adattare ai tossicomane e non viceversa, come avviene nella maggioranza dei casi.

Non bisognerebbe mai imporre un’ideologia in particolare, tipo: “Se non ci stai, non sei dei nostri…” Altrimenti si rischia di escludere a priori qualcuno dalla possibilità di guarire”.

Rallenta la strage dell’eroina

Ma qual è la situazione della “vecchia generazione” di tossicodipendenti italiani? Nel 2002 516 persone in Italia sono morte per overdose. Il dieci per cento erano donne. Il dato, diffuso dalla Direzione centrale dei servizi antidroga del Ministero degli Interni, ha fatto contenti gli addetti ai lavori.

Perché nell’anno precedente, il 2001, le morti erano state molte di più: 825. Chi muore per droga, oggi, è sempre più anziano. Muoiono solo i tossicodipendenti di lunga durata, i più debilitati. Diminuiscono, invece, le overdosi tra i più giovani.

Per fortuna, il bilancio delle disintossicazioni e delle guarigioni supera di gran lunga il bollettino “nero”. Nelle comunità italiane (che sono circa 1.300 sparse su tutto il territorio nazionale) sono attualmente in cura l8mila tossicodipendenti: ragazze e ragazzi, uomini e donne, alcuni non più giovani. Le donne sono circa un quinto.

In Italia gli eroinomani sono circa 200mila. E solo il 10 per cento, circa 20mila, accetta dl entrare in comunità per curarsi. Tutti gli altri? Si “gestiscono” da soli.

VOGLIA DI GUARIRE

Dice Barra: “Noi sosteniamo da sempre che l’interesse dello Stato è di curare tutti i tossicomani, non solo una piccola parte, cioè quelli che accettano di andare in comunità. Le persane che accettano sono già “potenzialmente guaribili”.

Come recuperare quel circa l80mila fantasmi che restano fuori dal mondo? Questo è compito dello Stato. Massimo Barra e i suoi amici hanno già abbastanza da fare. Un lavoro durissimo, faticoso. Ma molto gratificante.

Anche il metadone può dare una mano

Il fondatore di Villa Maraini è contento del percorso compiuto. “Il calo delle morti per overdose”, dice, ” è anche un nostro personale successo. Noi facciamo interventi di emergenza per strada, salvando i tossicodipendenti in fin di vita per abuso di droga”.

“Il calo delle morti”, osserva Barra, “è dovuto senza dubbio anche al successo delle terapie che impiegano farmaci sostitutivi come il metadone, perché il metadone, somministrato in maniera corretta, protegge dall’overdose e permette una migliore qualità della vita.

Il metadone non va visto – e stigmatizzato – come un sostituto dell’eroina. Ma come un sostituto delle endorfine, cioè delle sostanze “analgesiche” prodotte dal nostro corpo, che non si riproducono più nel periodo in cui la persona è tossicomane. Anche il metadone, secondo me, è uno dei motivi per i quali è diminuita la mortalità in Italia”.

Barra ha una grande esperienza. Può parlare del presente, ma soprattutto del passato. Ieri chi si bucava stava peggio. “La prima generazione di eroinomani”, dice, “quella che ha creato tanti problemi quando l’Italia non era in grado di curarli, perché allora non c’erano né comunità terapeutiche né Sert (cioè gli attuali Servizi territoriali per la cura delle tossicodipendenze), è arrivata ai capolinea.

Oggi, un terzo di quelle persane è morto – per cause dirette o indirette legate alla droga. Un terzo sopravvive in condizioni più o meno accettabili. Un terzo è guarito”.

Matrimonio e figli.

Per dimenticare il passato La terapia è un processo di riconquista dell’indipendenza. Difficile dire, però, quando una persona è diventata realmente indipendente. “L’esperienza”, dice Barra, “ci conferma che il 33 per cento delle persone che ieri si drogavano oggi non lo fanno più. Si sono sposate, hanno fatto figli. Si sono messe al lavoro.

E non solo nei servizi antidroga. Alcune sono cos“ perfettamente reinserite nella società, che nessuno, vedendole, potrebbe immaginare il loro passato”. Oggi di droga si parla un po’ meno, è vero. “C’è una certa normalizzazione del fenomeno”, continua Barra. L’opinione pubblica è “isterica”.

Va a periodi. Non si parla più di eroina, proprio come non si parla più della Somalia. Ma non è che in Somalia le cose vadano meglio. Anzi, probabilmente vanno peggio. Solo che nessuno va a vedere che cosa sta succedendo… Ecco, con la droga è uguale”.

Quegli studenti modello con l’ecstasy IN TASCA

Invisibili. Per bene. Al di sopra di ogni sospetto. Vanno a scuola, lavorano. Non si sentono tossici. Eppure prendono di tutto: dalla “polvere degli angeli” all’anestetico par i cavalli Giovani. Giovanissimi.

Non si considerano affatto tossicodipendenti, non si possono etichettare con il classico cliché del “drogato” e spesso sono veramente invisibili. L’ennesimo allarme è stato lanciato alla fine di marzo, durante l’ultima riunione romana del Comitato interministeriale per il coordinamento degli interventi contro la droga, un organo istituito dal governo Berlusconi nel 2001.

L’incontro ha fatto il punto sull’emergenza giovanissimi. Cioè quelli che chiamano l’ecstasy “droga da ballo” o se prefenite: Dance drugs. Droghe da divertimento. Quelle che si usano in discoteca, o nei rave, per tirare tardi e reggere la fatica della danza.

SULL’ORLO DEL CROLLO

“Sono sostanze eccitanti”, spiega il professore Luigi Cancrini, “che possono portare agitazione frenetica, insonnia, inappetenza, e spingere, magari, a rendere anche molto nello studio o nel lavoro, tipo tossicomania da cocaina, per intenderci. Per un po’ quei ragazzi possono sentirsi scattanti, efficienti. Ma prima o poi arriva il crollo”.

Al supermarket dei sogni chimici

L’ecstasy, benché sempre presente e in dosi massicce, ormai è antica. Il mercato è saturo di novità. Per soddisfare le voglie scatenate dei cosiddetti poliassuntori – cioè quelli che consumano di tutto – si fa strada una generazione di altre sostanze, per esempio la ketamina, nome di battaglia Vitamina K, ex anestetico usato in veterinaria per addormentare i cavalli.

Si trova al mercato nero, in fiale e in polvere, e viene usato per provocare stati di allucinazione. C’è b Shaboo, una specie di sale giunto in Italia dalle Filippine, che ha effetti simili a quelli della cocaina. C’è l’Ice, detto anche fiocco di neve, una sostanza che scioglie i freni inibitori e aumenta la resistenza per ballare.

C’è il Cristal, meglio noto come “polvere degli angeli”. che altera con effetti psichedelici lo stato di coscienza. L’elenco potrebbe continuare, ma vi rimandiamo a due classici: Generazione in ecstasy (Edizioni Gruppo Abele) di Fabrizia Bagozzi, esperta di droghe, e Le nuove droghe (Feltrinelli) dei sociologi tedeschi Gunter Amendt e Patrick Walder.

A VOLTE RITORNANO

E le vecchie droghe? Qualcuna, in versione riveduta e corretta, a volte ritorna. Fabrizia Bagozzi, giornalista e saggista esperta di tossicodipendenze, informa: “Prima l’eroina veniva tenuta a distanza dal popolo delle discoteche: il buco faceva paura. Ora però viene sniffata o fumata.

E poi c’è la cocaina. Secondo una ricerca dell’Osservatorio europeo sulle droghe di Lisbona, i ragazzi avrebbero cominciato a usarla di più, anche in pista o ai rave, proprio perché dà una grande resistenza fisica. E per la sua immagine glamour”. Nelle comunità di recupero cominciano ad affacciarsi i primi giovanissimi. Non sono tanti, ma quelli che arrivano hanno il sistema nervoso a pezzi.

“Ogni tanto ci portano ragazzini di 17, 18 anni, consumatori incalliti di ecstasy, racconta Massimo Barra di Villa Maraini. “Quando arrivano qui, è perché a casa hanno cominciato a dare di matto. Non si sa mai se sono ammattiti perché prendevano droga, o se prendevano droga perché erano già un po’ matti…

In parole più scientifiche: non capiamo se il disturbo psicotico è nato dentro di loro, se è legato a una causa esterna, o se è frutto di un’azione combinata delle due cose. In ogni caso, con terapie psicofarmacologiche, oltre che psicoterapiche, molti riescono a rientrare in se stessi”.

SOS OPPIACEI

Oggi i ragazzini usano prevalentemente sostanze eccitanti, tipo l’ecstasy, la ketamina, un po’ come i loro genitori, trent’anni fa, prima dell’eroina, per provare uno sballo usavano prodotti farmaceutici eccitanti, simili alle anfetamine.

Il pericolo, secondo gli esperti, è che prima o dopo, per contrastare l’effetto delle pasticche eccitanti, quei ragazzi siano tentati di ricorrere a un altro tipo di droga, più tranquillizzante. I derivati dell’oppio (morfina, eroina) sono i candidati naturali.

Il pericolo, conclude Massimo Barra, “è che i più spericolati tra i piccoli consumatori, domani, cerchino di spegnere l’incendio chimico con gli oppiacei. Cos“ potrebbe nascere una nuova generazione di eroinomani”.

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