Da: “Il Tempo” Roma 22 novembre 2006
Il presidente della Cri Massimo Barra ha seguito minuto per minuto gli sviluppi della situazione
«APPRENDIAMO con soddisfazione l’ufficialità del rilascio dei due delegati internazionali della Croce Rossa Italiana Gianmarco Onorato e Claudio Moroni». Lo afferma il presidente della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra, immediatamente dopo la notizia del rilascio dei due operatori umanitari della Cri, Barra non nasconde la soddisfazione di fronte a una vicenda che si è conclusa positivamente. La paura è durata circa otto ore, poi la notizia dell’avvenuto rilascio dei due volontari della Croce Rossa.
Barra ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra autorità italiane e palestinesi. «Ci si è mossi tutti molto bene, in maniera seria e coordinata – aggiunge Barra – collaborando insieme autorità italiane, Croce Rossa Italiana, Comitato Internazionale e autorità palestinesi». «Il coordinamento ha ottenuto il risultato sperato – prosegue Barra – siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito alla liberazione dei due operatori Cri. In particolare, desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento al Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, che ha sostenuto, fin dal primo momento, la nostra speranza». Massimo Barra, già creatore e «anima» di un’efficace struttura per l’assistenza ai tossicodipendenti, la Fondazione «Villa Maraini», e dal dicembre 2005 presidente della Croce Rossa Italiana, non si stupisce. «È un mondo impazzito ormai – si limita a constatare – Un mondo che non rispetta più nemmeno i simboli “sacri” della Croce e della Mezzaluna rosse».
Presidente, come avete appreso la notizia del rapimento di Onorato e Moroni?
«Attraverso nostri canali. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha chiamato la presidenza qui a Roma e ha comunicato la notizia».
I due rapiti hanno lavorato precedentemente in aree cosiddette “a rischio”?
«Posso parlare per Gianmarco Onorato, che ha una certa età e un’esperienza molto solida alle spalle. Ha partecipato a molte missioni all’estero, in Mozambico, Zaire, Honduras, Ruanda, Bosnia. E in questi casi, di fronte allo shock della realtà, l’esperienza vale più di ogni altra cosa…».
Qual era il loro compito in Palestina?
«Facevano parte di un progetto di collaborazione con la Mezzaluna Rossa partito nel gennaio 2005 e che si concluderà a dicembre del 2007. In questi anni abbiamo aperto tre centri, a Hebron, Betlemme e Gaza. Il nostro obiettivo è migliorare il benessere psico-sociale dei bambini palestinesi, delle donne, degli anziani e di chiunque sia stato reso fragile dalla guerra».
Perché sequestrarli proprio ora?
«Mi auguro, come ho detto, che l’abbiano fatto unicamente per attirare l’attenzione su quello che accade nell’area. Che sia stata, insomma, un’azione dimostrativa».
Onorato e Moroni sapevano quello che rischiavano, ovviamente…
«Certo. Fa parte del gioco. Sappiamo di doverci confrontare quotidianamente con il pericolo ma non è un buon motivo per rinunciare. Non alzeremo mai bandiera bianca. Andremo avanti malgrado la scarsa attenzione delle forze politiche e la carenza di fondi. E lo faremo senza esitazioni».