Le loro origini risalgono a qualcosa come 134 anni or sono, quando a Milano fu fondata l’Associazione per il Soccorso dei feriti e dei malati di guerra (che sarebbe rimasto l’organismo fondamentale della Croce Rossa Italiana svolgendo anche le funzioni di Comitato Centrale fino al 1872), ma la loro regolamentazione ufficiale e definitiva è di poco più di vent’anni fa, con l’entrata in vigore – nel 1977 – del primo Regolamento nazionale di quella che è sempre apparsa la Componente volontaristica più numerosa, oltre che la più popolare ed eterogenea dell’Associazione.
A quel primo Regolamento si giunse dopo un lungo e laborioso censimento, effettuato su base regionale e quindi su scala nazionale, dei numerosi gruppi di volontari che operavano in ambito locale e che fino allora da non pochi Presidenti di Comitati Provinciali erano stati considerati e trattati – alla stregua di mera manovalanza e comunque di epifenomeni diffusi qua e là sul territorio.
Nonostante la loro assidua opera e presenza in occasione degli eventi storici e delle calamità nazionali di maggiore rilevanza (dall’ultima Guerra d’Indipendenza, e più precisamente a Monterotondo e Mentana, all’ingresso a Roma con le nostre truppe nel 1870, dalla bonifica delle Paludi Pontine al terremoto di Messina), insomma, i Volontari del Soccorso hanno dovuto attendere oltre un secolo prima di venire riconosciuti ufficialmente dagli stessi vertici dell’Associazione, anche se stampa ed opinione pubblica avevano avuto più di un’occasione per apprezzarne sia lo slancio che lo spirito d’iniziativa, per non parlare della generosità e della dedizione che caratterizzò molti loro interventi.
I Delegati di Massimo Barra – al quale aveva dato espressamente mandato il Presidente Generale di allora, Carlo Alberto Masini, deciso a porre fine a questa vera e propria anomalia – furono allora protagonisti di un’impresa quanto mai titanica e complessa in quanto si trattò, anzitutto, di uniformare i numerosi e diversi regolamenti che tali gruppi si erano dati localmente, di standardizzare le variopinte e a volte originali divise che li distinguevano nonché di unificarne gli stessi codici comportamentali e operativi superando – anche a costo di polemiche e contrasti non sempre assorbiti in breve termine – tradizioni, consuetudini, costumi, interessi più o meno circoscritti e a volte smaccatamente personali, rimovendo e sistemando in tal modo tutta una realtà da tempo radicata e non facilmente modificabile e incanalabile in un’ottica più razionale e funzionale, quindi più moderna.
Se sotto il profilo istituzionale l’opera di Barra e dei suoi collaboratori poteva dirsi apprezzabilmente conclusa, dopo mesi e mesi di intenso e ostinato lavoro, per quanto riguarda quello comportamentale il discorso era ben diverso in quanto fu necessario un più lungo periodo di tempo ed un impegno se possibile superiore per uscire da quello spontaneismo che, se alle origini aveva costituito un indubbio valore per i gruppi sorti naturalmente qua e là sul territorio nazionale, in seguito si sarebbe rivelato un elemento di disturbo che rischiava di frenare e ritardare la loro aggregazione in un unico Corpo organizzato ed efficiente.
Non è un caso, in proposito, che lo stesso Ispettore Generale, in uno dei congressi più recenti, abbia salutato con orgoglio e soddisfazione il superamento di questa vera e propria “malattia infantile” sancendo il passaggio definitivo dalla fase del movimento a quella della Componente organizzata. Se ci siamo soffermati su questo aspetto è non solo per la sua rilevanza nella storia della stessa, ma anche perché per diverso tempo ne ha probabilmente condizionato e certamente accompagnato la crescita e l’affermazione.
Intendiamo dire, con ciò, che anche per l’eterogeneità che ne caratterizza la struttura (l’operaio a fianco dell’imprenditore, il professionista con la casalinga, l’artigiano con lo studente), oltre che per la sua natura decisamente popolare, i Volontari del Soccorso si sono sempre distinti per una dose di entusiasmo e di fervore, quindi per un certo iperattivismo non sempre conciliabile con l’impegno piuttosto calcolato e pianificato di altre Componenti o con le inevitabili parole di un centralismo burocratico ben più attento ad altri aspetti normativi e gestionali.
Di qui i non pochi momenti di conflittualità e incomprensione reciproca che ne hanno improntato i rapporti non solo sul piano dialettico e che tuttavia sono sempre serviti ad accelerarne l’evoluzione. Probabilmente, non fosse stato per certe sue iniziative persino sorprendenti e comunque al di fuori di taluni schemi comportamentali ben consolidati, questa Componente non si ritroverebbe, oggi, con oltre 65.000 Volontari attivi e organizzati sull’intero territorio nazionale in più di 900 gruppi operativi e soprattutto non avrebbe esteso la propria attività di Pronto Soccorso e Trasporto Infermi con autoambulanza all’assistenza alle fasce più deboli della popolazione, all’intervento a favore degli immigrati e ai soccorsi internazionali di emergenza nonché alle operazioni di sviluppo a favore delle Società Nazionali del Terzo Mondo.
Se si pensa ai requisiti formativi, educativi e professionali necessari per assolvere a impegni ditale portata non si può dedurre che il ruolo dei Vds rimane di importanza fondamentale nella vita presente e nelle prospettive future dell’Associazione.