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Interventi · 8 Settembre 1995

“Detossificazione non è guarigione”

Da: Secolo d’Italia — 8 Settembre 1995 · IT

Università, volontariato e operatori del settore critici sul metodo Urod

Barra: “L’importante è non bruciare le tappe”

ROMA – Massimo Barra è il direttore della fondazione “Villa Maraini nonché consigliere della Società italiana tossicodipendenza (Sitd). Da anni si occupa della disintossicazione e del recupero dei tossicomani.

Dottor Barra, ma funziona o non funziona questo metodo di detossificazione? E’ assolutamente controproducente disintossicare un tossicomane in maniera ultrarapida, perché è pericolosissimo per il paziente: è evidente che una volta che l’organismo è “ripulito”, qualsiasi immissione di sostanze stupefacenti può essere letale.

E’ vero che qualsiasi persona può essere sottoposta al trattamento cosiddetto Urod? Non è vero, e questo per un motivo semplicissimo: chi veramente vuole uscire da quello che chiamano il tunnel della droga deve essere fortemente motivato; ora, se un tossicomane viene sottoposto al trattamento di Naltrexone in stato di anestesia totale, è chiaro che si salta un passaggio fondamentale ossia quello della determinazione forte del paziente a volersi realmente disintossicare.

Per cui è legittimo pensare che la ricaduta è altamente probabile, per non parlare dei pericoli accennati precedentemente. Quindi ogni tossicomane deve subire un trattamento diverso… Diciamo che ogni tossicomane è diverso dall’altro, ognuno ha bisogno sia di cure sia di trattamenti riabilitativi personalizzati.

Insomma, la ricaduta fa parte della malattia, non è un optional: se non c’è ricaduta, vuol dire che il soggetto non era un tossicomane. Che possibilità e che percentuali ci sono di riabilitazione totale, secondo la Sua esperienza?

Io parlo sempre della “legge del 33 per cento”. Che vuol dire? Che dopo dieci anni dall’inizio dell’assunzione di sostanze stupefacenti, un terzo dei tossicomani guarisce, un terzo continua a drogarsi, e un terzo è morto. E questo è dimostrato dagli studi “follow up”, cioè quei riscontri che si fanno dopo anni. Sa qual è il vero problema? E’ quello di non bruciare le tappe.

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