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Interventi · 8 Luglio 1995

Contro la droga e la burocrazia

Da: Trova Vita — 8 Luglio 1995 · IT

A ROMA VILLA MARAINI COMUNITA’ DI RECUPERO RISCHIA DI CHIUDERE

Un fiore all’occhiello della battaglia contro la tossicodipendenza ora viene inquisita e disconosciuta dalla Regione Lazio. Eppure sono centinaia i giovani che hanno ritrovato una vita normale grazie a questa Fondazione.

“Vogliono farci chiudere? Lo dicano. E noi chiuderemo. Ma basta con le buffonate”. Massimo Barra, si agita sulla poltrona, nel suo studio spoglio di Villa Maraini. “Ufficialmente io non so nulla. Sono venuti i carabinieri a perquisire, quindi siamo “indagati”. Ma da me non è venuto nessuno”. Villa Maraini denunciata? E da chi? “Dalla Regione Lazio, ufficio tossicodipendenze”.

L’accusa è di “commistione pubblico-privato”. Il dottor Barra è arrabbiato, ma non riesce a nascondere l’imbarazzo. “Capisco che si sono dichiarati innocenti anche i peggiori. Ma qui può indagare chi vuole e non troverà nulla”. Ma cosa vogliono trovare, meglio cosa stanno cercando? “Durante una lite alla Regione ci hanno accusato di essere diventati ricchi con questa struttura; di aver gestito, e usato per fini privati strutture e beni pubblici.

E pensare che in tutti questi anni la Regione, la Provincia, il Comune, la Usl, la stessa Cri: tutti hanno deliberato su Villa Maraini, non siamo certo stati dei fantasmi. La Regione ha stanziato dei finanziamenti, la Usl ha speso soldi per i farmaci, la Cri ha dato i locali, pagato la luce, il gas, il telefono”. Un’organizzazione un po’ caotica, lo deve ammettere… “Villa Maraini è stata di tutti. Io ho voluto che fosse così, pubblica, e per questo, anno per anno, ogni volta che nasceva un problema io la offrivo ad un ente pubblico”.

E il primo ente a “deliberare” su Villa Maraini è la Provincia, nel 1979. Decide di assegnare un “gettone” di consulenza a 7 operatori “utilizzando fondi della Regione Lazio”, e al comune di Roma dà l’onere della fornitura dei farmaci necessari. “La Croce rossa ci aveva sostenuto per due anni, poi aveva deciso di chiuderci. E sa perché? Perché già allora era una balena bianca. Avevano fatto i conti: compresi gli uscieri, i cuochi, gli addetti alle pulizie.., non sapevano che a Villa Maraini i medici e i terapeuti puliscono anche i cessi.

Insomma, quei conti dissero alla “burocrazia” della Cri che noi costavamo troppo e dovevamo chiudere. L’allora presidcntessa del comitato femminile mi disse: “Abbiamo deciso di chiudere Villa Maraini il 31 marzo”, e io risposi: “Bene io ho deciso di riaprirla il primo aprile”. Ci fu una rivolta popolare, e alla fine la Provincia intervenì”. Nell’80, quando le competenze in materia sanitaria della Provincia passano alle Usl, anche Villa Maraini diventa un “servizio” dell’Unità sanitaria locale che prende in carico i dipendenti e trasforma il rapporto in una convenzione triennale: “Siamo nell’81.

E questo servizio è già diventato quello che io non avrei mai potuto sperare: quasi una joint ventur. Ricordo ancora il mio primo promemoria al presidente della Croce rossa: chiedevo due stanze per 4 ore al giorno, per aiutare 5 ragazzi”.

“OGNI TOSSICO E’ UNA STORIA A SE’”

Fuori si sentono voci e risa. Alcuni ragazzi che riparano quello che un tempo è stato un gazebo; altri che raspano il prato; più in là qualcuno gioca una partita di pallavolo. Dentro, nella stanza, fa caldo. Barra si accanisce contro la poltrona che, vista la sua stazza, deve soffrire molto. Gli operatori entrano ed escono in continuazione.

“Mi porti la rassegna stampa… Ecco da qui potrà vedere tutta la storia di Villa Maraini… Valerio, abbiam o ancora una copia del documento mandato alla Regione? … ecco qui ci sono tutte le delibere approvate dai vari enti pubblici, ne troverà decine, e non sono neanche tutte perché mancano tutte quelle della Croce rossa…”. I ragazzi sono stati utili, sì, ma dopo un po’ Barra non lo sopporta più quell’andirivieni. “Me la fate fare in pace quest’intervista!”.

Ridiamo, tutti. Ma l’ordine è eseguito prontamente. “Vengono da noi militari, professori, medici, infermieri, dipendenti dell’Alitalia, dipendenti pubblici, ma anche disoccupati… Non esiste il tossicomane standard che entra in un tunnel della disintossicazione e ne esce fuori prodotto finito. Ogni persona è diversa”. Qui si pratica la terapia della riduzione del danno… “Guardi quest’articolo è del ’79. Già allora io criticavo il modo superficiale e generalizzato con cui si distribuiva metadone e morfina. Qui noi facciamo tutto.

Questa è una comunità diurna dove i ragazzi vengono seguiti con una terapia farmacologica ma anche psicologica. Abbiamo fondato un’Associazione “Genitori e amici insieme contro la droga”, per aiutare le famiglie, poi gruppi di aiuto, un telefono, un servizio d’intervento domiciliare attivo 24 ore su 24, una cooperativa di lavoro….

Poi ci sono le unità di strada: un camper donatoci dalla Croce rossa, fisso alla Stazione Termini. Leggiamo sul libretto che Barra ci regala: “se il drogato che vuole smettere è malato, quello che ancora non lo vuole è malato due volte e richiede un surplus di attenzione…”. E’ una domanda difficile ma la dobbiamo fare: funziona? “Sì. E chi ricomincia sa che siamo qui. Molti diventano volontari della Croce rossa. Vede quello che è appena uscito?

E’ stato l’ultimo italiano ad andare via da Kigali, in Ruanda, prima del massacro. Certo molti scelgono di rimanere a fare i terapeuti qui dentro, ma io non sono contrario. Credo che la struttura abbia bisogno degli ex, anche per sicurezza contro la violenza, e intanto l’”ex” continua a stare in un ambiente che lo protegge.

IN GUERRA CON LA BUROCRAZIA

Il 16 marzo 1988 viene formalmente costituita la Fondazione Villa Maraini. Almeno sulla carta, sembra che Villa Maraini abbia trovato nella Croce rossa, nella Usl e nella Fondazione i tre soggetti giuridici capaci di sostenere i diversi servizi di terapia, di sostegno sociale e farmacologico.

“Non solo, ma l’idea della fondazione è stata un’idea pubblica, nata nel consiglio comunale e da questo approvata. Villa Maraini così è andata avanti in un rapporto di fatto, a conoscenza di tutti. E oggi ci vengono a dire che nessuno sapeva nulla, che non c’era nessuna convenzione né con la Usl, né con la Croce rossa. La Usl dall’88 in poi spende dei soldi per noi, se non l’ha formalizzato in una convenzione è un problema suo.

Se la Croce rossa ha continuato a pagare le nostre bollette senza mai definire il rapporto con noi, vadano ad indagare alla Usl o alla Croce rossa. Le inadempienze degli enti pubblici non ci possono essere attribuite. Io ho mandato decine di lettere, in questi sedici anni, per chiedere che fosse fatta una convenzione. Ma non mi hanno neanche risposto, questi farabutti”. Cosa farà ora? è la domanda finale, quella sui progetti, sul futuro…

“Nulla di più di quello che ho sempre fatto. Aspetterò che questa fantomatica inchiesta sia finita, aspetterò che qualcuno mi chiami per interrogarmi; ma spero che alla fine le cose si chiariranno. Se quelle convenzioni, come sembra non sono mai state firmate, qualcuno le firmerà. Oppure la Croce rossa ci farà diventare una sua struttura.

Per me va tutto bene. Sono anche disposto ad accettare un nuovo direttore, del resto io meno gestisco e meglio sto, io sono un terapeuta non un amministratore, e se devo dire la verità combattere con l’amministrazione di Villa Maraini è un lavoro che mi fa anche un po’ schifo. Io voglio solo rimanere il fondatore e colui che decide la terapia, voglio continuare a fare questo, anche perché… nessun altro lo sa fare meglio di me…”.

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