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Interventi · 16 Dicembre 1994

Tossicodipendenza: quale futuro per le comunità

Da: ANSA — 16 Dicembre 1994 · IT

Le comunità di accoglienza per i tossicodipendenti hanno esaurito il loro compito. Ad affermarlo sono i responsabili di alcune tra le più importanti comunità riuniti oggi a Roma, al Viminale, per la presentazione di una indagine del Labos.

Secondo monsignor Vinicio Albanesi del Coordinamento comunità di accoglienza (CNCA), don Oreste Benzi di “Papa Giovanni XXIII”, Massimo Barra di “Villa Maraini” e don Gino Rigoldi dì “Comunità nuova” la dipendenza dalla droga è cambiata, sembra convivere con una vita socialmente integrata mentre prendono sempre più spazio le nuove droghe contro le quali gli interventi in comunità possono poco.

È, dunque, arrivato – è stato detto – il tempo di uscire dalle mura della comunità che, in molti casi, ”sono diventate dei fortini”, tornare in strada o nelle discoteche e diversificare l’intervento. “Il mito della comunità – ha sottolineato don Oreste Benzi – deve cadere. È stato un danno, una distorsione ed una diseducazione per la società civile. I politici ne hanno approfittato per farne una passerella e raccogliere voti, gli altri per demandare il problema. Oggi tutti devono capire che la tossicodipendenza e l’alcolismo sono un problema di tutti”.

“Il fenomeno – ha ribadito Massimo Barra- è talmente complesso che non può avere come sola risposta la comunità. La riduzione del danno, ad esempio, è un’ altra possibile risposta così come lo è il metadone”.

Sull’ altro problema affrontato nella ricerca del Labos e nel corso del dibattito e che riguarda lo stress del 50% circa degli operatori di comunità “bruciati” dal lavoro con il tossicodipendente, Massimo Barra ha detto: “l’operatore rischia continuamente di essere travolto dalla richiesta del tossicodipendente di una gratificazione d’amore competitiva a quella della droga”.

Per ovviare a questo, don Gino Rigoldi propone di ridimensionare la presenza degli ex tossicodipendenti tra gli operatori di comunità: “è preferibile assumere operatori specializzati, meno fragili e con più capacità tecnica ma ugualmente motivati”. Secondo Gino Rigoldi, inoltre, è giusto valorizzare le strutture non residenziali, gli operatori di strada che possono intervenire più capillarmente sul territorio”.

Dal dibattito, infine, è emersa una tendenza definita “preoccupante” dagli “addetti ai lavori”: la diminuzione della dipendenza da eroina e l’aumento del consumo di sostanze stimolanti. “Tutto ciò è stato già previsto dal mercato, che potrà tra breve contare su una nuova fascia di giovani, quelli che avranno bisogno di un sedativo per spegnere il fuoco acceso dagli stimolanti”.

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